Padiglione per l'Agricoltura e Foreste



Il Padiglione per l'agricoltura e le Foreste sarebbe dovuto sorgere presso l'attuale Piazzale Marcellino Champagnat, al Quartiere Europa, meglio noto come EUR. Lì sono ancora visibili parti di questo edificio che erano state inizialmente costruite.

Nella metà degli anni Trenta Armando Brasini si trovava in grande difficoltà per cercare di veder finanziata la grande opera del ponte Flaminio, ferma sulla carta. I difficili rapporti con Piacentini e la cattiva luce in cui era visto dai suoi giovani collaboratori razionalisti lo avevano sostanzialmente escluso da qualsiasi contributo nel 1937 alla progettazione dell'Esposizione Universale del 1942.
Fu lo stesso architetto a rivolgersi direttamente a Mussolini, con cui aveva avuto strette relazioni anni prima, chiedendo di avere un incarico nell'E 42. Ottenne la progettazione del Padiglione per l'Agricoltura e Foreste "Arnaldo Mussolini", poi denominato Istituto Forestale, che sarebbe stato trasformato dopo l'Esposizione in Museo Forestale.

Veduta dell'E42 con, a sinistra, l'Istituto Forestale, preceduto da un piccolo lago artificiale.

Nella planimetria  generale dell'esposizione del 1939, il padiglione di Brasini si trova defilato rispetto ai grandi assi viari contornati da edifici monumentali che caratterizzano il nucleo dell'E42, posizionato sulla sommità di una collina nell'angolo meridionale dell'esposizione, preceduto da un laghetto di forma semicircolare.
L'edificio si distingueva particolarmente dall'architettura predominante nell'Esposizione, razionalista e classicista allo stesso tempo, rifiutando qualsiasi compromesso Brasini proponeva uno stile monumentale strettamente legato all'architettura severiana, o comunque tardo imperiale, tutto l'edificio era in muratura, la struttura portante era rigorosamente l'arco.
Portoghesi scrive come l'edificio fosse "l'unico che della vicinanza della città storica desse conto non attraverso il filtro delle polemiche verbali e dei vari internazionalismi, ma attraverso la parentela profonda delle immagini".

La scalinata con il portico monumentale costruito solo in parte.

L'edificio era un enorme blocco in muratura rettangolare, parzialmente ricoperto di travertino nella fascia inferiore e preceduto da un portico monumentale di dodici colonne doriche giganti, tra i due corpi c'era un canale d'acqua sorpassato da tre ponti, che si apriva ai lati dell'edificio in due vasche semicircolari da cui l'acqua scorreva al lago posto inferiormente.

Il grande cortile incompiuto sembra un rudere di età imperiale.

All'interno era presente un grande cortile a pianta basilicale circondato da un colonnato con una grande esedra absidale; accanto al cortile si disponevano in successione le grandi aule voltate per accogliere l'esposizione, dietro l'abside si trovava un'ampia aula circolare culmine del percorso espositivo.

Il prospetto laterale sinistro con i rilievi che avvolgevano il punto di cesura dell'edificio in cui passava il canale d'acqua.

Le pareti dell'edificio sarebbero state ricoperte di monumentali bassorilievi, due cicli di rilievi erano anche presenti ai lati del canale d'acqua nei prospetti laterali.



I lavori cominciarono nel 1940 ma nel 1942 furono interrotti a causa della guerra lasciando l'opera incompiuta, preda di un'inevitabile decadenza.



Fu così che il padiglione in stile neo romano si trovò a diventare esso stesso un gigantesco rudere romano: con colonne, portici, rilievi, travertini, arcate murarie, opere laterizie che facevano bella mostra di sé, tra la vegetazione che spontaneamente era cresciuta. Nell'insieme si venne a formare quasi una perfetta rovina archeologica di grande suggestione, un trapasso paradossale di quella eterna architettura classica, che si era guadagnata il giusto posto più che nella dimensione dell'architettura in quella dell'archeologia.



Lo stesso Portoghesi scrive: "così come potei vederlo dopo la guerra, interrotto e già corroso dalle intemperie sembrava un rudere autentico, con le sue murature in laterizio sviluppate in altezza a formare lugubri profili plastici da 'città dei morti'".


Il tentativo maldestro di Brasini di riconversione del Padiglione delle Foreste in un enorme tempio della Cristianità aggiungeva una grandiosa torre a coronamento dell'edificio.

Nonostante Brasini avesse disperatamente cercato di salvarlo redigendo delle varianti al progetto, abbastanza discutibili, quale la trasformazione in una fantomatica Mole della Cristianità (1951), il terreno fu venduto ai Fratelli Maristi delle Scuole che decisero di abbatterlo per costruirvi sopra la loro Casa Generalizia.

Il Padiglione delle Foreste da via delle Montagne Rocciose alla fine degli anni Cinquanta.


L'abbattimento del colonnato, la demolizione del corpo di destra e delle murature dietro le colonne sono iniziati.

La demolizione fu realizzata nel 1958, furono rimossi tutti i bassorilievi, abbattuti i colonnati, distrutti tutti i muri fino al primo livello, e sulle fondamenta fu costruito da Enrico Lenti il grande complesso conventuale (1959-1962).

Le murature del lato destro del Padiglione sono state ridotte fino al pian terreno, risparmiato per fare da basamento alla nuova Casa Generalizia.

I bassorilievi rimossi rimasero per tutti gli anni Sessanta abbandonati nel Ministero della Marina Mercantile, furono poi installati nei parchi del Ninfeo e del Turismo dell'Eur, dove si trovano ancora oggi.

I resti in travertino delle pareti che decoravano il canale d'acqua, visibili nella nuova struttura.

L'attuale struttura dei Padri Maristi.

Alcuni avanzi della vecchia struttura riutilizzati come fondazioni.

1 commento:

  1. L'area che sarebbe dovuta essere occupata dal laghetto nonchè la piazza antistante la scalinata è facilmente rintracciabile nel parcheggio a piani sfalsati di piazzale Champagnat, mentre è ancora vagamente riconoscibile l'abside posteriore lato viale dell'Umanesimo

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