Villa Taverna


Il casino principale di villa Taverna visto dal giardino all'italiana. 

Villa Taverna è una villa situata nel quartiere pinciano, oggi è la residenza dell'Ambasciatore degli Satati Uniti d'America a Roma.
Le prime notizie della villa risalgono al X secolo, quando compaiono una tenuta agricola e un vigneto di proprietà del monastero di San Silvestro in Capite. Nel Cinquecento il casino rinascimentale, denominato 'La Pariola', e i terreni circostanti appartenevano al cardinale Ugo Boncompagni, futuro papa Gregorio XIII. Nel 1576 il pontefice concesse la proprietà alla compagnia del Gesù, assegnandola al Collegio Germanico Ungarico come "casa ad uso di villeggiatura" per gli studenti del collegio, affaticati dagli studi. La grande vigna era costeggiata a Est dall'irregolare vicolo delle Tre Madonne, a Nord-Ovest dalla via Salaria Antica, all'epoca denominata vicolo dell'Imperiolo, in cui si apriva il varco d'accesso, a Sud confinava direttamente con Villa Borghese.

Il Seminario Apollinare in una pianta del 1888.

Nel mezzo della proprietà era presente il casino a forma di L, con una torre posta al centro dell'edificio, unito a Settentrione con un lungo fabbricato ad un piano di forme più rustiche. Perpendicolarmente a questo ultimo edificio originavano dei lunghi viali alberati che arrivavano fino al vicolo dell'Imperiolo, a sud invece, davanti al casino si apriva un vasto piazzale rettangolare costeggiato a destra da piccoli edifici rurali, a sinistra si apriva invece un giardino all'italiana con motivi geometrici quadrangolari che si estendeva quasi fino al vicolo delle Tre Madonne. A sud la proprietà confinava con un piccolo boschetto su un crinale che faceva parte di Villa Borghese, oggi occupato dal bioparco.

Il Seminario Romano nel PRG del 1908, ad Ovest della proprietà l'antico vicolo delle Tre Madonne, ad Est il complesso è delimitato dal recente Viale Rossini.

Nel 1767 il Collegio Germanico Ungarico cedette la proprietà al Collegio Romano, la casa generalizia della Compagnia di Gesù. Quando i Gesuiti furono soppressi nel 1773, la villa passò alla Camera Apostolica, che la cedette al Collegio di Sant'Apollinare, l'erede del Collegio Germanico Ungarico. Nel 1824 Leone XII riconsegnò la villa al Collegio Romano, tuttavia nelle carte successive a questa data (1845, 1868, 1891) la proprietà è nominata con il vecchio nome di Seminario Apollinare. Nel 1870 il Regno d'Italia occupò molti edifici ecclesiastici per dotare la nuova capitale di un cospicuo patrimonio immobiliare, il Collegio Romano fu requisito alla Compagnia di Gesù per farne una caserma di bersaglieri, nel 1871 vi fu inaugurata la prima scuola superiore pubblica di Roma Capitale, il liceo Ennio Quirino Visconti. Il 17 gennaio 1873 furono espropriati tutto il Collegio, le biblioteche, l'osservatorio astronomico, il museo Kircheriano e alcune proprietà che possedeva in città, ma non la villa in questione, che rimase ai gesuiti.
Nel complesso vi sono alcune lapidi che commemorano i personaggi importanti che frequentarono questo luogo: nella sala da prenzo una lapide ricorda l'insegnamento di S. Filippo Neri, così recita "IN VILLAE HVIVS AMOENITATE PHILIPPVS NERIVS PVERORVM ANIMOS NATVRA IPSA LOQVENTE PER HONESTOS LVDOS CHRISTIANA SAPIENTIA ERVDIEBAT". Altre iscrizioni commemorano le visite dei pontefici Gregorio XVI nel 1831 e Pio IX nel 1863.

Il seminario Apollinare visto dalla vigna dei Gesuiti ai primi del Novecento, in primo piano le murature che delimitavano il vicolo delle Tre Madonne.

La costruzione di viale Rossini ai primi del Novecento, nato come prolungamento verso sud di viale Parioli, delimitò verso Est i confini della villa. Nel 1910 il complesso si trovò a confinare a sud col giardino zoologico appena costruito. A partire dal 1912 e fino al 1920, proprio sui terreni espropriati della proprietà fu realizzata via Ulisse Aldrovandi.
Nel 1920 il conte Ludovico Taverna, ritiratosi dalla vita parlamentare, comprò "La Pariolina" dalla Compagnia di Gesù e ne affidò il restauro a Carlo Busiri Vici. Nel 1921 furono presentati i progetti al Comune di Roma e nel 1922 i lavori nell'edificio erano terminati, mentre erano appena iniziati quelli nel giardino.
L'architetto trasformò l'intero complesso conventuale dallo stile rustico e semplice in cui si trovava in monumentali forme rinascimentali.
Le aule del piano terra furono trasformate in salotti mentre la sala di lettura divenne sala da pranzo. L'ingresso fu spostato dall'austero lato meridionale, dotato di robusti contrafforti, a quello orientale, più lungo e arioso, preceduto da un portico in laterizio sorretto da colonne di granito corinzie di epoca romana. Dal portico si passa al nuovo grande atrio voltato e decorato da paraste doriche, che ricoprono due grandi pilastri centrali e le pareti della sala, da questo ingresso  si aprono le porte che conducono allo scalone, al giardino a nord, alla sala da pranzo e ai saloni di rappresentanza.
Nel punto di raccordo dei due corpi di fabbrica fu costruita una struttura quadrangolare contenente in grande scalone che culmina in una terrazza sormontata da una balaustra.

La facciata principale di Villa Taverna.

Il piano terra fu decorato esternamente con delle grandi arcate inquadrate da semplici paraste di stucco, nelle arcate si aprivano le antiche strette finestre.

Particolare del portico d'ingresso e del piano nobile.

Il piano nobile è caratterizzato da una spessa fascia marcapiano su cui si appoggiano le grandi finestre architravate, sopra di esse si aprono le semplici finestre del secondo piano. Sulla facciata principale, rivolta ad est, nella cornice è scritto il seguente motto latino: PATIENTIA ET FIDE FELICITAS. La finestra sopra al portico d'ingresso invece presenta un timpano spezzato che inquadra un grande stemma papale di Gregorio XIII Boncompagni, sotto lo stemma compare la scritta REST MCMLXX.
I due corpi principali della villa sono ricoperti da un tetto a spioventi rivestito di coppi alla romana, alti comignoli decorano le estremità del tetto.

La splendida torre vista da Nord.

Nel punto di raccordo tra i due corpi principali, leggermente spostata verso est, si erge la splendida torre, che aveva un aspetto modesto ed invece è diventata la struttura più monumentale della villa. Il primo piano della torre era occupato da alcune finestre, Carlo Busiri Vici le incorniciò con modanature e quando le finestre erano assenti, come nel lato nord, realizò delle cornici cieche simulando una finestra tamponata. Sopra le finestre furono ricavate delle nicchie, due per lato, al cui interno furono posti busti in marmo di imperatori romani. Il piano successivo, occupato da qualche finestra, fu trasformato in una loggia con due arcate su ogni lato con un parapetto a balaustra. Dalla loggia si apprezza una vista mozzafiato su tutta Roma.

Una statua nel parco.


Anche i giardini furono progettati in maniera molto accurata, con la realizzazione di viali, fontane, giardini nascosti, balaustre, statue e reperti archeologici sparsi nel parco. La zona a nord del casino fu lasciata sostanzialmente come era prima del cambio di proprietà, un lungo filare di pini secolari portava al portale d'ingresso della villa su via Bertoloni, sopra questo viale un prato arrivava fino a via Siacci, anche verso via delle tre Madonne fu lasciato un boschetto di preesistenti lecci, cipressi e pini.

Veduta aerea di Villa Taverna.

I due giardini formali si localizzano a sud. Il primo giardino all'italiana costeggia viale Rossini, è costituito da siepi di bosso e al centro contiene un'antica vasca di pietra, sormontata da una pigna.
Il secondo giardino si trova a sud ovest e si apre sul grande piazzale che guarda la villa, quì le siepi di bosso sono affiancate da lecci potati in forme geometriche, una fontana circolare si trova al centro del parco. Proseguendo verso Sud una scalinata conduce ad uno stretto giardino situato ad un livello inferiore che confina con via Aldrovandi, una grande fontana mistilinea con al suo interno una vasca di finte rocce occupa il centro dello spazio.
Nel 1924 l'area a nord fu lottizzata a palazzine e villini, su parte della proprietà fu realizzata piazza Pitagora.
Ludovico Taverna morì prematuramente nel 1926, la villa passò all'unica figlia Ida, che nel 1929 sposò il principe Don Vitaliano Borromeo.
Nel 1933 Samuel Miller Breckinridge Long fu nominato ambasciatore a Roma, giunto nella capitale decise di affittare villa Taverna come residenza e vi si stabilì, anche i suoi successori continuarono a dimorarvi.
Durante la seconda guerra mondiale la villa fu utilizzata come ospedale dell' Ordine di Malta. Ritornata agli Stati Uniti nel 1944, la villa fu venduta il 6 marzo 1948 dalla principessa Ida Borromeo Taverna agli USA, grazie all'impegno dell'ambasciatore Alexander Kirk.
Nel 1970 furono intrapresi dei restauri dall'ambasciatore Graham: furono aperte al pian terreno le grandi finestre che esistono oggi, all'esterno il piano terra fu privato del rivestimento di intonaco lasciando i laterizi a vista, per dare un aspetto più rustico al complesso.






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