Il bombardamento di San Lorenzo del 19 Luglio 1943

Il bombardamento di San Lorenzo visto dai bombardieri alleati

Roma, 19 Luglio 1943. Siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, in una fase molto complessa per l'Italia, alleata della Germania di Hitler. Intorno al 10 Luglio le truppe anglo-americane hanno iniziato l'occupazione della Sicilia (dopo aver già preso il controllo delle isole di Lampedusa e Pantelleria), aprendo così un nuovo fronte proprio in Italia, la cui integrità territoriale fu per la prima volta minacciata.
Questo fatto, portò gli Anglo-Americani ad intensificare i loro bombardamenti sulle città italiane e sui diversi obiettivi nella penisola. Tra le persone, tuttavia, esisteva la convinzione che Roma fosse completamente immune a questa campagna di bombardamenti. Roma, infatti, per quanto fosse la capitale di un paese dell'Asse, era (come è tuttora) anche la capitale del Cattolicesimo nonché sede dello stato della Città del Vaticano - neutrale nel corso del conflitto mondiale -, e, quindi, residenza del Papa.
Tutte ragioni che rendevano piuttosto evitabile da parte degli Alleati un bombardamento su Roma.
Ma al tempo stesso, come detto, Roma era pur sempre la capitale di un paese dell'Asse, e come tale ospitava numerosi obiettivi militari.


Lunedì 19 Luglio, alle ore 11:02, l'allarme antiaereo suona a Roma. 662 bombardieri composti dalle cosiddette "Fortezze volanti" B-17 - guidate dal velivolo Lucky Lady - e dai bombardieri B-24 Liberator, scortati da 268 caccia volarono su Roma a partire dalla mattina. L'obiettivo era lo scalo merci di San Lorenzo, insieme agli altri scali ferroviari dello snodo sud-orientale di Roma.
L'area presa di mira, tuttavia, si trova esattamente a ridosso di numerosi quartieri, tra cui il popoloso San Lorenzo, quartiere popolare densamente abitato, parte del Quartiere Tiburtino. Il quartiere venne duramente colpito da numerose delle circa 4.000 bombe sganciate nell'incursione (dal peso di circa 1.060 tonnellate), causando numerosi danni al quartiere, alla Basilica di San Lorenzo, al cimitero del Verano e all'Università La Sapienza, uccidendo circa 3mila persone e ferendone circa 11mila. Circa 10mila abitazioni rimasero distrutte o inagibili in seguito al raid, lasciando circa 40mila persone senza tetto.
Tra i danni morirono anche diverse persone accorse sul luogo per soccorrere le vittime: 24 vigili del fuoco persero la vita e oltre a loro anche il generale dei Carabinieri, Azolino Hazon, e il Capo di Stato Maggiore Colonnello Ulderico Barengo, rimasero uccisi el bombardamento. I due sono ricordati in una targa.
Al momento del bombardamento, Papa Pio XII Pacelli (1939-1958) si trovava in Vaticano, il Re Vittorio Emanuele III nella sua residenza romana di Villa Savoia - oggi nota come Villa Ada - e Benito Mussolini era a Feltre, per incontrare Adolf Hitler.

L'arrivo di Papa Pio XII a San Lorenzo
Appena terminato il bombardamento, poco dopo le 17 Pio XII volle recarsi nel quartiere appena colpito dal bombardamento. Accompagnato solo da Monsignor Giovanni Battista Montini (il futuro Papa Beato Paolo VI) e dall'autista, privo di scorta, il Papa raggiunse in breve tempo Piazzale del Verano a bordo della Mercedes che usava per gli spostamenti. Appena sceso venne circondato da una folla immensa che gridava "Santità! Pace!" e "Lunga vita al Papa!". Immediatamente, spalancò le braccia, in un'immagine che ancora oggi rappresenta uno dei simboli di quella giornata.
Circondato per ragioni di sicurezza da un cordone di polizia improvvisato dalle forze dell'ordine presenti, il Papa raggiunse la Basilica di San Lorenzo e recitò un De profundis per i morti del bombardamento.
Nel frattempo, Monsignor Montini passò tra i superstiti, distribuendo loro soldi per aiutarli.
Per via di questa storica visita, dopo la morte di Pio XII lo si volle ricordare con una statua proprio in Piazzale del Verano.

Papa Pio XII distribuisce soldi tra i cittadini di San Lorenzo
Anche il Re quel pomeriggio volle raggiungere il quartiere bombardato, ma la reazione fu ben diversa. I cittadini di San Lorenzo lanciarono sassi contro l'auto del Re, e quando il generale Paolo Puntoni venne inviato da Vittorio Emanuele III a distribuire soldi tra i cittadini, questi lo respinsero dicendo "Non vogliamo la vostra carità! Vogliamo la pace!".
Benito Mussolini, tornato da Feltre, si recò a San Lorenzo il 22 Luglio in incognito per vedere in prima persona i danni del quartiere.
I danni erano stati notevoli: 10mila abitazioni distrutte o inagibili, la Basilica di San Lorenzo seriamente danneggiata, gravi danni al cimitero del Verano (in cui tra l'altro viene distrutta la tomba della famiglia di Pio XII), la casa dei bambini di Via dei Marsi, fondata da Maria Montessori, è centrata in pieno così come vengono danneggiati numerosi edifici della Città Universitaria, l'orfanatrofio di Via dei Saballi è centrato in pieno e restano uccisi 78 bambini e sei suore. La Fontana Tiburtina di Pietro Lombardi, invece, è distrutta e non verrà mai ricostruita.
Nei giorni successivi al bombardamento, i militanti fascisti scrivono su diversi ruderi di edifici "opera dei liberatori". Alcuni giorni dopo, in un edificio lungo la Via Casilina, qualche ignoto scrisse invece "Meio l'americani sulla capoccia che Mussolini tra li cojoni".
Il bombardamento di Roma fu probabilmente la goccia che fece traboccare il vaso nei rapporti tra il Re e Mussolini. Fu proprio questo che portò Vittorio Emanuele III a mettere in atto la manovra che portò, il 25 Luglio, Benito Mussolini a essere sfiduciato dal Gran Consiglio del Fascismo e sostituito con Pietro Badoglio, il quale condusse le trattative per far firmare all'Italia un armistizio con gli Alleati e dichiarare guerra alla Germania.


Il bombardamento del 19 Luglio del 1943 fu il primo e il più tragico che abbia avuto luogo a Roma, città tra le meno colpite d'Italia per la sua particolare situazione di cui abbiamo scritto sopra. Tuttavia, non si trattò dell'unica incursione aerea su Roma della Seconda Guerra Mondiale: ne seguirono infatti 51 fino alla Liberazione della Capitale, avvenuta il 4 Giugno del 1944.
Il bombardamento di San Loreno è ricordato da diverse targhe all'interno del Quartiere Tiburtino: nel parco su Via Tiburtina, dedicato ai caduti del bombardamento, sono ricordati i nomi di tutti i morti conosciuti, mentre in Via dei Latini è presente una targa in memoria dell'incursione aerea.
Inoltre, il bombardamento è ricordato nella canzone di Francesco De Gregori San Lorenzo, in cui un passo dice "Cadevano le bombe come neve il 19 Luglio a San Lorenzo".

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