Demolizione del Villino Naselli



Il 16 Ottobre 2017 la città di Roma fu colpita da una notizia sorprendente: era iniziata la demolizione del Villino Naselli.

Il cartellone con le informazioni del cantiere.

Il primo articolo di giornale a parlare del caso era stato pubblicato sulla Cronaca di Roma di Repubblica il 22 settembre 2017; Paolo Boccacci scriveva la preoccupazione dei residenti per l'abbattimanto della palazzina da parte della nuova proprietà NS Costruzioni, l'assenza delle sovrintendenze verso qualsiasi forma di tutela del villino e l'intervista ad Alessandro Sbordoni, proprietario della NS, in cui legittimava la demolizione sostenendo che una ristrutturazione era improponibile perchè si trattava di un falso storico dal momento che la palazzina era stata costruita in stile negli anni cinquanta e non aveva alcun pregio architettonico.

Il cantiere comprendente parte della carreggiata di Via Ticino a settembre 2017. 

Poco prima, a luglio, erano state cantierizzate le aree di marciapiede adiacenti al villino, ed erano cominciate, ad agosto, la demolizione della bella cancellata d'ingresso al n.1 e del muro di recinzione.
A settembre una trivella era stata installata per fare dei carotaggi.

La trivella davanti al Villino Naselli a settembre 2017.

Le lavorazioni di agosto e di settembre avevano danneggiato lo stemma e le mensole del pianterreno.

La Congregazione delle Ancelle Concezioniste del Divin Cuore, precedente proprietaria dell'immobile, nel 2014 aveva chiesto la verifica di interesse alla Soprintendenza che aveva avuto esito negativo e non aveva vincolato l'immobile, il documento portava la firma di Federica Galloni, Direttore Regionale per i Beni Culturali del Lazio, mentre la negazione della tutela aveva il parere del soprintendente Agostino Burreca.
Poi era stato venduto per poco meno di quattro milioni di euro agli speculatori Navarra e Sbordoni.

Particolare di una finestra del Villino Naselli tipica del barocchetto romano degli anni venti.

Nel marzo 2015 la Soprintendenza Archeologica aveva dato il nulla osta alla realizzazione di scavi interrati, la Regione Lazio dava il parere favorevole nel novembre 2015. A gennaio 2016 la Conferenza dei Servizi si concludeva favorevolmente.
Il permesso di costruire è stato dato nel marzo 2017 in base alla richiesta della NS Costruzioni.

Il Villino Naselli il 28 settembre 2017.

A fine settembre iniziarono subito le polemiche sulla stampa e sui social nei confronti della demolizione imminente, molte associazioni culturali scesero in campo, tra cui un posto particolare spetta a Italia Nostra.
Molti criticavano soprattutto la mostruosità del nuovo edificio da costruire che per nulla si armonizzava alle eclettiche architetture del limitrofo quartiere Coppedè e si inseriva traumaticamente accanto al villino Gigli appartenenuto al famoso tenore. Altri non approvavano la demolizione di un edificio che aveva una sua bellezza e sembrava risalire ai primi  anni trenta.

Il cantiere il 6 ottobre sembrava ancora andare lentamente.

Il critico d'arte Vittorio Sgarbi il 3 ottobre sulla propria pagina Facebook pubblicò un video in cui bollava la demolizione del villino come mafia ("distruggere la bellezza per porre l'orrore è mafia").


Gli infissi sono stati smontati.

Il 7 ottobre il cantiere subì un'accelerazione improvvisa che raggelò tutti: gli infissi delle finestre e delle porte iniziarono ad essere rimossi e il grande stemma delle Ancelle Concezioniste fu distrutto. Il tempo stringeva e il villino aveva le ore contate.

La distruzione dello stemma sintetizza simbolicamente la barbarie compiuta sul Villino Naselli.

Martedì 10 ottobre Italia Nostra mandò un esposto alla Soprintendenza per fermare l'abbattimento sostenendo che l'edificio fosse degli anni trenta e non cinquanta. Si chiedeva la sospensione dei lavori per avere il tempo di valutare l'istituzione di un vincolo diretto sul villino stesso o indiretto sul contiguo villino Gigli. Lo stesso giorno fu organizzato alle 8.30 un sit-in di protesta davanti al cantiere, in cui si gridava vergogna per la demolizione di un villino storico. Intanto venivano montati i ponteggi per eseguire la demolizione.

La manifestazione di protesta di Italia Nostra davanti al Villino Naselli il 10 ottobre.

I ponteggi in via di allestimento il 10 ottobre.

Venerdì 13 ottobre furono scovati nell'Archivio Storico Capitolino i progetti del villino che aveva il nome del committente Girolamo Naselli ed era stato progettato da Ugo Gennari. Italia Nostra e Vittorio Sgarbi inoltrarono un esposto in procura per fermare il cantiere.
Quello che veniva chiesto era il blocco dei lavori per permettere alla Soprintendenza di rivedere la valurazione visti i nuovi documenti scoperti in archivio.
Sgarbi informò direttamente il ministro Franceschini, il direttore generale per le belle arti, il direttore generale per l'architettura contemporanea, il soprintendente di Roma Prosperetti.
Il Comune di Roma avviò una procedura di verifica sulla documentazione ma assicurò di non poter effettuare il blocco dei lavori.

L'ultima foto del Villino Naselli intero venerdi 13 ottobre.

Sabato 14 ottobre furono montati dei teli bianchi sui ponteggi.

Purtroppo prima che le istituzioni potessero fermare le ruspe lunedì 16 alle sei di mattina cominciò la barbarie: una ruspa iniziò a distruggere lo spigolo orientale del villino, nello stupore dei passanti. Alle otto lo spigolo del villino era stato demolito fino alla finestra col timpano spezzato del pianterreno.

Alle otto di mattina la demolizione dell'angolo del villino era già arrivata quasi al piano terra.

La demolizione procede di buon mattino, a sinistra il villino Gigli guarda per l'ultima volta il villino adiacente presente da novanta anni.

Il silenzio delle istituzioni fu imbarazzante, Prosperetti disse che si trattava di una 'questione di gusti' e liquidò così la vicenda.
Il ministro Franceschini sostenne di non poter intervenire direttamente nella questione scavalcando il parere dei sovrintendenti del Ministero.
I giornalisti si radunarono sotto le macerie del villino e raccontarono la cronaca della sua fine.

 La ruspa al lavoro verso mezzogiorno, si distrugge il portico dell'attico.



Inizia la distruzione della scala.





Distruzione del corpo scala nel primo pomeriggio.

Due piani del corpo scala sono stati demoliti.

Dopo aver completato la distruzione dello spigolo si procedette alla demolizione del corpo scala. Nel fianco squarciato era facile notare la muratura in mattoni dei primi due piani degli anni trenta con soffitto a  volta e poi quella in cemento dei due piani sopraelevati negli anni cinquanta.

Particolare delle volte in muratura demolite.

Durante il pomeriggio Carlo e Marina Ripa di Meana, nonostante le precarie condizioni di salute di lui, si recarono davanti al villino sventrato per protestare contro la demolizione.

Carlo e Marina Ripa di Meana davanti al villino Naselli.

La sera il corpo scala era stato distrutto fino al primo piano, circa metà della facciata principale era stata demolita, la loggia del primo piano era integra.

Lo sventramento del villino dopo il primo giorno di lavoro.

Fu organizzata in fretta una manifestazione di protesta sotto al cantiere da parte di Fratelli d'Italia capitanata da Fabio Rampelli che chiedeva la tutela dei villini costruiti negli anni venti e trenta del Novecento.


La ripresa dei lavori la mattina del 17 ottobre.


Martedi 17 ottobre i lavori ripresero alle otto del mattino con più calma rispetto al giorno precedente. La ruspa si concentrò sulla facciata principale abbattendo la loggia con le sue colonne.

Verso le 10.30 le colonne della loggia furono distrutte.

Il 25 settembre era rimasto solo un cumulo di macerie. La barbarie era compiuta, ancora una volta, come sempre, la speculazione edilizia a Roma aveva vinto sulla bellezza e sulla civiltà.
E' stata una sconfitta dell'Italia e di Roma, già tanto sfregiata in passato e ancora oggi, uno stupro dell'arte e dell'architettura, una vergogna immonda, per questo povero paese, ci auguriamo che non si possa ripetere mai più.


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