Vicolo del Babuccio


Tra i tanti singolari toponimi di Roma, va citato sicuramente "Vicolo del Babuccio", strada che si trova nel Rione Trevi, tra Vicolo Scanderbeg a Via di San Vincenzo. E' difficile dire con certezza quale sia l'origine di questo nome, ma le ipotesi non sono mancate. Il Rufini, ad esempio, sostiene che qui abitasse un certo Ubaldo, il quale, forse per una fattezza ridicola e/o per il carattere da buffone, era oggetto di scherno dai ragazzi della zona, che lo ribattezzarono Balduccio, da cui per corruzione Babuccio. Va anche detto che nel dialetto Romanesco, babbusso significa imbecille, e qualora il toponimo derivasse da un dileggio nei confronti di una persona, anche questa potrebbe essere una chiave di lettura.
Un'altra ipotesi sull'origine di questo insolito nome la si può vedere in un atto di vendita di una casa in altra zona, ovvero a Piazza Capo di Ferro, nel Rione Regola, da parte della famiglia Scapucci ai Barberini, nel 1581, il cui notaio si chiamava Stefano Babuccio. Questo fatto potrebbe non centrare nulla con l'origine del nome del vicolo, ma qualcuno non esclude la possibilità che il notaio avesse il proprio studio nel vicolo e che, da lui o dalla sua famiglia, avesse preso il nome.
Il vicolo, in precedenza, fu detto anche Vicolo del Sole, poichè probabilmente vi affioravano dei resti del Tempio di Serapide, ritenuto erroneamente Tempio del Sole, ma qualcuno fa derivare il toponimo a un'insegna di osteria. Tuttavia, le due ipotesi non si escludono a vicenda.


2 commenti:

  1. Il nome del vicolo potrebbe derivare anche dalla presenza di una osteria/locanda di questo nome.

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  2. Vicolo der Babuccio

    Co sto nome c’è a Roma un vicoletto,
    oggigiorno ridotto arquanto male,
    che core lungo lungo e stretto stretto
    da San Vincenzo a sotto er Quirinale.

    Lì ciò giocato che ero regazzino,
    a buzzico, a birette, a acchiapparella
    co l’amichi de’ vicoli vicino,
    compagni alegri dell’età fanella.

    C’era ar comincio ‘n’ antica osteria,
    ar tempo che te dico era de nonno,
    che aveva dato ‘sto nome a la via
    tanto ce stava da che monno è monno.

    C’era la bottega de ‘n salumaro,
    che odore de formaggio e d’affettato !
    Poi un ebbanista, un fabbro e uno stagnaro
    e poi Manina, giù, ar seminterrato.

    Continuanno, a capo de la via,
    giri a dritta, c’è n vicolo che sale
    e sbuchi infine su, a la Dataria,
    che te porta diretto ar Quirinale.

    Qui giocavamo a core oppure a palla:
    quelli de Monti contro noi de Trevi,
    quella era ‘na partita da giocalla,
    come ‘n derby a lo stadio, si vedevi !

    Poi, cresciuti, semo tutti iti via,
    er Quirinale ancora sta lassù,
    c’è er vicoletto, c’è la Dataria,
    ma regazzini nun ce ne so più.
    Fulvio Donati


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