Torre piezometrica di Salone




In località Salone si trovano le sorgenti dell’Acqua Vergine, l’unico acquedotto di epoca romana ancora funzionante a Roma.
L’Aqua Virgo fu voluta da Augusto e realizzata da Agrippa nel 19 A.C. Era deputata a servire il Campo Marzio e terminava con una mostra monumentale nelle terme di Agrippa. Il condotto è lungo circa 19 km, quasi completamente sotterraneo,  segue l’antica via Collatina poi devia verso Nord superando Tiburtina, Nomentana e Salaria, quindi, percorse Villa Ada, i Parioli e la Valle Giulia, attraverso il Muro Torto giunge al Pincio, da qui termina il suo percorso nel Campo Marzio. Pio V lo fece restaurare da Giacomo della Porta nel 1570, le sue condotte alimentano le fontane di Trevi, piazza di Spagna e piazza Navona.
Con la proclamazione di Roma a capitale d’Italia cominciarono ad essere messi a punto piani di ammodernamento dovuti alle maggiori utenze da soddisfare, i nuovi quartieri Prati, Sebastiani e Salario, e da garanzie igieniche più elevate. Nel 1901 fu quindi costruito un primo impianto di sollevamento in via Luisa di Savoia, destinato alla città bassa mentre nel 1915 fu realizzato un impianto di sollevamento per la città alta al Portonaccio.
Negli anni Trenta l’ufficio tecnico del Governatorato elaborò il progetto del Nuovo Acquedotto Vergine elevato con l’intento di restituire all’Aqua Virgo il suo tradizionale pregio: nei nuovi condotti furono immesse le acque potabili, le altre lasciate nel vecchio acquedotto furono destinate ad usi ornamentali.Il nuovo acquedotto è composto da una centrale di sollevamento presso le sorgenti di Salone, una torre piezometrica, una condotta in ghisa di 12,7 km di lunghezza, un serbatoio interrato a Villa Borgese e una mostra realizzata dall’architetto De Vico nella terrazza del Pincio del Valadier. Dalle sorgenti l’acquedotto segue il percorso di quello antico lungo la via Collatina, poco prima della Stazione Prenestina devia verso la via Tiburtina, la segue ed attraversa l’omonima stazione in apposito cunicolo ricavato nel nuovo ponte stradale, prosegue fino a viale Regina Elena che percorre fino ad arrivare al serbatoio di Villa Borghese e raggiunge il Pincio, da quì si dirama ai quartieri Prati, Delle Vittorie, Flaminio e Trastevere.

La torre piezometrica è l’unico edificio ben visibile del complesso del nuovo acquedotto e caraterizza ormai da tempo il panorama di questa zona di Roma. Fu progettata dall’Ufficio Tecnico Comunale diretto dall’ing. Paolo Sabatino, è alta 50 m. ed è alimentata da una doppia condotta di mandata proveniente dalla centrale. E’ costituita da un tubo di cemento armato del diametro interno variabile e da una struttura esterna a pianta esagonale tale da lasciare una intercapedine in cui è presente una scala. L’esterno  in laterizio e le finestre a feritoia per illuminare la scala sono una citazione delle tante torri di avvistamento medievali sparse nella campagna romana. Nel complesso si tratta di un manufatto che oltre ad assolvere le proprie funzioni idrauliche si manifesta come chiaro segno monumentale nell’ambiente circostante.

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