Bandiera dell'Italia


La bandiera dell'Italia si presenta come un vessillo a tre colori verticali, ciascuno di eguali dimensioni (e perciò ognuno dei quali costituisce un terzo del campo della bandiera) di colore verde, bianco e rosso partendo dall'asta.
Si presenta in questo preciso formato dal 1947, ma la storia e la sua evoluzione iniziano molto tempo prima. Come tutti i tricolori di questo tipo, anche quello italiano deriva dalla bandiera adottata dalla Francia in seguito alla Rivoluzione Francese, che rappresenta tuttora il vessillo nazionale francese.
Al tempo della rivoluzione, in Italia si usava fare - tra i simpatizzanti della rivoluzione - coccarde simili a quelle bianche rosse e blu francesi, ma improvvisate con semplici foglie, e quindi verdi. Probabilmente si trova in questo fatto la scelta del verde al posto del blu nel tricolore italiano.
Dal 1796 si hanno diverse testimonianze dell'utilizzo in Italia di uno stendardo bianco rosso e verde. La prima menzione si ha nel Maggio 1796, a Cherasco, in Piemonte, quando venne firmato un armistizio tra le truppe francesi guidate da Napoleone Bonaparte e gli austro-piemontesi, in cui viene menzionata la presenza di tricolori bianco-rosso-verdi.
Sempre nel 1796 venne istituito un corpo militare, la Legione Lombarda, da parte delle truppe francesi in suolo italiano, composto appunto da lombardi, che ebbe come simbolo il tricolore bianco-rosso-verde.


Fu il 1796 l'anno in cui questo nuovo tricolore divenne, in Italia, di uso comune. Nacquero infatti numerosi stati creati dai francesi che occupavano la penisola ed ispirati ai valori della Rivoluzione Francese che avevano questo tricolore come proprio stendardo. Dopo che la guardia civica di Bologna adottò uno stendardo simile a quello della Legione Lombarda, toccò alla Repubblica Cispadana - stato creato nell'attuale Emilia - scegliere come propria bandiera un tricolore - con le strisce orizzontali anziché verticali -, considerato il primo tricolore bianco-rosso-verde adottato da uno stato, nonché considerata la prima espressione dell'attuale bandiera Italiana.
A scegliere tale bandiera fu Giuseppe Compagnoni, nell'ambito di una riunione svoltasi a Reggio Emilia, fatto che permette alla città emiliana di fregiarsi del titolo di Città del Tricolore ed al Compagnoni di essere ricordato come padre del Tricolore. La sala dove la decisione venne presa, oggi sede del Consiglio Comunale di Reggio Emilia, è oggi chiamata Sala del Tricolore.
Bandiera della Repubblica Cispadana
Nel 1797 la Repubblica Cispadana si unì alla Repubblica Transpadana, andando a formare la Repubblica Cisalpina. Il nuovo stato scelse come propria bandiera un tricolore simile in tutto e per tutto all'attuale bandiera dell'Italia.
Nel 1802 nacque invece la Repubblica Italiana, un nuovo stato legato alla Francia che come simbolo ebbe una bandiera sempre bianca rossa e verde ma non a strisce, bensì composta da un quadrato verde inscritto in un rombo bianco in campo rosso.
In seguito alla sconfitta di Napoleone, i tricolori in Italia sparirono dalle bandiere nazionali. Tuttavia, questi tre colori divennero uno dei simboli dei moti risorgimentali a sostegno dell'Unità d'Italia.
Alcune fonti - non concordi però - riportano che nel 1821 nei moti piemontesi si garrisse la bandiera tricolore, così come sembra che Ciro Menotti, nei moti del 1830 a Modena, abbia usato una bandiera di questi colori, e nel 1831 Giuseppe Mazzini scelse questa bandiera come simbolo della Giovine Italia.
Ma la grande diffusione di questa bandiera arrivò con i moti risorgimentali del 1848 a sostegno dell'Unità d'Italia, al punto che il Re di Sardegna Carlo Alberto, nell'andare in soccorso agli insorti di Milano decise di fornire le sue truppe di un tricolore con lo stemma del casato dei Savoia al centro: si tratta di quella che, di lì a poco, sarebbe divenuta la prima bandiera del Regno d'Italia. Lo stesso anno, il tricolore con stemma sabaudo divenne il vessillo ufficiale delle navi del Regno di Sardegna.
Nello stesso periodo, molti sovrani degli stati italiani preunitari, pressati dai moti insurrezionali, cambiarono la bandiera in un tricolore, bandiera che fu scelta anche da molti stati insorti - con piccole modifiche che ne connotassero l'aspetto territoriale - come la Repubblica di San Marco nata dall'insurrezione di Daniele Manin.
Nel 1859-1860, la Seconda Guerra d'Indipendenza vide la definitiva diffusione tra tutti coloro che volevano l'Unità d'Italia del Tricolore. Quando nel 1861 si andò a formare ufficialmente il Regno d'Italia, la bandiera adottata ufficialmente fu il Tricolore con al suo interno lo stemma dei Savoia.


Il Tricolore rimase così inalterato fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando la monarchia italiana fu seriamente minacciata e resa impopolare dagli insuccessi bellici. La caduta del Fascismo il 25 luglio del 1943 ed il successivo armistizio di Cassibile dell'8 Settembre portarono alla nascita di un nuovo stato nel nord Italia fedele a Mussolini ed all'alleanza con la Germania nazista, la Repubblica Sociale Italiana, che scelse come proprio simbolo il Tricolore con un'Aquila poggiata su un fascio littorio. Di contro, anche i partigiani, riunitisi in gran parte nell'ambito del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) adottarono un Tricolore, con al centro una stella con scritto C.L.N..



In seguito alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il Referendum del 2 Giugno 1946 sancì la fine della della Monarchia ed il passaggio alla Repubblica, fu scelta nel 1947 come bandiera il Tricolore senza alcun simbolo in mezzo.

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