Borghetto dei Fornaciari


Con Borghetto dei Fornaciari possiamo intendere un agglomerato urbano, oggi in parte ancora esistente, situato lungo Via di Valle Aurelia, nel Quartiere Aurelio.
A Roma una grande industria come quella che si trova in città quali Milano e Torino non è mai esistita: le fabbriche sono sempre state limitate e il grosso dell'attività industriale è stata per questo sostituita dall'artigianato. Per molto tempo, finché le fornaci hanno funzionato, la principale classe operaia della città di Roma è stata costituita dai "fornaciari", ovvero i lavoratori delle fornaci, che fabbricavano mattoni, tegole, ceramiche e materiali simili.
L'attività delle fornaci a Roma è documentata sin dall'Antica Roma, e la zona in cui, col tempo, esse si concentrarono, fu tra il Gianicolo e Valle Aurelia, per via della ricchezza di creta presente nelle colline della zona, come molti toponimi dimostrano (si pensi ai Monti di Creta).


Nonostante le fornaci sorgessero anche in altre aree, come ad esempio nei pressi dell'attuale Chiesa di Santa Maria alle Fornaci, fino anche a Trastevere (l'attuale Via Garibaldi era detta Via delle Fornaci), all'inizio del Novecento esse si concentrarono soprattutto nella zona di Valle Aurelia. All'inizio del Novecento dobbiamo immaginare che nacquero insediamenti spontanei per dare alloggio ai fornaciari che andavano dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie alle Fornaci, nei pressi di Porta Cavalleggeri, fino a Valle Aurelia, aggirando il Vaticano. Proprio a Valle Aurelia, conosciuta come Valle dell'Inferno secondo alcuni proprio per via del fumo delle fornaci che era ben presente e visibile. Nella prima metà del Novecento a Valle Aurelia erano attive ben 18 diverse fornaci che davano lavoro ai fornaciari che abitarono nella zona.

La Basilica di San Pietro e, sullo sfondo, le fornaci di Valle Aurelia
A partire dagli anni '10 del XX Secolo, diverse opere migliorarono le condizioni di vita dei fornaciari: nel 1916 venne istituita una linea tranviaria che collegò la Stazione Termini a quella di San Pietro, facilitando i loro spostamenti, mentre negli anni Venti iniziarono ad essere costruiti i primi villini e le prime casette all'inizio della Via Aurelia: nacquero così i villini con giardino di Monte del Gallo e le case di Via Niccolò V, oltre ad abitazioni più monumentali come quelle dell'ex Via Bonifacio VIII (attuale Via Alcide De Gasperi). Il più grande intervento in questo fu inoltre la realizzazione del quartiere ICP Trionfale, realizzato principalmente dall'architetto Quadrio Pirani, che andò ad ospitare numerosi fornaciari.
Lungo Via di Valle Aurelia rimase dunque il principale insediamento spontaneo, proprio a ridosso delle 18 fornaci attive.
Le case sorsero lungo Via di Valle Aurelia: si trattava di case molto basse, difficilmente oltre i due piani, che sorgevano ai lati della strada. La zona, abitata da operai, divenne ben presto uno degli epicentri delle tendenze socialiste, comuniste ed anarchiche di Roma. Qui sorse una Casa del Popolo, ancora oggi visibile (tra i pochi esempi di Casa del Popolo a Roma ancora riconoscibili come tali, pur non ricoprendo più tale funzione), e lo stesso Lenin ebbe modo di definire "Piccola Russia" questo luogo nel quale, ricerche  hanno mostrato, come gli abitanti riconoscessero nella figura dell'anarchico Errico Malatesta una figura molto simile a Lenin.
In quegli anni, nel borghetto si radicarono gli Arditi del Popolo, la formazione che combatteva contro le Camicie Nere fasciste nei primi anni '20, quando il fascismo iniziò a prendere il potere in Italia.

Via di Valle Aurelia con il Vicolo dei Fornaciari, le fornaci ed il borghetto nella mappa di Marino e Gigli del 1934
La zona, negli anni '20 e '30 venne in qualche modo riordinata: nel 1920 venne istituito il Vicolo dei Fornaciari, una traversa di Via di Valle Aurelia a ridosso della Fornace Veschi, e nel 1939 proprio nel centro del borghetto furono dati i nomi alle strade che dividevano le abitazioni: Via dei Laterizi, Via dei Mattoni, Via degli Embrici e Via delle Ceramiche, dai nomi dei principali prodotti delle fornaci (nel 1949 si aggiunse poi a questi anche il Vicolo delle Campigiane). Nel borghetto sorse inoltre la Chiesa di Santa Maria della Provvidenza, in Via degli Embrici, retta dalla Parrocchia di San Giuseppe Cottolengo, in Via di Valle Aurelia.
Nel frattempo, nel borghetto, anche durante il fascismo, rimasero molto forti le idee antifasciste. I fornaciari erano a tutti gli effetti una classe sociale vera e propria che viveva in questo borghetto e formava un blocco sociale a sé stante in cui le idee antifasciste presero facilmente piede. Tra di essi, molti dei quali combatterono nei già citati scontri del 1921, vi erano Vittorio Mallozzi, che combatté in Spagna, fu confinato e rimase ucciso a Forte Bravetta, e Romolo Jacopini, partigiano di Bandiera Rossa ed operaio a Cinecittà, ucciso anche lui con Mallozzi. Oltre loro furono antifascisti anche Andrea Fantini, Augusto Paroli, Alberto Di Giacomo (ricordato da una pietra d'inciampo di fronte alla Casa del Popolo), Andrea Casadei ed Alberto Cozzi, questi ultimi due rimasti uccisi nell'eccidio delle Fosse Ardeatine.

La Casa del Popolo di Valle Aurelia
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le fornaci rimasero in funzione fino all'inizio degli anni '60, anno in cui vennero definitivamente chiuse e con esse iniziò ad essere abbandonato il borghetto ed a venir meno quella classe sociale di Roma che erano i fornaciari. Nel 1976 il Comune di Roma iniziò l'opera di risanamento delle borgate, ed inserì - nonostante non si trattasse di baracche spontanee, come la maggior parte dei borghetti inseriti nel piano - anche il borghetto dei fornaciari, che nel 1981 venne parzialmente demolito. Nello stesso anno, iniziò la costruzione delle case popolari nel vicino Viale di Valle Aurelia per dare un alloggio agli sfollati. Tuttavia, una parte del borghetto venne tenuta in piedi.
Rimasto per anni in stato di abbandono, nei primi anni del 2000 il Borghetto dei Fornaciari ha ricevuto un'opera di rifacimento che ne ha cessato per la maggior parte degli edifici lo stato di abbandono. Attualmente, accanto alle case del borghetto rimaste in piedi - che sono comunque una parte consistente del vecchio abitato - sono ancora visibili i resti di alcune fornaci, soprattutto la Veschi - in cui sono in corso lavori per costruirvi un centro commerciale - e la Pomilia, all'interno del limitrofo Parco del Pineto.

1 commento:

  1. I ricordi sono TANTI quasi infiniti, da custodire, da riscoprire, da far conoscere ai giovani, difficile catalogarli, dargli un significato coordinato che li rendano OPERATIVAMENTE VIVI. Se non li rendiamo operativamente vivi perdono nel tempo il loro significato, parlano dei fatti singoli, ma non riescono a trarre una morale storica intramontabile e connessa al presente.

    RispondiElimina