Targa in memoria di Mario Salvi
La targa in questione si trova in Piazza Clemente XI, nel Quartiere Primavalle, e ricorda Mario Salvi, militante di Autonomia Operaia morto nel corso di alcuni disordini tra manifestanti e forze dell'ordine il 7 Aprile del 1976 in Via degli Specchi, dove un'altra targa lo ricorda, nel Rione Regola.
La targa è stata qui posta il 7 Aprile del 2013. Sempre sullo stesso muro è presente un'altra targa che ricorda sempre Mario Salvi.
Targa in memoria di Mario Salvi
La targa in questione si trova in Piazza Clemente XI, nel Quartiere Primavalle, e ricorda Mario Salvi, militante di Autonomia Operaia morto in Via degli Specchi, nel Rione Regola, dove è ricordato da un'altra targa, il 7 Aprile 1976 nel corso di uno scontro tra manifestanti e forze dell'ordine.
Via dell'Arco della Fontanella
Via dell'Arco della Fontanella si trova nel Rione Ponte, tra Via del Banco di Santo Spirito e Corso Vittorio Emanuele II. Inizialmente da Via del Banco di Santo Spirito raggiungeva il Vicolo di Sant'Orsola, ma quando a fine Ottocento vennero realizzati Corso Vittorio e i Lungoteveri la strada fu fortemente ridotta e il Vicolo di Sant'Orsola venne meno.
Venne meno anche l'arco che da il nome alla strada. Si trattava probabilmente di un arco piuttosto basso sotto il quale era posta una piccola fontanella.
Via dell'Orto di Napoli
Via dell'Orto di Napoli si trova nel Rione Campo Marzio, tra Via del Babuino e Via Margutta. Per quanto il nome della strada lasci intendere vi fosse un orto di proprietà di qualche persona o famiglia proveniente da Napoli, con tutta probabilità il nome deriva dal fatto che qui ebbe luogo la sede dell'Accademia voluta da Carlo III di Napoli nella quale venivano mantenuti due giovani pittori, due giovani architetti e due giovani scultori provenienti da Napoli. Il nome di orto potrebbe derivare dal fatto che la zona fino all'inizio del XVI Secolo era costituita principalmente da vigne e orti.
Nella strada ebbe un proprio studio anche Antonio Canova, e qui scolpì la statua di Carlo III. Successivamente si trasferì nel suo storico studio, considerato di importante interesse, ricordato anche con più targhe ed un busto.
Alla fine del XVIII Secolo gli abitanti di questa strada la dovettero abbandonare, perché fu destinata all'esercizio della prostituzione.
Il Pugilato, la Lotta, la Corsa, il Calcio
La statua del Pugilato si trova in Via Gran Bretagna, quella della Lotta in Viale della XVII Olimpiade, all'angolo con Via Unione Sovietica, il gruppo della Corsa in Viale della XVII Olimpiade, angolo Via Germania, il Calcio in Largo Indira Gandhi, tutte le statue si trovano in quella nella parte del Quartiere Parioli nota come Villaggio Olimpico.
I quattro gruppi scultorei in bronzo furono realizzati nel 1927 dallo scultore Amleto Cataldi per abbellire lo Stadio Nazionale.
Fu Marcello Piacentini a ristrutturare il fronte dello stadio nel 1927, con tre grandi facciate concave incastonate in quattro possenti colonne doriche, su cui andavano posti altrettanti gruppi scultorei.
Cataldi aveva il difficile compito di realizzare delle statue che dovevano essere viste da lontano, Via Flaminia, dall'alto, Parioli, dal basso, l'ingresso dello stadio, e da vicino, all'interno degli spalti dello stadio.
Il risultato fu magnifico, con una magistrale mediazione tra valori percettivi legati alla visione ravvicinata e quelli nella percezione in lontananza.
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| Le statue della Lotta vengono issate sulla colonna dello Stadio Nazionale |
I gruppi furono montati il 1 agosto 1929, anno in cui lo stadio fu riaperto con il nuovo nome di Stadio del Partito Nazionale Fascista.
Fu proprio questa funzione politica di essere lo stadio ufficiale del partito a decretarne, dopo il fascismo, la misera fine, non bastava ricordare infatti che era nato nel 1911 per il Cinquantenario dell'Unita Italiana.
Lo stadio venne dunque tragicamente abbattuto nel 1957 per essere sostituito dallo Stadio Flaminio, opera di Pier Luigi Nervi. Fu in quell'occasione che le statue di Cataldi vennero barbaramente sradicate con delle funi e scaraventate a terra, per essere collocate poi in alcuni depositi comunali.
Con la fine delle Olimpiadi il nuovo Villaggio Olimpico, terminato nel 1960 per ospitare gli atleti delle Olimpiadi dello stesso anno, fu affidato all'INCIS, che assegnò le case agli impiegati dello Stato.
Gli abitanti del nuovo quartiere chiesero la lupa capitolina, che era stata posta nel villaggio durante le Olimpiadi, come monumentoda collocare nel Villaggio Olimpico. Il Comune negò l'autorizzazione e allora si decise di cercare le quattro statue per erigerle nel nuovo abitato. Fu Giulio Trincanti, che guidava il comitato di cittadini, a cercarle nei depositi per poi finalmente trovarle, spezzate in alcuni punti, per la rovinosa caduta al suolo del 1957. Nel 1961 furono restaurate e collocate finalmente dove si trovano ancora oggi.
Stilisticamente gli Atleti del Cataldi rappresentano la vetta del classicismo elaborato dall'artista in quegli anni, e, purtroppo, il testamento spirituale dell'artista che sfortunatamente morì nel 1930.
Il gruppo del Pugilato è caratterizzato dalle due enormi figure degli atleti in lotta, con un ipertrofia esasperata della muscolatura, la dinamicità e il vigore ben espresse dalle figure intrecciate fra loro splendidamente cesellate.
Nel 2009 le sculture della Lotta sono state finalmente restaurate; il 2012, grazie ai fondi donati dal senatore Luigi Ramponi, sono stati restaurati gli altri tre gruppi di statue.
Stilisticamente gli Atleti del Cataldi rappresentano la vetta del classicismo elaborato dall'artista in quegli anni, e, purtroppo, il testamento spirituale dell'artista che sfortunatamente morì nel 1930.
Il gruppo del Pugilato è caratterizzato dalle due enormi figure degli atleti in lotta, con un ipertrofia esasperata della muscolatura, la dinamicità e il vigore ben espresse dalle figure intrecciate fra loro splendidamente cesellate.
Nel 2009 le sculture della Lotta sono state finalmente restaurate; il 2012, grazie ai fondi donati dal senatore Luigi Ramponi, sono stati restaurati gli altri tre gruppi di statue.
Vicolo dei Polacchi
Vicolo dei Polacchi si trova nel Rione Sant'Angelo, partendo dall'omonima Via dei Polacchi ma senza uscita. Entrambe le strade devono il proprio nome alla limitrofa Chiesa di San Stanislao dei Polacchi, in Via delle Botteghe Oscure, edificata nel 1582.
Il Vicolo dei Polacchi inizialmente partiva da Via dei Polacchi per raggiungere Via dei Delfini: gran parte del Vicolo, tuttavia, è stata chiusa da un cancello divenendo, di fatto, una sorta di cortile di una privata abitazione, fatto che la toponomastica del Comune ha reso ufficiale nel 1954. Ancora oggi, la prosecuzione è ben visibile.
Questo fatto ha reso Vicolo dei Polacchi, di fatto, uno slargo di Via dei Polacchi, difficilmente percepibile come un Vicolo in senso stretto.
| Il tratto oggi soppresso di Vicolo dei Polacchi |
Targa in memoria di Orfeo Mucci
La targa in questione si trova in Via dei Volsci, nella parte del Quartiere Tiburtino nota come San Lorenzo, e ricorda il partigiano Orfeo Mucci (1911-1998), membro del gruppo Bandiera Rossa e vissuto a San Lorenzo.
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