Serbatoio Idrico di Via Eleniana



Nel 1925 il Governatorato di Roma decise di riorganizzare la rete degli impianti idrici deputati all'innaffiamento delle strade e dei giardini pubblici della Capitale. Raffaele de Vico, che aveva già realizzato il serbatoio di Villa Borghese nel 1922, fu incaricato di progettare il serbatoio di via Eleniana, nel Rione Esquilino; egli presentò un progetto di massima che fu anche pubblicato su Capitolium, ma i lavori non furono intrapresi.

Progetto di un grande serbatoio a Via Eleniana 1925.

Il grande serbatoio si ispirava alle vicine rovine dell'acquedotto Claudio, la facciata principale era decorata da sette arcate inquadrate da fasce di tufo rustico, i lati brevi erano caratterizzati da sole tre arcate.

Progetto del serbatoio di Via Eleniana 1933.

Nel 1933 fu commissionato al de Vico un serbatoio di dimensioni minori con la capacità di 2000 mc, alimentato dall'acqua Pia Marcia per soddisfare i nuovi quartieri Appio Latino, Tuscolano, Casilino, Prenestino e Tiburtino.

Le vasche del serbatoio in costruzione nel 1933.

L'impianto idrico fu costruito tra il 1933 e il 1934 in cemento armato dalla ditta Stoelker, è costituito da quattro grandi vasche circolari, poste ad un'altezza di 23 metri, sorrette ognuna da cinque pilastri di cemento armato.

Il serbatoio terminato ancora privo della facciata esterna.

Le facciate esterne hanno solo una funzione decorativa e furono costruite successivamente al serbatoio vero e proprio.
Sotto i serbatoi, un piano ospita i meccanismi di alimentazione e distribuzione dell'acqua. Il piano sottostante era destinato alla Mostra Augustea della Romanità, mentre il pianterreno era destinato a officina e magazzino.

Il progetto originale della facciata, 1933.

La facciata principale corrisponde nell'architettura al primo progetto del 1925 ma risulta di dimensioni minori: tre sole arcate invece delle sette previste nel 1925, si è venuto a creare dunque un corpo di fabbrica cubico, simile ad un mausoleo romano, e si è persa la iniziale longitudinalità delle arcate che rimandava all'architettura della retrostante Aqua Claudia.
La facciata è suddivisa in tre sezioni come quella di un acquedotto romano: arcate lunghe e strette sorreggono un attico bipartito. Le due arcate di laterizio, che alloggiano altrettante finestre, sono inquadrate da larghe fasce di tufo di Veio. In quella centrale si apre la porta d'ingresso, sormontata da una finestra ad arco e da un timpano in travertino, le due fasce laterali ospitano due finestre tonde in travertino, chiaro rimando al vicino sepolcro di Marco Virgilio Eurisace, e una fontana di travertino al piano terra alloggiata in una nicchia, in cui l'acqua scorre su un piano gradonato di marmo fino ad una vasca poggiata su gradini.

Particolare del progetto della facciata, 1933.

Sopra le arcate si trova una fascia di laterizio in cui si aprono piccole finestre quadrate di travertino. L'attico è rivestito di tufo ed è decorato ai lati da una coppia di lesene di travertino fra cui si apre una piccola finestra. Sopra al timpano è presente l'iscrizione SPQR ANNO MCMXXXIIII, e accanto vi era E F XII ma è stata rimossa.
I prospetti laterali ripropongono lo stesso schema architettonico della facciata principale, fra le arcate di laterizio però ci sono delle strette lesene di tufo.


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