Il plastico di Roma Imperiale di Italo Gismondi



Il plastico di Roma Imperiale al tempo di Costantino I, realizzato dall'architetto Italo Gismondi, si trova all'interno del Museo della Civiltà Romana, in Piazza Giovanni Agnelli, nel Quartiere Europa noto soprattutto come EUR.

Tale plastico è una delle più accurate, suggestive, interessanti e tecnicamente elaborate ricostruzioni di Roma Antica esistenti, rappresenta forse la principale attrazione del museo in cui è custodita (Museo purtroppo chiuso per restauri dal 2014) ed è immortalata in numerose fotografie, stampe e poster in vendita a Roma e non solo. La realizzazione del plastico, vista l'incredibile accuratezza tecnica e ricostruttiva, è stata molto lunga (iniziato nel 1933, concluso nel 1955) e legata a specifici eventi che ora andremo a vedere.

In vista del bimillenario dalla nascita di Augusto che sarebbe caduto nel 1937, il regime fascista, che si voleva porre in continuità con l'Impero Romano e quindi con il suo primo imperatore, organizzò una grande mostra dedicata alla storia romana, vista come modello dal regime che in tal modo puntava anche ad autocelebrarsi grazie a tale evento. All'epoca il principale evento archeologico che si era svolto a Roma negli anni precedenti era stato una mostra archeologica realizzata in occasione dell'Esposizione Nazionale del 1911 per i 50 anni dell'Unità d'Italia e curata dal grande archeologo Rodolfo Lanciani e dal suo assistente Giulio Quirino Giglioli. Lo stesso Giglioli fondò un Museo della Romanità e, nel 1932, iniziò a fare pressioni insieme ad altri studiosi di Antichità Romane perché Mussolini portasse avanti un programma di iniziative espositive dedicato a Roma Antica oltre a nuovi scavi e iniziative archeologiche. In questo contesto viene organizzata la Mostra Augustea della Romanità per il 1937-1938 presso il Palazzo delle Esposizioni in Via Nazionale, un evento che al di là dei tratti ideologici già accennati punta ad illustrare allo spettatore la società romana.



Fu dunque in tale occasione che venne commissionata all'archeologo Italo Gismondi, nel 1933, la realizzazione di un grande plastico che riproducesse il centro monumentale di Roma Antica da esporre alla mostra. Basandosi prima di tutto sul lavoro archeologico del Lanciani, Gismondi riprodusse il fulcro dei monumenti di Roma Antica in un plastico che venne esposto nella mostra. 

Piero di Carlo e un pannello del plastico raffigurante l'Aventino, nel 1934


Si trattava, come abbiamo detto, solo di una versione ridotta, che comprendeva il Campo Marzio, il Campidoglio, il Palatino, il Quirinale e una piccola parte del Celio e dell'Esquilino. La realizzazione materiale del modello fu effettuata dal modellista Piero di Carlo, in gesso alabastrino, con armature in metallo e fibre vegetali.



Dopo la mostra, Giglioli volle istituire un nuovo museo per ospitare le numerose ricostruzioni realizzate per la Mostra, ed istituì così il Museo della Civiltà Romana, che di lì a poco avrebbe trovato sede nel nuovo quartiere dell'EUR, dove sarebbe dovuto essere pienamente in funzione per l'Esposizione Universale del 1942, che come sappiamo non ebbe mai luogo a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Il Colosseo, l'Arco di Costantino, il Tempio di Venere e Roma, il Tempio del Divo Claudio e le Terme di Tito e Traiano


A Gismondi venne commissionato un ampliamento del vecchio plastico a tutta l'area entro le Mura Aureliane, da esporre nel nuovo museo appena fosse stato pronto.

L'Aventino, il Circo Massimo e il Palatino 


Il lavoro di Gismondi si svolse negli ambienti dell'ex fabbrica Pantanella al Circo Massimo e si basò su un'elaboratissimo lavoro di ricostruzione basato come abbiamo detto sugli studi di Lanciani e, in modo particolare, sulla sua Forma Urbis, la mappa sinottica che mostra l'evoluzione di Roma dall'Antichità alla fine del XIX Secolo. Mentre i monumenti vennero realizzati con grande cura documentaria, le aree prive di resti archeologici furono ricostruite basandosi su esempi abitativi di Roma Antica.

Il grande modello con in primo piano il Campo Marzio 


Questo lavoro, dall'inizio della realizzazione del plastico nel 1933, durò ben 22 anni, compreso il periodo in cui venne esposto alla Mostra Augustea della Romanità, e nel 1955, una volta terminato, fu trasferito al nuovo Museo della Civiltà Romana, aperto dal 1952, dove fu esposto e dove tuttora si trova. 
L'intera opera è costituita da 150 telai, assemblati quasi sempre lungo gli assi stradali.

Particolare del Campo Marzio, con il Pantheon in primo piano, il Campidoglio e i Fori Imperiali 

L'Esquilino, il Viminale e il Quirinale, in primo piano le Terme di Diocleziano 


1 commento:

  1. "Oh, Rome! my Country! City of the Soul!
    ⁠The orphans of the heart must turn to thee,
    ⁠Lone Mother of dead Empires! and control
    ⁠In their shut breasts their petty misery.
    ⁠What are our woes and sufferance? Come and see
    ⁠The cypress—hear the owl—and plod your way
    ⁠O'er steps of broken thrones and temples—Ye!
    ⁠Whose agonies are evils of a day—
    A world is at our feet as fragile as our clay..."

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