Sant'Abbaciro de Militiis
Sant'Abbaciro de Militiis è una chiesa oggi non più esistente che sorgeva nel Rione Monti, nell'area dei Mercati di Traiano. Questa Chiesa era sicuramente esistente nel XII Secolo, quando venne citata in diversi documenti, primo tra tutti il Polypticus, libro della Curia Romana redatto da Benedetto Canonico al tempo di Papa Innocenzo II (1130-1143), e viene sempre citata come situata "ad Milites", ovvero nella contrada delle Milizie, ancora oggi ricordata dalla Torre delle Milizie realizzata nel XIII Secolo. La zona aveva questo nome per via della presenza di numerose fortificazioni delle famiglie dei Colonna e dei Conti.
Nel 1302 la Chiesa è ricordata con il nome di San Pacere de Militiis. La spiegazione è confermata da un'altra Chiesa, quella di Santa Passera alla Magliana, anch'essa dedicata originariamente a Sant'Abbaciro (Sant'Abbas Ciro), divenuta Appaciro, Appacero, Appassero, Pacero, Pacera e, alla fine, Passera. La Chiesa venne successivamente abbandonata, ma i suoi resti rimasero sicuramente visibili per secoli (sicuramente alla fine del XVI Secolo), ma oggi non ne rimane traccia.
La Chiesa probabilmente si trovava lungo la Via Biberatica, e non al centro dell'emiciclo dei Mercati di Traiano, dove è posta erroneamente dal Lanciani nella sua mappa, dove forse la ha confsa con la Chiesa di San Salvatore de Divitiis, situata in tale area.
Vicolo delle Vacche
Vicolo delle Vacche è una strada del Rione Ponte compresa tra Piazza del Fico e Via della Vetrina. La strada deve il nome ad un vaccaro che qui aveva la propria stalla dove vendeva il latte alla fine del XVI Secolo. La strada fu detta anche Vicolo del Fico.
Busto di Giuseppe Galliano
In Via Lepanto, nel Rione Prati, di fronte alla Caserma Principe di Napoli sono presenti i busti del Colonnello Giuseppe Galliano e del Maggiore Pietro Toselli.
Giuseppe Galliano (Vicoforte 27 settembre 1846-Adua 1 marzo 1896), Tenente Collonnello dell'Esercito Italiano, si era distinto nella Guerra d'Eritrea nelle battaglie di Agodrat e di Coatit, per cui ricevette la Medaglia d'oro al Valor Militare, e nell'assedio del Forte di Macallè, da lui stesso strenuamente difeso, contro l'intero esercito Etiope, che gli fruttò la Medaglia d'argento al Valor Militare e la nomina a Tenente Colonnello.
Nella terribile sconfitta di Adua, il 1 marzo 1896 egli comandava il III Battaglione Indigeni, morì sul Monte Rajo, assieme ai suoi Ascari, mantenendo la posizione di difesa dell'ala sinistra della Brigata del Generale Arimondi.
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| Galliano, ferito, con in mano il moschetto, affronta la morte ad Adua |
Per la sua condotta eroica gli venne dedicata, postuma, la seconda Medaglia d'oro al Valore Militare, e in Italia, venne presto trasformato in uno degli eroi di Adua.
Il busto venne qui posto il 14 marzo 1898, di fronte alla Caserma Principe di Napoli, a realizzarlo fu lo scultore Giovanni Nicolini.
Busto di Pietro Toselli
In Via Lepanto, nel Rione Prati, nel giardino di fronte alla caserma Principe di Napoli, sono presenti due busti, dedicati uno al Maggiore Pietro Toselli e l'altro al Tenente Colonnello Giuseppe Galliano.
Pietro Toselli (22 dicembre 1856-7 dicembre 1895), Maggiore dell'Esercito Italiano, era eroicamente morto nel 1895, durante la battaglia dell'Amba Alagi, nella Guerra d'Abissinia.
Il 24 novembre del 1895 il Maggiore era partito da Macallè, alla testa del III Battaglione Indigeni, con l'ordine di occupare l'altura dell'Amba Alagi.
Il 1 dicembre, avendo saputo che era vicino l'esercito Abissino, Toselli ripiegò su Atzalà e chiese rinforzi al Generale Arimondi, previsti per il 6 dicembre. Purtroppo il Generale non potè inviare le truppe sperate per ordine del Generale Baratieri, che gli imponeva di restare a Macallè. Fu così che il Maggiore, la sera del 6 dicembre, schierò le sue truppe, di 2.300 uomini a difesa del versante Meridionale dell'Amba Alagi, costretto ad affrontare in minoranza l'esercito Abissino.
Il giorno successivo, alle 6.30, le 30.000 unità Etiopi, guidate da Ras Mekonnen, attaccarono l'altura, e alle 12.40, dopo una strenua difesa, Toselli ordinò la ritirata. Ma durante il ripiegamento le truppe Italiane furono travolte dall'ondata Etiope, e lo stesso Maggiore, che era in coda alla ritirata, morì con i suoi ufficiali.
Al Maggiore venne dedicata la Medaglia d'oro al Valore Militare, e in Italia fu presto trasformato in un eroe.
Nel 1901 venne ricordato con la realizzazione di questo busto di bronzo, da parte del suo amico scultore Giulio Bertuccioli.
All'inaugurazione presero parte Enrico Toselli, fratello di Pietro, il Re d'Italia Vittorio Emanuele III, il Sindaco di Roma Prospero Colonna, Menotti Garibaldi, i Ministri Guido Baccelli e Coriolano Ponza di San Martino ed il Generale Roberto Brusati.
Busto di Totò
In Piazza Cola di Rienzo, nel Rione Prati, è presente un busto del celebre attore Antonio De Curtis, noto soprattutto con lo pseudonimo di Totò (Napoli 1898 - Roma 1967).
L'opera venne realizzata nel 2002 in occasione dei 35 anni dalla morte dell'attore dalla scultrice Maria Stifini. Si decise di porla nel Rione Prati dal momento che fu in questa zona che Totò lavorò agli esordi, tra i teatri Adriano, Principe e Smeraldo. La decisione ricadde su Piazza Cola di Rienzo, nei pressi del Cinema Eden, preferendola a Piazza Cavour.
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Portolago
La città di Portolago (oggi conosciuta con il nome di Lakki) si trova nell'isola greca di Lero, nel Dodecaneso. Essa venne fondata a partire dal 1932 dall'amministrazione italiana (il Dodecaneso fu un territorio italiano dal 1912 fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale), e rappresenta un perfetto esempio di città di fondazione di epoca fascista nell'Italia coloniale. Il nome di Portolago venne dato in onore di Mario Lago, governatore delle Isole Italiane dell'Egeo dal 1922 al 1936.
La principale caratteristica di Portolago rispetto alle altre città di fondazione è il linguaggio architettonico: mentre l'architettura negli altri casi è principalmente quella classicista e monumentale, in questa città del Dodecaneso prevale un linguaggio razionalista, che ne fa un modello di città in questo stile architettonico.
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| Una mappa della baia di Portolago del 1943, in cui si mostra la posizione protetta dell'area |
Progettisti della nuova città furono gli architetti Armando Bernabiti e Rodolfo Petracco, entrambi distintisi in diverse realizzazioni di opere nelle isole del Dodecaneso di Rodi e Coo.
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| L'odierna Lakki vista da Google Maps. L'impianto urbanistico è rimasto in gran parte lo stesso dai tempi della fondazione |
Le strade della città si presentano larghe ed alberate, mentre gli isolati non sono simmetrici e sono caratterizzati da angoli tondeggianti: secondo alcuni questi elementi sono da ricondurre all'origine militare della città.
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| L'hangar per idrovolanti |
Un processo edilizio che fu rafforzato dal nuovo governatore dell'Egeo Cesare De Vecchi, succeduto nel 1936 a Mario Lago, che volle intensificare la politica di italianizzazione della zona.
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| La torre del Mercato di Portolago |
| Il cinema |
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| La Chiesa di San Francesco (oggi San Nicola) |
Dopo il conflitto, la città - che prese il nome di Lakki - perse la sua rilevanza nell'isola. La vocazione turistica di questa terra non favorì le strutture già esistenti di Portolago ma preferì le zone di Agia Marina e Platanos, meglio collegate dai traghetti.
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| Un'immagine di Portolago dall'alto risalente al 1940 |
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