Segnale di un rifugio antiaereo in Via Giustino De Jacobis

Segnale Rifugio Antiaereo Via De Jacobis

In Via Giustino De Jacobis, alla Garbatella (parte del Quartiere Ostiense), su un palazzo del Lotto 32 è visibile la scritta "Rifugio Antiaereo". Durante la Seconda Guerra Mondiale, numerose indicazioni (spesso composte di una sola lettera) vennero dipinte sui muri delle città per segnalare rifugi antiaerei, idranti e altre cose che sarebbero risultate utili alla popolazione in caso di bombardamento.

Basilica di San Giovanni Bosco



La Basilica di San Giovanni Bosco è situata in Piazza San Giovanni Bosco n. 1, nel Quartiere Don Bosco.
L'edificio fu voluto dai Salesiani, su terreni donati dai Marchesi Gerini, nel 1951 venne indetto un concorso dalla Pontificia Commissione Centrale per l'Arte Sacra, cui risultò vincitore l'architetto Gaetano Rapisardi.

Egli realizzò un monumentale progetto in stile razionalista, in cui la facciata è costituita da un grande parallelepipedo rivestito di travertino, su cui si innesta l'enorme cupola, con diametro di 40 m.


I lavori iniziarono il 12 settembre 1952, quando fu posta la prima pietra dal Cardinale Vicario Clemente Micara, e vennero effettuati dalla ditta Provera e Carrassi. Assieme all'edificio di culto fu costruito anche l'oratorio, contenente un grande cortile, gli uffici parrocchiali e il cinema. 

La Chiesa in costruzione nel 1955

Il cantiere terminò il 2 maggio 1959, con la solenne consacrazione dell'edificio da parte del Cardinale Benedetto Aloisi Masella, protettore della Congregazione Salesiana, e l'arrivo, da Torino, delle reliquie di San Giovanni Bosco. 


La consacrazione della Chiesa nel 1959

Gli interni furono decorati negli anni successivi, e la Chiesa venne terminata nel 1964.
Nel 1965 Papa Paolo VI elevò la Chiesa a Basilica Minore, e diaconia cardinalizia, con la denominazione di San Giovanni Bosco in Via Tuscolana.
La facciata, rivestita interamente in travertino, è alta 20 m, ed è dotata di un portico di ingresso con tre arcate, su quella centrale è posto un grande altorilievo raffigurante l'apoteosi di San Giovanni Bosco, tra angeli e fanciulli, dello scultore Arturo Dazzi, sotto il quale è posta la dedica SANCTO J. BOSCO A.D. MCMLVIII.


Su un trave, a metà delle due arcate invece, si trovano le statue degli Arcangeli Michele e Gabriele, opera di Ercole Drei. In quattro nicchie, poste lateralmente, si trovano le statue dei Santi Francesco di Sales e Giuseppe Cafasso, di Giovanni Amoroso e Antonio Venditti, e i Papi Pio IX e Pio XI di Francesco Nagni.
L'ingresso alla Basilica avviene attraverso cinque porte bronzee, sopra quella centrale vi è il motto di Don Bosco: DA MIHI ANIMAS CAETERA TOLLE, quelle esterne sono sormontate da statue di Cristo Redentore e di San Giovanni Battista di Attilio Selva, mentre le porte mediane sono decorate da statue bronzee di angeli, di Eugenio De Courten.


La grande cupola, rivestita in lamiera di alluminio grigio, ha un diametro di 40 m ed è una delle più grandi di Roma. Il tamburo, che con la cupola raggiunge i 46 m di altezza, è dotato di pilastri di travertino su due ordini, di cui quello superiore con un numero doppio rispetto a quello inferiore.
La lanterna della cupola é decorata da un gruppo scultoreo di bronzo, con quattro angeli che sorreggono una corona, sormontata da una croce, opera di Alessandro Monteleone.
Dietro la cupola se ne trova una molto più piccola, col diametro di 18 m, posta in asse con il presbiterio, inoltre, sul versante posteriore, si aprono due alte torri campanarie, su pilastri, sormontate da una croce.
L'interno è a tre navate, definite da pilastri rivestiti in marmo rosa arabico, di cui la navata centrale è illuminata dalla grande cupola, mentre quelle laterali sono illuminate da trentadue lampadari in oro e vetro di Murano, le formelle della Via Crucis sono di Venanzo Crocetti.


I tamburi delle due cupole sono decorati da grandi mosaici di Augusto Ranocchi di cui  quello nella grande cupola rappresenta i sogni profetici della vita di San Giovanni Bosco.
Belle vetrate policrome si trovano nella parte superiore dei tamburi delle cupole, e raffigurano storie della Bibbia, i Sette Sacramenti e le Opere di Misericordia. 
Il presbiterio è stato rifatto nel 1992, per adattarlo alle esigenze della riforma liturgica, eliminando la balaustra con cancelli in bronzo.


Nel fondo del presbiterio c'è un mosaico di 100 metri quadrati raffigurante la gloria di San Giovanni Bosco, fra Santi e Beati Salesiani, opera pregevole di Giovanni Brancaccio, affiancato da otto bassorilievi con episodi della vita del Santo, l'altare maggiore, in marmo rosa di Portogallo, ha il tabernacolo in ametista, sormontato da angeli e raggiera in bronzo di Pericle Fazzini.
Nel 2008 sono iniziati una serie di lavori che prevedono il restauro progressivo di tutto l'edificio di culto, a partire dal pronao. Nel 2018 sono stati restaurati la cupola maggiore, quella minore, le torri campanarie ed i grandi mosaici interni.

Altri siti che ne parlano:




Targa in memoria di Errico Malatesta

Targa Malatesta Piazzale degli Eroi

La targa in questione si trova in Piazzale degli Eroi, nel Quartiere Trionfale, e ricorda Errico Malatesta (Santa Maria Capua Vetere 1853 - Roma 1932), uno dei principali esponenti del movimento anarchico in Italia, che in questa casa abitò e morì.
La targa è stata qui posta nel 1945.

Via di Sant'Emerita

Mappa Via Sant'Emerita Marino Gigli

Via di Sant'Emerita è una strada, oggi soppressa, che si trovava alla Garbatella, nel Quartiere Ostiense. Essa originariamente collegava Via Alberto Guglielmotti e Via di Sant'Adautto. Tale strada, situata nei lotti IV e VI della Garbatella, venne formalmente istituita nel 1924 e dedicata a Sant'Emerita, Santa particolarmente celebrata nelle vicine catacombe di Comodilla così come Sant'Adautto e San Felice cui sono dedicate alcune strade vicine. Nella delibera del 1924 si legge in realtà "Catacombe di Domitilla", ma i Santi in questione risultano essere sepolti nel più vicino cimitero di Commodilla.
Sant'Emerita, conosciuta anche come Santa Merita, è una martire romana di cui si sa molto poco, che potrebbe aver subito il martirio insieme a Santa Degna, con cui spesso è citata insieme, durante la persecuzione dell'Imperatore Valeriano. 
Tale strada originariamente congiungeva i lotti IV e VI attraverso un suggestivo ponticello in legno che passava sopra la Via delle Sette Chiese, posta in una sorta di valletta tra i due lotti che venivano così uniti in questa maniera.
Vecchio tracciato Via Sant'Emerita
Una ricostruzione del vecchio tracciato di Via Sant'Emerita su una mappa di Google Maps
 
Nel 1957, tuttavia, i lotti I e IV della Garbatella, così come una piccola parte del II, vennero drammaticamente demoliti per far spazio a nuovi edifici che non vennero mai realizzati. Già negli anni precedenti, inoltre, erano probabilmente iniziati i lavori a riguardo e il suggestivo ponticello venne demolito proprio in questo periodo: non è un caso che nel 1955 la strada viene formalmente trasformata in traversa senza uscita di Via Guglielmotti. La demolizione del lotto IV, tuttavia, dette un paradossale risultato: per quanto Via di Sant'Emerita fosse formalmente una traversa senza uscita di Via Guglielmotti, divenne di fatto una traversa senza uscita di Via di Sant'Adautto, posta in quella parte arroccata della Garbatella rappresentata dai lotti VI e VII.
 
Sant'Emerita targa stradale

Nel 1990 il Comune di Roma prese atto che Via di Sant'Emerita non esisteva più, e decise perciò di sopprimerla formalmente. Tuttavia, nonostante questo, lungo Via di Sant'Adautto è ancora riconoscibile, sotto forma di strada senza uscita, parte del suo tracciato ed è ancora presente, seppur rovinata, la targa stradale che indica il nome della Via.