La costruzione del Palazzo di Giustizia



La legge del 14 maggio 1881 sanciva la convenzione stipulata tra Governo e Municipio di Roma con cui lo Stato affidava al Comune la costruzione di importanti opere governative, tra le quali spiccava il Palazzo di Giustizia. Il Governo si impegnava con un contributo di due milioni e mezzo annui e, contemporaneamente, autorizzava il Comune a contrarre un prestito di 50 milioni, cui si aggiunsero, due anni dopo, altri 100 milioni; l'intera operazione venne giustificata con l'esigenza di evitare di mettere sul mercato nuovi titoli di Stato.
Fu il ministro di Grazia e Giustizia Giuseppe Zanardelli, nel 1879, a volere la costruzione del palazzo per riunire in un solo edificio monumentale i vari uffici giudiziari sparsi per la città; l'edificio doveva essere il tempio della giustizia, doveva celebrare la grandezza del nuovo stato Italiano e segnare indelebilmente la Terza Roma.
Nel 1882 il sindaco Pianciani e Zanardelli decisero che il luogo su cui erigere il palazzo sarebbe stata l'area dei Prati di Castello, vicino a Castel S. Angelo, vecchia sede delle prigioni Pontificie, lo studio del sottosuolo aveva tuttavia messo in luce un terreno ricco di strati acquiferi e melmosi.



Nel 1883 fu bandito il primo concorso pubblico per la progettazione del palazzo, solo dopo cinque anni furono selezionati i quattro progetti finalisti, tra i quarantotto presentati, e alla fine, dopo aver bandito un ulteriore concorso nel 1887, fu scelto quello di Guglielmo Calderini, sebbene l'architetto avesse presentato pochi disegni concernenti soprattutto la parte artistica.


Il 14 maggio 1889, alla presenza dei Reali, e di una grande folla, fu posta la prima pietra dell'immenso cantiere di 27.000 metri quadrati. 
In quell'occasione, l'architetto Ersoch aveva progettato la Tribuna Reale, con tendaggi e stemmi Sabaudi, e gli addobbi circostanti, il Ministro Zanardelli esclamò nel suo discorso inaugurale 'L'edificio di cui, Sire, siete per porre la prima pietra, edificio entro il quale siederanno Le Corti di Cassazione e di Appello, Le Corti di Assise, i Tribunali e le Preture urbane, è frutto di quegli studi lunghi e perseveranti, di quei rinnovati cimenti, i quali vedemmo aver fatto ottima prova dei più splendidi capolavori dell'architettura italiana.
Arduo era il problema da sciogliere, poiché con le ragioni dell'arte, meno che mai trascurabili in un monumento che deve sorgere presso alla Mole Adriana, non lungi dalla sublime cupola di Michelangelo, dovevansi conciliare le ragioni eminentissime dell'utilità pratica, dell'igiene, della comodità, della sicurezza indispensabili in un palazzo di giustizia, e le quali, per i limiti e le condizioni che impongono nella costruzione e distribuzione delle parti, frenano e mortificano la fantasia dell'artista.
Ma il giudizio unanime di autorevole commissione artistica può darci caparra che, con felice associazione della scienza e dell'arte, il problema sia stato dal prof. Calderini egregiamente risolto, e che ci venga dato di costruire un monumento di severa bellezza, il quale, sulle tracce dei più imitabili modelli del Cinquecento, accoppii la venustà e l'eleganza all'impronta di quella maestà e di quella forza che sono gli essenziali attributi della legge e del diritto.'


Le sterminate fondazioni del Palazzo di Giustizia

Ben presto ci si rese conto che la platea di fondazione in calcestruzzo di più di 2 metri di spessore e 8 di profondità, a cui lavorarono per 74 giorni 1.400 operai, che avrebbe dovuto sopportare il massiccio edificio, non era sufficiente a sorreggere il palazzo, interamente rivestito in travertino, per di più le parti più basse delle fondazioni vennero a trovarsi a livello del Tevere, con grandi difficoltà per lo scolo delle acque. 
Vennero poi alla luce reperti archeologici di età imperiale, un portico con tabernae del I sec. d.C. e resti di tombe con vari sarcofagi che contribuirono a rallentare il cantiere.
Contemporaneamente all'avvio dei lavori scoppiarono violente polemiche nei confronti del progetto di Calderini, le dimensioni enormi delle trenta aule, gli scaloni a non finire, i cortili, le gallerie e la gigantesca sala dei passi perduti, d'ispirazione Parigina, sembravano essere il frutto di un delirio di grandezza dell'architetto piuttosto che essere funzionali all'amministrazione ordinaria della Giustizia.

Progetto definitivo per la facciata verso il Tevere, 1892

Vista l'instabilità delle fondamenta, Calderini fu costretto a modificare il progetto definitivo del palazzo rinunciando a realizzare il terzo piano su tutte le facciate, il palazzo fu diviso in un corpo centrale a tre piani e in due corpi laterali di soli due piani; la rielaborazione del progetto, le nuove perizie e i nuovi piani di esecuzione provocarono un grave rallentamento dei lavori e una lievitazione dei costi.

La costruzione del palazzo è giunta al II piano

Gli appalti furono stipulati, come accertarono le successive inchieste ufficiali, sempre scostandosi dalle norme imposte dalle leggi e dai regolamenti, portando a continue controversie che ritardavano l'andamento dei lavori e causavano scandalose dilapidazioni. 

I lavori nell'immenso cantiere il 1893

Il ministro dei Lavori Pubblici affermò alla Camera che la costruzione era stata portata avanti con completa incoscienza e si augurò di non essere più ministro il giorno dell'inaugurazione per non dover intonare il De Profundis ai milioni di contribuenti Italiani.


Nel 1898 furono banditi i concorsi per le decorazioni dei prospetti esterni e del cortile d'onore, tuttavia vi furono alcuni casi di accordi privati tra singoli artisti ed esponenti politici, tra cui lo stesso Zanardelli, che portarono il socialista Turati a formulare un'interrogazione parlamentare (1902).
Nel 1900 fu scelto il pittore Maccari per realizzare gli affreschi all'interno del palazzo.

Sopralluogo del Ministro della Giustizia Ronchetti al cantiere, nel 1903

La gigantesca opera fu finalmente inaugurata dal Re Vittorio Emanuele III l'11 gennaio 1911, nel Cinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, non fu possibile però tenerla nell'Aula Magna, poiché il Maccari ne aveva dipinto solo una metà, ma le decorazioni pittoriche furono terminate solo nel 1918.



Il palazzo era costato più di 40 milioni invece dei 9 preventivati e aveva richiesto 23 anni di lavoro, invece dei 4 previsti.
Nel 1912 fu istituita una commissione parlamentare d'inchiesta sulla spesa per la costruzione del Palazzo di Giustizia che si concluse con la condanna di illustri luminari del diritto e esponenti politici, il sospetto di corruzione non risparmiò neppure il defunto Zanardelli.




- Per approfondire:






Ad Gradatas


La località Ad Gradatas si trovava nel Rione Monti, e la sua esistenza è testimoniata intorno all'anno 1000. Il nome lascia pensare ad alcuni gradini, probabilmente marmorei, che collegavano la zona della Suburra alla Basilica di Santa Maria Maggiore, come testimonia il Liber Pontificalis che fa riferimento ad una "Regione gradorum adhaerentia Basilicae", con riferimento appunto alla Basilica di Santa Maria Maggiore.
Con tutta probabilità, la località Ad Gradatas si trovava intorno a una strada con una scalinata che possiamo collocare grossomodo tra le attuali Via Paolina e Via dell'Olmata.

Ad Capita Bubula



Ad Capita Bubula era il nome con cui, fin da tempi molto remoti durante l'Antica Roma, era nota una località sul Palatino, oggi parte del Rione Campitelli, che in Latino lascia intendere la presenza di capi bovini. Per questa ragione, si è pensato che nel luogo vi fossero decorazioni con bucrani in marmo. Il toponimo però risalirebbe al tempo dell'Età Regia di Roma, quando questo tipo di decorazioni non era usato, fatto che farebbe propendere a un prato dove mandrie di buoi avrebbero pascolato. Il termine latino bubulum potrebbe infatti indicare le mandrie di buoi, fatto che lascerebbe intendere che il luogo fosse adibito a pascolo.
In ogni caso, la località è citata da Svetonio ne Le Vite dei Cesari, quando parla di Augusto. In tale libro, scrive:
"Natus est Augustus M.Tullio Cicerone C. Antonio Conss. VIIII. Kal. Octo. paulo ante solis exortum, regione Palati Ad Caputa Bubula".
Stando a questo testo, apprendiamo che Augusto è nato presso questa località, anche se inizialmente abitò nella zona della Velia, l'altura del Palatino verso il Foro Romano. Successivamente, Augusto, divenuto imperatore, si trasferì nuovamente presso la località Ad Capita Bubula, dove costruì la propria residenza imperiale.

Complesso IACP di Tor Sapienza


Il complesso IACP di Tor Sapienza si trova in Via Giorgio Morandi, nella Zona Tor Sapienza. Venne realizzato a partire dal 1974 per terminare nel 1979 su progetto dell'architetto Alberto Gatti, insieme alla moglie Diambra De Sanctis, per ospitare alloggi popolari e servizi.
L'edificio si presenta sulla tipologia edilizia degli Hofe dell'inizio del XX Secolo presenti in Austria e Germania, attraverso quindi un unico grande corpo edilizio, che si configura in maniera del tutto isolata dal contesto dell'abitato di Tor Sapienza.
La struttura pensata è quella di alcuni blocchi che, circondati da Viale Giorgio Morandi, formano una sorta di rettangolo, in mezzo al quale sono presenti l'area verde ed alcuni edifici per i servizi. Per anni la struttura è stata isolata dal resto della città, fatto che ne ha favorito il fiorire del degrado nel complesso.




Palazzo Castellani


Palazzo Castellani è un palazzo nobiliare che esisteva nel Rione Trastevere, tra la Via della Lungarina e Piazza Castellani, che deve il proprio nome proprio alla nobile famiglia che possedeva il palazzo. L'antico edificio risaliva probabilmente al XV Secolo, probabilmente al 1495, anno in cui in ogni caso dovrebbe aver subito un importante restauro, come dimostrano i due bassorilievi oggi visibili sul prospetto del nuovo edificio che ha sostituito il vecchio palazzo in Piazza Castellani.
Questi bassorilievi un tempo erano a decorazione degli stipiti del portale del palazzo (come è visibile anche in un acquerello ottocentesco di Ettore Roesler Franz), e rappresentano l'uno i simboli di Trastevere (il leone) e di Roma (le lettere "S" ed "R", che stanno per "Senatus" e "Romanus"), mentre l'altro i simboli delle famiglie Castellani (le losanghe) e Porcari (il maiale).
Sotto quest'ultimo, è presente una scritta in lingua latina che rappresenta un lascito agli eredi di Cosma Castellani e Brigida Porcari, sposatisi nel 1495 e per cui potrebbe essere stato costruito il palazzo.
Il portale di Palazzo Castellani in un acquerello ottocentesco di Roesler Franz

La famiglia Castellani era molto radicata in questa parte di Trastevere e la vicina chiesa di San Benedetto in Piscinula era la loro chiesa di riferimento, tanto che vi sono sepolti diversi membri della famiglia. I Castellani si estinsero nel 1606, con la morte senza eredi di Lorenzo Castellani, che portò al mutamento del cognome di famiglia in Castellani Brancaleoni.
Nell'acquerello di Roesler Franz vediamo come nel XIX Secolo il palazzo non fosse più un vero e proprio palazzo nobiliare, ma in parte adibito a rivendita di vino.
Alla fine del XIX Secolo il palazzo, assai vicino al Tevere, venne abbattuto per lasciare spazio ai Lungotevere.
Nel XX Secolo al suo posto venne costruito il Palazzo Nunes, opera dell'architetto Cesanelli e terminato nel 1935, sulla cui facciata sono stati posti i due bassorilievi di cui sopra.

Targa in memoria di Mario Moderni


La targa in questione si trova in Via Fortebraccio, nel Quartiere Prenestino-Labicano, e ricorda Mario Moderni (Rma 1893 - Volzana 1915), morto nella Prima Guerra Mondiale, la fondazione alla cui memoria ha realizzato nel 2007 una residenza in questa zona per studenti meritevoli in stato di disagio. La targa è stata qui posta nel 2007 dalla Fondazione Mario Moderni.

Busto di Giacomo Lauri Volpi


Il busto di Giacomo Lauri Volpi si trova nel Rione Castro Pretorio, in Piazza Beniamino Gigli, all'ingresso del Teatro dell'Opera.
Giacomo Lauri-Volpi (Lanuvio 1892 - Burjassot 1979) fu un importante tenore italiano, che si esebì in notevoli occasioni presso il Teatro dell'Opera.