L'incendio dell'Auditorium di Via Albergotti



La mattina del 30 Novembre 2016 un grosso incendio si è sviluppato presso l'Auditorium di Via Francesco Albergotti, nel Quartiere Aurelio. Non sono attualmente note le cause dell'incidente, che ha coinvolto in primis la volta in legno della cupola, a sua volta sormontata da una lastra in rame.
Nessuna persone fortunatamente è rimasta coinvolta nell'incidente, ed il vento soffiava nella direzione opposta al parco del Pineto. Diversamente, l'incendio avrebbe potuto estendersi nel limitrofo parco, già provato da un grosso incendio nell'estate del 2016.


L'auditorium è una struttura che avrebbe dovuto ospitare eventi ed attività culturali di quartiere. La sua costruzione era iniziata intorno al 2005 ed i lavori si erano protratti - con grandi lentezze - fino ad oggi. Proprio ora, che mancavano solo gli ultimi arredi, ma prima di essere effettivamente inaugurato ed aprire al pubblico, è stato colpito da questo grave incidente.


La leggenda metropolitana del braccio alzato del Rio de la Plata nella Fontana dei Fiumi


Non si sa da quanto tempo, ma esiste una leggenda metropolitana relativa alla Fontana dei Quattro Fiumi che Gian Lorenzo Bernini realizzò tra il 1648 ed il 1651 in Piazza Navona, nel Rione Parione. Nello specifico ne è protagonista la statua che personifica il Rio de la Plata, disegnata dal Bernini e fisicamente realizzata dal suo allievo Francesco Baratta.
La figura che rappresenta il fiume, infatti, è rivolta verso la Chiesa di Sant'Agnese in Agone e tiene il braccio sinistro alzato verso di essa. Questa leggenda metropolitana vuole che il Bernini abbia voluto manifestare attraverso questa posa del fiume, che la Chiesa prospiciente, realizzata dal suo rivale Francesco Borromini, potesse crollare, come forma di spregio verso le abilità tecniche dell'architetto italo-svizzero.


La leggenda metropolitana è suggestiva e pone l'accento sulla celebre rivalità tra i due artisti, ma in realtà risulta essere falsa, tuttavia, complice la posa della statua, si è tramandata negli anni, tanto da essere considerata valida da molte persone. 
La Chiesa di Sant'Agnese in Agone, infatti, fu realizzata dal Borromini a partire dal 1652, e quando il Bernini realizzò la Fontana dei Quattro Fiumi essa ancora non esisteva. L'artista napoletano di origine toscana non poté dunque mandare in alcun modo segni di spregio al Borromini facendo alzare ad una statua un braccio.
Come numerose leggende metropolitane, tuttavia, questa ha un fondo di verità, che va ben oltre la semplice rivalità artistica tra i due artisti, assoluti protagonisti della scena barocca, attivi entrambi a Roma, ma al tempo stesso così diversi sia caratterialmente che a livello artistico.
Intanto, rimanendo sul luogo strettamente legato a questa leggenda, va detto che Papa Innocenzo X Pamphilj, che preferiva decisamente il Borromini al Bernini, quest'ultimo protetto dal suo predecessore Urbano VIII Barberini ed inizialmente emarginato dal nuovo Pontefice, aveva dato allo scultore italo-svizzero l'incarico di progettare la fontana.
Il Borromini, innovatore ed austero al tempo stesso, aveva presentato un progetto decisamente meno scenografico per la sistemazione dell'obelisco e la fontana in mezzo alla Piazza, che dopo la costruzione del grande palazzo di famiglia dei Pamphilj stava diventando quasi un monumentale cortile di corte della nobile famiglia.
La tradizione vuole che il Bernini fosse riuscito ad ottenere la commissione e rientrare nelle simpatie dei Pamphilj attraverso un espediente particolarmente astuto. L'artista avrebbe infatti fatto pervenire una copia in argento alta un metro e mezzo del progetto della fontana presso Donna Olimpia Maidalchini, influente cognata del Papa, riuscendo a convincere entrambi riguardo la validità del progetto, che approvarono e fecero realizzare.
Oltre a questo duello artistico tra i due per la commissione della Fontana dei Fiumi, c'è un altro elemento che ha sicuramente influito sulla nascita di questa leggenda metropolitana.
Gian Lorenzo Bernini, come una targa ed un busto ancora oggi ricordano, ebbe casa in Via della Mercede, di fronte al Palazzo di Propaganda Fide. Questo edificio, iniziato sotto Papa Urbano VIII Barberini, fu un altro teatro delle contese artistiche dei due grandi esponenti del barocco. Se il Pontefice toscano, grande protettore del Bernini, aveva dato a quest'ultimo l'incarico per la costruzione del palazzo, il suo successore Innocenzo X Pamphilj volle rimpiazzarlo col Borromini.
L'artista svizzero volle dileggiare il rivale scolpendo un paio di orecchie d'asino sulla facciata del palazzo proprio di fronte alle finestre del Bernini. Quest'ultimo non desistette dal rispondere al collega, e decise di scolpire sui mensoloni che reggono il tetto del suo palazzo un pene.
Queste testimonianze furono purtroppo rimosse per motivi di pudore, cosa che non ci dà prova che si tratti di una storia veritiera e non di un'altra leggenda metropolitana. Tuttavia non è da escludere che la leggenda metropolitana sulla Fonana dei Fiumi altro non sia che la versione "censurata" e pudica della storia delle orecchie d'asino e del fallo.

Vicolo del Babuino


Vicolo del Babuino si trova nel Rione Campo Marzio, compresa tra Via del Babuino e Via Margutta. Essa, così come la vicina Via del Babuino, deve il nome dalla statua di Sileno nota come Babbuino. Questa, una delle statue parlanti di Roma, raggiunse tale importanza da imporre il proprio nome alla strada dove si trova e, da lì, anche a questo vicolo limitrofo.
Nel vicolo è ancora visibile, restaurata, una vecchia insegna di un negozio di vetture per città e campagna.


Segnale di un idrante in Via Margutta


In Via Margutta, nel Rione Campo Marzio, è visibile - seppur chiaramente rifatta - il segnale che, durante la Seconda Guerra Mondiale, segnalava la presenza di un idrante da utilizzare in caso di bombardamento. Dall'aspetto sembrerebbe che, quando la facciata del palazzo è stata rifatta, si sia voluta preservare la memoria di questo segnale ma in maniera piuttosto posticcia: il segnale non è infatti riempito di bianco come di solito accade.

Fontana della Scrofa


La Fontana della Scrofa si trova attualmente divisa in due parti: la fontana vera e propria all'angolo tra Via della Scrofa e Via dei Portoghesi, mentre il bassorilievo della Scrofa in Via della Scrofa, dove la fontana si trovava inizialmente. Entrambe la parti della fontana si trovano nel Rione Sant'Eustachio.
Del piccolo bassorilievo raffigurante una scrofa e posto su un muro del Convento degli Agostiniani si ha notizia già dal 1445. Probabilmente si trattava di un frammento tratto da un più grande bassorilievo raffigurante una processione souvetaurilia. Sicuramente questo frammento ebbe un'importanza tale da far sì che l'intera strada ove esso si trova abbia preso il nome di Via della Scrofa.
Intorno al 1580 Papa Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585) fece collocare sotto il bassorilievo una fontana abbastanza semplice, composta da una cannella e una tazza marmorea.
Nel 1873 il traffico nella strada aumentò e si rese necessario spostare la fontana. Vennero così spostate la tazza e la cannella, ma non il bassorilievo della scrofa, ancora presente nell'originaria collocazione, cui è stata aggiunta una targa che recita come la fontana sia stata spostata nell'attuale collocazione, cioè all'angolo tra Via della Scrofa e Via dei Portoghesi.



Casa per impiegati del Governatorato al Trionfale


La Casa per impiegati del Governatorato si trova in Via Andrea Doria, nel Quartiere Trionfale.
Essa risale al 1927 quando fu affidato agli architetti Luigi Ciarrocchi e Mario De Renzi il compito di realizzare un edificio per le abitazioni dei dipendenti del Governatorato.
La scelta di farlo costruire nella zona del Trionfale, una zona fortemente antifascista e che pochi anni prima, quando il fascismo prese il potere, aveva dato non poco filo da torcere alla Camicie Nere, potrebbe essere stata una scelta politica con la quale una categoria generalmente fedele al regime come gli impiegati del Governatorato sarebbe stata inserita in un contesto meno favorevole a Mussolini.
Il progetto ebbe tre diverse versioni, la prima era caratterizzata da un grande edificio con cortile centrale, in stile moderno, la seconda proponeva tre corpi di fabbrica di sei piani uniti perpendicolarmente ad un lungo e stretto corpo posteriore, anteriormente era presente il volume basso dei negozi; tutto l'edificio e specialmente le testate delle scale erano caratterizzate dalla messa in risalto dell'ossatura di cemento armato. Per questo motivo il progetto  fu respinto con la raccomandazione di utilizzare un linguaggio più tradizionale.

Il terzo progetto dell'edificio

Fu così che venne elaborato il terzo progetto, poi approvato, e realizzato nel 1931. L'edificio ha una pianta a pettine, con tre grandi cortili che permettono a tutti gli appartamenti posti sui cinque piani di poter godere di una piena illuminazione.


Il pian terreno, invece, è pensato per i negozi ed è distinto dal resto del corpo edilizio grazie all'uso dei mattoni.
Non mancano i richiami alle insulae dell'Antica Roma, soprattutto nella disposizione dei laterizi, e non va sottovalutato come pochi anni prima gli scavi avessero dato alla luce la insulae di Ostia Antica.


I primi due piani sono in cortina, gli altri quattro sono dotati di cornice marcapiano e cornici per le finestre. L'ultimo piano è decorato da semplici lesene che inquadrano le portefinestre dotate di un balconcino con parapetto in ferro.


Le testate dei tre corpi di fabbrica su Via Andrea Doria mostrano il vano scala aggettante, dotato di finestre semicircolari e lesene modanate.
L'attico del corpo posteriore, che ospita i lavatoi, è dotato di un interessante loggiato a portico decorato de semicolonne, un tempo sovrastate da una sfera decorativa.

Il portico dell'attico era decorato da sfere decorative di tradizione rinascimentale

L'edificio riscosse molto successo in ambito architettonico e fu proposto come modello di edificio moderno Italiano da Plinio Marconi, che lo fece pubblicare alle mostre dei Cultori di Belle Arti di Roma e Internazionale dell'Abitazione di Budapest del 1929.

Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo


La Chiesa della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo si trova in Via San Sebastianello, nel Rione Campo Marzio, leggermente nascosta sotto il livello stradale nel tratto in cui la strada, proveniente da Piazza di Spagna, sale in direzione di Villa Medici e del Pincio.
La Chiesa venne edificata a partire dal 1888 per volontà di Padre Valerian Przewlocki, Superiore Generale della Congregazione della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Questa Congregazione nacque a Parigi nel 1836 su iniziativa di Bogdan Jancki, un cittadino polacco che aveva lasciato la Polonia in seguito al fallito tentativo rivoluzionario anti-russo del 1830-1831, trasferendosi in Francia e, successivamente, a Roma, che divenne la base della nuova Congregazione, formata soprattutto da religiosi polacchi.
La Congregazione inizialmente occupò i locali della Chiesa di San Claudio dei Borgognoni fino al 1886, quando Papa Beato Pio IX Mastai Ferretti approvò la Congregazione (confermata poi nel 1902 da Papa Leone XIII Pecci).
La crescita di membri e di seguaci dei Resurrezionisti rese infatti necessario trovare una nuova sede adatta ad ospitarli. Dopo che vennero scartate le ipotesi di San Paolo Primo Eremita e San Stanislao dei Polacchi, nel 1885 il Padre Superiore Semenenko acquistò un edificio settecentesco che era al tempo adibito a locanda, la palazzina Casciani, in Via San Sebastianello. Fu dunque qui che il Superiore Padre Valerian Przewlocki fece insediare la Casa Generalizia della Congregazione, sopraelevando l'edificio di un piano e facendovi costruire la nuova Chiesa, dedicata alla Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Il luogo di culto venne progettato dall'ingegnere Luigi Tedeschi che creò un edificio in stile eclettico con una facciata che coniuga elementi neoromanici ad altri neorinascimentali ed un campanile neogotico. Nel 1889 la Chiesa venne consacrata dal Cadinale Vicario Lucido Maria Parocchi.
L'interno della Chiesa risulta fortemente alterato da una serie di restauri avvenuti nel 1979 che ne hanno tolto quasi completamente l'aspetto Ottocentesco che prima conservava marcatamente. Tra ciò che è rimasto dell'arredo originale, oltre al bassorilievo marmoreo di Cristo Risorto posto sulla lunetta sopra la porta d'ingresso, opera dello scultore polacco Pius Welonski, ci sono le vetrate, realizzate dalla ditta Mayer di Monaco di Baviera nel 1889. Gli stalli del coro sono invece stati trasferiti nel 1979 presso il Santuario della Mentorella, che è retto dai Resurrezionisti dal 1857.
Degne di nota sono le acquasantiere neo barocche, opera dello scultore Wiktor Brodzki e le grandi tele opere dei pittori Franciszek Krudowski e Jozef Unieski.