Carnevale Romano

Il Carnevale di Roma in un dipinto di Johannes Lingelbach (XVII Secolo)
Il Carnevale è una festa che, pur non essendo religiosa, si celebra principalmente nei Paesi di tradizione Cattolica, essendo connessa in modo stretto ad alcune importanti festività religiose. La festa inizia infatti la Domenica di Settuagesima, ovvero la prima delle nove che precede la Settimana Santa, nel periodo precedente la il Mercoledì delle Ceneri e la Quaresima.
Pur essendo festeggiato in modo diverso da città in città - e qui vedremo infatti nello specifico il Carnevale Romano - , esso ha tratti generali comuni, originati da alcune feste pagane quali i Saturnali dell'Antica Roma, in cui gli schiavi erano eccezionalmente elevati al rango di padroni. Il Carnevale è infatti caratterizzato dalle maschere, dall'interpretare, per l'occasione, qualcuno diverso da chi si è realmente e sovvertendo l'ordinario ordine sociale.
Come abbiamo detto, ogni realtà locale ha una diversa forma di Carnevale, spesso con riferimenti alla cultura locale in linea generale.
Le origini del Carnevale Romano risalgono al Medioevo, dove i giochi si svolgevano principalmente nella Platea in Agone, l'attuale Piazza Navona, ma fu nel XV Secolo, sotto il Pontificato di Papa Paolo II Barbo (1464-1471), che crebbe notevolmente di importanza. Il nuovo Pontefice veniva infatti da Venezia, città dove esisteva all'epoca - come oggi - uno dei più popolari Carnevali al mondo. Il nuovo Pontefice volle dunque che Roma non fosse da meno e focalizzò le celebrazione nell'area del nuovo palazzo che si era fatto costruire, il Palazzo Venezia, e della limitrofa Via Lata, l'attuale Via del Corso e promosse il nuovo Carnevale a tal punto che nel Rinascimento era più popolare e rinomato di quello veneziano.
Proprio su questa strada, infatti, si correva per l'occasione la corsa dei Barberi, dove cavalli berberi erano fatti correre lungo l'intera via partendo da Piazza del Popolo e ripresi a Piazza Venezia, dove era infatti una strada - oggi non più esistente - detta Via della Ripresa dei Barberi. Nel 1665 Papa Alessandro VII Chigi (1655-1667) fece abbattere l'Arco di Portogallo, allargando parte di Via del Corso, proprio per rendere più agevole il percorso. Tale intervento è ogg ricordato da una targa.
Quella dei cavalli non era però l'unica corsa che vi si svolgeva, e la Bolla di Paolo II fece istituire queste altre singolari competizioni: il primo lunedì correvano gli Ebrei, dopo aver mangiato in abbondanza in modo da essere meno agili, il primo martedì i bambini Cristiani, il mercoledì i giovani Cristiani, il Giovedì Grasso gli anziani di età superiore ai 60 anni, il secondo lunedì gli asini, il Martedì Grasso le bufale. A questi nel tempo si aggiunsero, uscendo anche da questo schema ben impostato, oltre alla corsa dei cavalli, corse di nani, zoppi e deformi.
Via del Corso era anche in quel periodo uno dei principali - ma non certo l'unico - luoghi in cui sfilavano persone in maschera, camuffati principalmente dai principali personaggi della Commedia dell'Arte, soprattutto di foggia Romana. Oltre a maschere di calibro nazionale quali il medico, il brigante e il nobile decaduto, sfilavano anche quelle più tipiche di Roma, come Rugantino, Meo Patacca, Cassandrino e Don Pasquale De' Bisognosi, cui nel XIX Secolo si aggiunse il Generale Mannaggia La Rocca. Dopo il tramonto, per ragioni di ordine pubblico, era proibito indossare maschere sul volto per chi si travestiva. Durante queste manifestazioni, si era soliti lanciarsi coriandoli e pezzi di amido indurito.

Maschere in Piazza Barberini in una raffigurazione di Bartolomeo Pinelli
Altro luogo del Carnevale Romano era il Monte Testaccio, dove aveva luogo la singolare manifestazione della Ruzzica de li Porci: alcuni maiali erano posti su carri e fatti rotolare dall'altura, mentre la folla sotto si contendeva gli animali.
Nel 1667 Papa Clemente IX Rospigliosi (1667-1669) decise di porre fine alle corse di persone in Via del Corso, dal momento che i cittadini spesso lanciavano oggetti di ogni tipo contro coloro che correvano. Tuttavia, gli Ebrei, che beneficiarono dell'interruzione del lancio di oggetti contro le loro corse, dovettero accollarsi una gran parte delle spese per il Carnevale. Oltre a questo, il Rabbino Capo di Roma si doveva recare presso i Conservatori di Roma ed inginocchiarsi di fronte a loro, per essere cacciato a calci nel sedere.
Dopo l'abolizione delle corse di esseri umani, il Carnevale iniziava con un'esecuzione capitale o altre pene corporali di colpevoli di reati vari.

La Corsa dei Moccoletti in un dipinto di Ippolito Caffi conservato alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma
Una nuova usanza che nacque in questo periodo e che caratterizzò lungamente il Carnevale Romano è la Corsa dei Moccoletti, una corsa serale in cui i partecipanti reggevano delle candele e stava a loro spegnerle agli avversari. Un dipinto Ottocentesco di Ippolito Caffi ricorda quest'usanza.
Tra i numerosi letterati che hanno lasciato testimonianza del Carnevale Romano c'è anche Wolfgang Goethe, che narra quanto fosse difficile descrivere una simile massa festosa.
Il Carnevale Romano non ebbe luogo tutti gli anni, dal momento che diversi eventi potevano causarne la sospensione. Nel 1829, ad esempio, non si svolse per via della morte del Papa Leone XII Della Genga (1823-1829), mentre nel 1837 non ebbe luogo a causa di un'epidemia di colera.
La decadenza di questa festa si ebbe a partire dal 1870, con l'annessione di Roma al Regno d'Italia, quando i Piemontesi iniziarono a limitare fortemente il Carnevale Romano per ragioni di ordine pubblico, dal momento che erano molti gli incidenti che si verificavano nei giorni della festa.

Una scena del carnevale del 1881 dipinta da José Benlliure

Vicolo del Montonaccio


Vicolo del Montonaccio è una strada situata nel Rione Ponte, che parte da Via di Monte Giordano e non ha uscita.
La via si presenta come una tortuosa salita senza sbocco all'interno dell'isolato di Monte Giordano, in quel palazzo che fu in primis degli Orsini, poi dei Gabrielli e quindi diviso tra diverse proprietà. I diversi nomi che la strada ha avuto hanno spesso chiamato a questa sua connotazione di strada poco agibile. Salita di Gabrielli, Scale di Monte Giordano, Scentaccia di Monte Giordano, Cordonata alla Vetrina.
Questo fa scartare un'altra ipotesi presa in considerazione, ovvero che il nome dispregiativo del vicolo fosse dovuto a un deposito di immondizie che vi si trovava. Tuttavia, la scarsa accessibilità del vicolo potrebbe averne favorito anche la presenza di sporcizia.
Sulla sommità del vicolo - più alta di diversi metri dal suo punto di partenza in Via di Monte Giordano - si arriva alle case che furono dei Signori di Monte Rotondo e a Palazzo Tanari.


Madonna col Bambino in Via della Pace


L'Edicola Sacra in questione si trova in Via della Pace, nel tratto compreso nel Rione Ponte, e raffigura la Madonna con in braccio Gesù Bambino. L'immagine della Vergine è posta in un'edicola costituita da due lesene doriche sostenenti un timpano, sulla cui sommità si trova una sfera, l'edicola poggia su un piano ricurvo di marmo sorretto da due mensole. Una lanterna in ferro battuto penne dall'alto, un piccolo torciere di ferro ad una luce si trova subito sotto le mensole.

Contrada Alto Passo

La Contrada Alto Passo si trovava nel Rione Ripa, e se ne ha memoria per quanto riguarda un lazzaretto che vi fece realizzare Papa Niccolò V Parentucelli (1447-1455) nel 1453, affidando la costruzione dell'opera alla Compagnia dei Fabbri. Non si hanno altre notizie riguardo questo luogo.

Strada dell'Alta Semita

La strada dell'Alta Semita era una strada dell'Antica Roma. Essa ricopriva una notevole importanza al punto da dare il proprio nome ad una delle Regiones Augustee, appunto l'Alta Semita.
Il nome di questa strada significa "sentiero alto", lasciando intendere una posizione elevata. Dobbiamo infatti pensare che se oggi le alture dei sette colli di Roma sono percepibili soprattutto per le salite e le discese, in tempi antichi erano visibili anche elementi naturali, oggi sempre più rari, che mostravano i rilievi collinari ed aumentavano la percezione di altitudine. Questo ci fa pensare che il nome di questa strada possa risalire a tempi remotissimi.
Il percorso della strada dell'Alta Semita iniziava poco fuori da Porta Collina, nelle Mura Serviane, al punto del raccordo tra la Nomentana e la Salaria, grossomodo sull'attuale Via Venti Settembre. Da lì percorreva il tracciato dell'odierna strada procedendo sull'attuale Via del Quirinale, arrivando al Foro Romano e raccordandosi probabilmente con il Vicus Iugarius.
La strada venne interrotta prima per la realizzazione del Foro Traiano e successivamente delle Terme di Costantio, ma come abbiamo visto il suo tracciato continua ad essere un importante asse della mobilità anche ai giorni nostri.

Vicolo della Fontana



Vicolo della Fontana è una strada situata nel Quartiere Trieste, compresa tra Via delle Alpi e Via Nomentana. 
La via è uno dei pochi toponimi della zona preesistenti all'annessione di Roma al Regno d'Italia e sopravvissuti all'urbanizzazione successiva.

Vicolo della Fontana nel 1870

La strada si presenta ancora oggi con un tragitto irregolare, costeggiando la limitrofa Villa Paganini. 
Originariamente, il tracciato iniziava da Porta Salaria, comprendendo anche quello delle attuali Via Dalmazia e Via Nizza, anche esse infatti in parte irregolari nel proprio percorso diversamente dalla maggior parte delle altre strade del quartiere. 
La strada delimitava superiormente i terreni di Villa Albani, mentre in basso si trovavano la Vigna Capizucchi e Lancellotti, poi diventata Falzacappa, e terminava sulla Nomentana lungo la Villa del Cardinale Alberoni, in seguito diventata Villa Paganini.


La fontana da cui il vicolo prende il nome è quella del Cardinale Pierbenedetti, che sorgeva proprio all'angolo con la Via Nomentana (come una lapide ancora ricorda), mentre la fontana è stata spostata all'interno di Villa Paganini (proprio in corrispondenza della sua antica collocazione) nel 1934 per ragioni di mobilità, in occasione dei lavori per la nuova Villa Paganini compiuti da Raffaele De Vico.

Vicolo della Fontana quando il suo tracciato comprendeva anche l'attuale Via Nizza, in una mappa del 1911 realizzata dall'Istituto Geografico De Agostini

Grotta di Lourdes a Sant'Agnese fuori le mura



All'interno del complesso di Sant'Agnese in Via Nomentana, nel Quartiere Trieste, si può trovare una suggestiva replica della Grotta di Lourdes. In essa è riprodotta la grotta in cui a Lourdes, in Francia, nel 1858 la Madonna apparve 18 volte a Santa Bernadette Soubirous.
Sul grande muraglione che sostiene il giardino del monastero di S. Agnese fu ricostruita, in maniera non filologica, nel 1945 la grotta di Massabielle come ex voto.



Un arco di mattoni sormontato da una piccola tettoia in coppi, racchiude la cavità della grotta, in basso a sinistra si apre la cavità interna, in alto a destra invece c'è la nicchia con la statua della Madonna.



La posa della Vergine è quella assunta il 25 marzo 1858 quando rispose alla domanda di Bernadette su quale fosse il suo nome dicendo "Io sono l'Immacolata Concezione".

La Vergine Incoronata posta nell'Esplanade del
santuario di Lourdes.

La statua in porcellana è ispirata a quella della Vergine Incoronata nel santuario di Lourdes, realizzata nel 1876 in bronzo dalla casa Raffl.
Sull'aureola metallica sono scritte le parole "IO SONO L'IMMACOLATA CONCEZIONE".
Sotto la statua su una lapide di marmo, ispirata a quella della grotta di Lourdes, sono scritte le stesse parole in dialetto"QUE SOY ERA IMMACULADA COUNCEPCIOU".



In basso a sinistra vi è una piccola statua di Bernadette inginocchiata, sotto la volta è presente un semplice altare di marmo.
La nicchia della grotta è tappezzata di ex voto e di immagini devozionali; una piccola cancellata in ferro recinta la grotta.



Lungo il muro a sinistra della grotta sono presenti delle lapidi di marmo con le grazie ricevute.