Fosso dell'Acqua Mariana

L'Acqua Mariana nel luogo dove oggi sorge Via Sannio

Il fosso detto dell'Acqua Mariana era un corso d'acqua artificiale che attraversava, ed in parte attraversa tuttora, quella che un tempo era la campagna di Roma, e dove oggi sorgono numerosi quartieri.
Dopo l'assedio di Roma da parte dei Goti di Vitige del 539, numerosi acquedotti vennero danneggiati, alcuni dallo stesso Vitige con l'obiettivo di tagliare i rifornimenti idrici di Roma. I Romani dovettero perciò sempre di più ricorrere ai bacini idrici naturali, a partire dal Tevere, mentre l'unico acquedotto ancora in funzione restava l'Acquedotto Vergine
Per questa ragione, nel 1122, Papa Callisto II volle realizzare un canale che rifornisse l'Agro Romano per permettere ai mulini di lavorare. 

L'Acqua Mariana un una mappa del 1870

Fu così realizzata l'Acqua Mariana, un lungo fossato che da Squarciarelli, presso Marino, attraversava Morena, passava vicino al Casale di Roma Vecchia, è ancora in parte visibile presso il Parco degli Acquedotti, seguiva poi gli antichi acquedotti, raggiungendo Porta Furba, Via del Mandrione, quindi attraversava l'Appia Nuova, correva lungo l'attuale Via Sannio ed entrava a Roma presso Porta Metronia, per poi passare lungo la Valle Murcia, il Circo Massimo e sfociare nel Tevere presso la Cloaca Massima.
Con il XX Secolo, numerose delle zone attraversate dall'Acqua Mariana vennero urbanizzate, e per questa ragione il suo corso venne in parte cambiato, facendola confluire prima nel collettore di Via Tuscolana, poi nel 1957 nel fiume Almone, mediante una chiusa presso Roma Vecchia.
In ogni caso, l'importanza di questo fosso nella storia di Roma è stata molto elevata, al punto che il suo nome storpiato, "marana", a Roma è oggi sinonimo di fosso.


Parte del percorso dell'Acqua Mariana in una mappa del 1911

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