Villino Wainstein



Il Villino Wainstein si trova in Via Piemonte n. 62 ad angolo con Via Sicilia n. 140, nel Rione Ludovisi.
L'edificio fu costruito nel 1901 su progetto di Carlo Pincherle dal costruttore Clemente Vanoni, per il Marchese Luigi Almerici.
Il villino si sviluppa su due piani, il pian terreno è ricoperto a bugnato liscio, mentre il primo piano è occupato da finestre architravate.
Al centro della facciata su Via Sicilia si apre un avancorpo con finestre ad arco, decorate da conchiglie, contenente la serra, sormontato da una terrazza a balaustra, le porte finestre che conducono al terrazzo. Al piano superiore, sono inquadrate da due lesene ioniche, e sono incorniciate da un timpano spezzato contenente conchiglie.
Sull'attico, occupato da una terrazza, si apre un ulteriore corpo centrale con due finestre, decorate da nastri, su cui è posto un terrazzino sommitale.
L'ingresso è posto su Via Piemonte, sormontato da uno stemma con cimiero della famiglia Almerici.
Gli interni sono decorati da affreschi e damaschi alle pareti. La serra è dipinta a grottesche, mentre le vetrate sono state realizzate dai Mastri Vetrai Fiorentini.

Il salone giallo (foto Gianni)

Il salotto giallo ha un elaborato soffitto a cassettoni occupato da un affresco floreale.
Nel 1925 il villino fu comprato dall'industriale russo Lev Iosifovič Vajnštejn, che vi si trasferì con la famiglia.

Leone Wainstein

Lo stesso anno ottenne la cittadinanza Italiana, come Leone Wainstein, entrò in contatto con molti ricchi rappresentanti della borghesia ebraica romana, ed ebbe rapporti stretti col Governatore di Roma Filippo Cremonesi.
La figlia Lia Wainstein radunò nel suo salotto, intellettuali del calibro di Italo Calvino, Arrigo Levi, Vittorio Strada, Alberto Ronchey, Giulio Einaudi, Tatjana Albertini Tolstaja, e molti altri russi esuli del regime sovietico.
Oggi il villino appartiene al gruppo immobiliare Gianni che ne ha eseguito un importante restauro filologico.

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