Suburra



La Suburra era un quartiere dell'Antica Roma, in gran parte corrispondente con l'attuale Rione Monti (e parte della Regione Augustea Templum Pacis). Il suo nome deriva dal termine latino "sub-urbe", ovvero città bassa, e con il passare del tempo la fama di questo quartiere, strettamente legata al malaffare, al vizio e al malcostume, è diventata sinonimo di quartiere malfamato.
Al tempo dei Re di Roma quest'area ancora non era particolarmente urbanizzata, e qui passava la processione del Septimontium, voluta da Numa Pompilio, in cui ogni 11 Gennaio venivano fatti sacrifici in diversi punti di Roma. Il nome "Suburra" deriva proprio dal fatto che quest'area si trovava più in basso rispetto ai colli, soprattutto al Palatino dove nacque il primo nucleo della Città. Le prime tribù territoriali in cui Roma venne divisa in età Regia furono infatti la Palatina, l'Esquilina, la Collina e la Suburana, che rappresentava quella posta più in basso rispetto ai Colli.
Tale quartiere era collegato agli altri dall'Argileto e dai clivi Orbio, Pullio e Suburbano (che conducevano alla Porta Esquilina delle Mura Serviane), ed a partire dal III Secolo avanti Cristo, quando il territorio di Roma si iniziò sempre più a espandere nel Mediterraneo, a diventare un luogo particolarmente frequentato da persone provenienti da tutta l'area: questo è testimoniato dal fatto che nei dintorni siano, nell'arco dei secoli, sorti santuari di culti orientali come quello egiziano di Iside e Serapide (verso l'attuale Via Labicana) o quello punico di Caelestis (che i punici chiamavano Tanit).
A questo aspetto si aggiunse però quello di un continuo afflusso che lo rese un quartiere sovrappopolato, in cui iniziò a proliferare il malaffare al fianco di un generale disordine. Una descrizione c'è arrivata da Plauto, che parla delle prostitute della zona come di "rifiuti adatti a servi coperti di farina" e "ragazze fameliche dal profumo volgare e appiccicaticcio": erano infatti molte le prostitute di basso livello presenti nel quartiere, considerato all'epoca anche un quartiere a luci rosse. Oltre alla criminalità e la sovrappopolazione (con i conseguenti problemi igienici), la prostituzione fu una delle caratteristiche di questo quartiere. Oltre alla presenza di numerosi lupanari, si tramanda che l'Imperatrice Messalina, moglie dell'Imperatore Claudio e nota per i suoi costumi lascivi, amasse travestirsi e recarsi in questo quartiere per praticare la prostituzione. La forte presenza di prostituzione a basso costo attirò nel quartiere numerose persone appartenente agli strati più bassi della società, come schiavi o lavoratori modesti, che si recavano qui per soddisfare i propri istinti sessuali.
Nel dedalo di viuzze strette e buie che caratterizzava la Suburra, potevano poi trovarsi bettole e locande - spesso mal frequentate - in cui era facile assistere ad animate discussioni che sfociavano in rissa.
Le abitazioni della Suburra erano ricche di legno ed avevano superfetazioni precarie: la sovrappopolazione dell'area e i materiali spesso inadeguati favorivano spesso gli incendi, che qui furono particolarmente frequenti.
Oltre alla mala reputazione, nel quartiere nacquero però alcune importantissime personalità della Roma Antica, a partire da Giulio Cesare e dal poeta Marziale.
La Suburra era divisa in due zone: la Subura Maior, la più movimentata, vicina ai Fori, e la Subura Minor, più tranquilla, sul Fagutale, l'altura dove oggi si trova la Chiesa di San Pietro in Vincoli. Il quartiere cambiava faccia seguendo il Vicus Patricius, l'attuale Via Urbana, dove iniziavano a comparire abitazioni signorili.

Il muro della Suburra in una foto del 1880
Con l'Età Imperiale, tra il Foro Romano e la Suburra nacquero i nuovi Fori Imperiali. La costruzione del Foro di Augusto avvenne letteralmente accanto alla Suburra, e per evitare che il prestigioso foro e il famigerato quartiere venissero a contatto - il principale timore, per via della precarietà delle abitazioni della Suburra, era che un incendio potesse raggiungere i Fori - si decise di costruire un grande muro in pietra gabina (considerata resistente al fuoco) alto ben 33 metri per dividere le due aree. Il muro aveva dunque varie funzioni: quella di evitare la propagazione degli incendi, quella di dividere lo spazio pubblico da quello residenziale ed, infine, quello di fare da sfondo scenografico al Tempio di Marte Ultore nel Foro di Augusto.
Con la caduta dell'Impero Romano e la decadenza degli acquedotti, la zona, difficile da rifornire d'acqua, venne progressivamente abbandonata in favore delle zone vicine al Tevere, e divenne in parte adibita a vigne ed orti fino a lasciare gradualmente spazio al Rione Monti.
Nella toponomastica di oggi la Suburra è ricordata da Piazza della Suburra, nel cuore del Rione Monti, dove è presente l'Edicola di San Salvatore alla Suburra che, in qualche modo, è diventata uno dei simboli del rapporto tra il vecchio quartiere dell'Antica Roma ed il successivo Rione.
Oggi, come abbiamo detto, Suburra è sinonimo di malaffare, disordine, lussuria sfrenata. Come molti termini che usiamo abitualmente, anche dietro questo c'è - tra gli altri - il genio di Gabriele d'Annunzio, che nelle Laudi scrisse "Alla libidine atroce, Ogni strada era Suburra".
Negli ultimi anni, ulteriore successo del termine è arrivato dal romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo in cui si parla di una storia criminale a Roma chiamato, appunto, Suburra, da cui sono stati tratti un film diretto da Stefano Sollima ed una serie televisiva.

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