Targa in memoria di Federigo Tozzi
La targa, situata in Via del Gesù, nel Rione Pigna, ricorda lo scrittore Federigo Tozzi (Siena 1883-Roma 1920) ed è posta sulla facciata della casa dove nel 1920, a soli trentasette anni, lo scrittore morì. La targa è stata qui posta nel 2003 ad opera dell'associazione Senesi e Grossetani residenti in Roma, e questo è dovuto al fatto che il Tozzi era di Siena, come scritto esplicitamente anche nella targa.
Istituto Nazareth
L'Istituto Nazareth è un convento situato in Via Cola di Rienzo n. 140 nel Rione Prati.
È il 1887, Roma è da pochi anni capitale del nuovo Regno d’Italia, e sul trono di S. Pietro siede Sua Santità Leone XIII, tutta la città è ancora un enorme cantiere aperto con ampi sventramenti finalizzati a ridisegnare il tessuto viario del centro storico della capitale, dapprima atti a collegare gli edifici storici, espropriati alla curia e nei quali sono state inserite provvisoriamente le funzioni ministeriali, poi estesi a ricollegare le sedi definitive del governo impiantate nei nuovi Ministeri e Palazzi Pubblici in costruzione, veri e propri monumenti urbani, espressione di un potere centrale laico. Nuovi quartieri sorgono sulle antiche Ville principesche, sugli orti, e anche sulla riva destra del Tevere, i campi e le vigne dei Prati di Castello, tra Castel Sant’Angelo e le mura Vaticane, stanno per trasformarsi in un nuovo rione squadrato, “alla piemontese”, edificato ad hoc per contenere l'incremento demografico "laico", conseguente l'impianto del governo, dove il gigantesco Palazzo di Giustizia di Guglielmo Calderini (1885) è in costruzione.
Alle nuove strade, appena tracciate, vengono assegnati nomi pagani, ostili ad una popolazione così cattolica e così vicina al Vaticano: Cola di Rienzo, Attilio Regolo, Germanico, Ezio, Pompeo Magno, gli Scipioni, Silla, Plinio, Tacito, mentre la piazza principale sarà dedicata a uno dei principali artefici del regno d’Italia: Camillo Cavour.
E’ questa la Roma, ed è questo il quartiere così apparentemente ostile, lo scenario che doveva presentarsi all’arrivo a Roma delle prime Dame di Nazareth, provenienti dalla Francia, nel 1887: “Cinque caseggiati si affacciano su Piazza Cavour, nessuna casa è costruita lungo via Crescenzio e solo una mezza dozzina lungo via Cola di Rienzo; tre case a via Cicerone, due a via Lucrezio Caro, due a via Tacito e alcune a via Plinio; per il resto orti e terreni in mezzo ai cantieri e molti edifici ancora disabitati perché il quartiere è ritenuto insalubre.”
Due anni prima, nel dicembre del 1885, la madre Luise Vignon, Superiora Generale della Congregazione delle Religiose di Nazareth, fondata nel 1822 dal gesuita padre Rojer, da Augustine de la Rouchefoucauld Duchesse de Doudeauville e dalla prima religiosa Elisabett Rollat, si reca a Roma dalla Francia, per sollecitare la nomina del nuovo Protettore della Congregazione. Con l’approvazione del Santo Padre Leone XIII, viene nominato Protettore il cardinale Parrocchi, che esprime subito il desiderio di vedere una nuova casa della Congregazione a Roma, vicino S. Pietro. Viene individuata una vasta area situata tra il Vaticano e Castel S. Angelo, dove il Comune di Roma aveva cominciato a costruire un nuovo quartiere.
Il Papa stesso fa sapere che avrebbe gradito veder sorgere, in quei luoghi, una chiesa o una cappella dedicata all’Immacolata Concezione, il cui dogma era stato proclamato pochi decenni prima dal Beato Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878) nel 1854; così, verso la fine del 1886, viene registrato a Lione, davanti al Console d’Italia, l’atto d’acquisto di un terreno di 1400 mq nel nuovo Rione Prati.
Poco tempo dopo la madre generale scrive alle sue consorelle, : “Questa fondazione dal punto di vista umano è spaventosa. Il quartiere Prati si presenta come un quartiere imbevuto di idee nuove. Vi sono tracciate strade larghe, dove le case cominciano ad innalzarsi quasi per incanto, ma non c’è posto per il buon Dio. Nessuna richiesta di una Chiesa in questo luogo, dove si fanno rivivere i nomi di Regolo, Germanico e Cola di Rienzo. Non siamo lontane da una grande piazza intitolata a Cavour. Vedrete cosa significa questo: noi avremo la nostra “Missione” in mezzo ad un ambiente ostile ed a una lingua sconosciuta. È questo che abbiamo deciso di accettare, ma il Sacro Cuore ci proteggerà e Maria Immacolata ci aiuterà a respingere il serpente moderno”.
Nuove difficoltà complicano la situazione: i primi lavori pubblici sono sospesi, e le stesse costruzioni iniziate nel Rione Prati nel 1886, sono in parte ferme per una sopraggiunta crisi finanziaria; il prezzo dei terreni subisce un crollo inesorabile e voci allarmanti sull’insalubrità del luogo arrivano alla madre Vignon che è tentata di vendere nuovamente il lotto acquistato e cercare un altro posto dove edificare l’opera; tuttavia grazie anche all’insistenza del cardinale Parrocchi nel 1887 comincia lo scavo delle fondazioni della nuova Casa nella via Cola di Rienzo.
Nel settembre dello stesso anno arrivano a Roma da Parigi le prime tre religiose di Nazareth, destinate alla nuova Fondazione di Roma, che andarono ad abitare in un appartamento preso per loro in affitto nel Palazzo Gabrielli, ora Taverna, non lontano da Ponte S. Angelo, dove rimarranno tre anni, tanto durerà il cantiere del Nazareth di via Cola di Rienzo. Con l’arrivo della prima educanda, la piccola Adelina, figlia della marchesa Bosco, s’inaugura il nuovo Collegio-Educandato di Roma, e i lavori, anche se lentamente, procedono in quel quartiere dalle prospettive sempre più incerte.
La Cappella dedicata all’Immacolata Concezione, prima chiesa ad avere questo titolo, viene terminata nell’inverno del 1889 ed è consacrata dal cardinal Parrocchi.
Per diversi anni la cappella del Nazareth svolgerà la funzione di parrocchia del Rione Prati, frequentata anche dalle maestranze occupate nei numerosi cantieri limitrofi; cronache del tempo riportano che oltre duecento persone assistono regolarmente alle messe delle prime domeniche dopo l’apertura.
Finalmente nell’ottobre del 1890 la piccola comunità formata da quattro religiose francesi e dodici educande romana del Nazareth può traslocare da palazzo Gabrielli al Collegio di via Cola di Rienzo, a così iniziò la storia e la tradizione dell’istituto Nazareth di Roma. Progettato dall’ingegnere Vincenzo De Rossi Re il nuovo nuovo edificio del Nazareth si elevava maestoso, con il suo portale e le sue finestre a tutto sesto ornate di colonne, e le sue severe forme gotico-lombarde; intorno case, ancora non molte allineate lungo via Cola di Rienzo abitate da famiglie piuttosto misere che i proprietari hanno accolto gratis per due o tre anni, con lo scopo di “asciugare muri”; mentre lungo via Plinio, dietro il collegio, alcune costruzioni interrotte, ormai in rovina erano diventate riparo notturno per vagabondi e malviventi.
Al primo piano erano allestite le elementari e le medie, al piano superiore il liceo classico, ed un intero piano era dedicato alle alunne interne, e ancora sopra il piano della clausura delle religiose. Ai lati del prospetto principale su via Cola di Rienzo, si sviluppano le due ali laterali dell’edificio, trattate alla stessa maniera, con trifore al piano terreno incorniciate da arcate a tutto sesto riccamente decorate, che diventano bifore ai piani successivi in forme via via semplificate. Come coronamento di tutto il cornicione, modestamente aggettante corre lungo tutto l’edificio sopra un sistema di arcatelle coerente con lo stile impiegato nella fabbrica, il quale viene ripreso all’esterno del catino absidale.
Lungo il prospetto di via Orazio trova spazio la cappella dell’Istituto, di fatto priva di una vera e propria facciata rimane poco visibile dall’esterno, ad eccezion fatta per le alte vetrate policrome. L’ingresso è caratterizzato da un aggettante protiro con tanto di strombature sorretto da due colonne, mentre sul lato di via Boezio sono ben riconoscibili l’abside e il campanile, di dimensioni modeste, apparentemente “tronco” sulla cui sommità su tutti e quattro i lati si aprono tre arcate. All’interno si accede lateralmente a una grande navata suddivisa trasversalmente in tre zone dove in fondo una grande cancellata, in ferro battuto con motivi floreali, che segnava il limite del luogo riservato alle famiglie che durante la messa domenicale potevano venire in visita alle figlie in collegio. Davanti alla cancellata, protetta da una vetrina, vi è una piccola statua in cera della Madonna del 700, vestita con preziosi abiti: dono della famiglia di una delle prime religiose romane, addossata a un massiccio pilastro rivestito in marmo rosso che sorregge la tribuna rivolta verso l’altare dove trovano posto due grandi affreschi raffiguranti l’Annunciazione e la Sacra Famiglia di Nazareth di Giovanni Capranesi.
Oltre la cancellata si trova la navata vera e propria con le due file di banchi al centro e allineati lungo le pareti gli stalli massicci del coro riservati alle madri durante le funzioni. Prima della riforma liturgica una balaustra in marmo separava l’altare dalla navata, dominata dalla grande abside dorata a mosaico con la scritta “Tota pulchra est Maria et macula originalis non est in Te”, in grandi lettere d’oro in campo azzurro e al centro l’immagine dipinta ad affresco della Vergine tra angeli, commissionata dalla famiglia Albertazzi in occasione dell’entrata in convento della figlia. L’altare in marmo bianco, in stile neogotico, è sormontato da un austero ciborio decorato con un bassorilievo in stucco raffigurante Gesù tra fanciulli, e ai quattro lati angeli in preghiera, sorretto da massicce colonne in marmo rosso.
All’interno dell’edificio degni di nota sono il grande salone al piano terra: il “Parlatorio”, dove le famiglie potevano incontrare le alunne, riccamente decorato ad affreschi in finto marmo policromo, come anche lo scalone monumentale d’accesso ai piani delle aule. Dal tempo della sua fondazione sono passati ormai molti anni, nel 2012 si è festeggiato il 150 anno di Fondazione, e come i tempi e il modo di pensare si adeguano al presente, anche il Nazareth ha saputo adeguarsi ai cambiamenti e non soccombere, rimanendo un punto di riferimento per il rione Prati e Roma, dove le generazioni di giovani ragazzi e ragazze possono continuare a crescere in “Sapientia et Letitia”come Gesù a Nazareth.
Nel 2018 l'Istituto - la cui offerta formativa va dall'asilo nido fino alle superiori come liceo classico, scientifico e linguistico - ha cambiato gestione. La didattica è sempre gestita dalla Congregazione delle Religiose di Nazareth che, a ormai ben oltre un secolo dalla fondazione dell'istituto, cercano di mantenere il loro operato fedele alla missione educativa nella società di oggi.
Altri siti che ne parlano:
Istituto Nazareth Roma - sito ufficiale
Quartiere Mastai
Con quartiere Mastai si intende quella zona del Rione Trastevere costruita dal Papa Beato Pio IX (al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, da cui il nome del Quartiere) tra il 1859 ed il 1863 che vede come principale punto d'attrazione il palazzo della Manifattura dei Tabacchi.
Fino al 1859 i tabacchi erano lavorati e depositati in tre edifici distinti, in maniera piuttosto confusionaria: una piccola fabbrica presso Santa Margherita a Trastevere, un locale presso il San Michele, ed un locale dell'Ospedale di Santa Maria dell'Orto, e tutti e tre nel 1859 erano in condizioni ormai inutilizzabili, elemento che portò alla decisione di costruire un apposito edificio per la manifattura dei Tabacchi.
Fino al 1859 i tabacchi erano lavorati e depositati in tre edifici distinti, in maniera piuttosto confusionaria: una piccola fabbrica presso Santa Margherita a Trastevere, un locale presso il San Michele, ed un locale dell'Ospedale di Santa Maria dell'Orto, e tutti e tre nel 1859 erano in condizioni ormai inutilizzabili, elemento che portò alla decisione di costruire un apposito edificio per la manifattura dei Tabacchi.
Il fatto che tutti e tre i luoghi adibiti alla lavorazione dei tabacchi si trovassero a Trastevere fece ricadere come scelta per la nuova costruzione proprio un'area di questo Rione, nello specifico un isolato proprio compreso tra la Chiesa di Santa Maria dell'Orto e la Via San Francesco a Ripa, adibito interamente ad orti, come si può notare nella carta di Giovanni Battista Nolli del 1748, anche i toponimi della zona, come Santa Maria dell'Orto e Via delle Fratte di Trastevere, sono eloquenti su come doveva presentarsi all'epoca quest'area.
Il quartiere Mastai, in questo modo, rappresentò probabilmente il più grande intervento urbanistico della Roma di Pio IX, un periodo in cui non mancò la progettazione urbanistica, si pensi al progetto di Via Nazionale, in cui attraverso alcuni interventi Pio IX, minacciato dall'espansione dei Savoia nella penisola e dai moti Risorgimentali, cercava di affermare il ruolo di Roma Capitale dello Stato Pontificio.
Oggi il Quartiere Mastai, come detto, ha perso la sua unità per via della costruzione di Viale Trastevere, ma tuttavia rimane una parte del Rione abbastanza distinta dalle altre. La Piazza Mastai è stata negli anni vittima del degrado, anche negli ultimi anni ha subito vari interventi di riqualificazione che, speriamo, la riportino al suo splendore.
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| L'area oggi occupata dal quartiere Mastai nella mappa di G.B. Nolli (1748) |
Come vediamo sempre dalla mappa del Nolli, l'area che sarà occupata dal Quartiere Mastai, è ben circoscritta e, col passare del tempo è rimasta tale, nonostante le successive modifiche urbanistiche che hanno avuto luogo.
L'opera della nuova fabbrica venne affidata ad Antonio Sarti, ed insieme ad essa si decise di urbanizzare l'area limitrofa, costruendo, secondo il modello portato avanti da Pio IX di creare uno "Stato assistenziale", degli alloggi per i lavoratori, dando incarico per questo compito ad Andrea Busiri Vici.
L'opera della nuova fabbrica venne affidata ad Antonio Sarti, ed insieme ad essa si decise di urbanizzare l'area limitrofa, costruendo, secondo il modello portato avanti da Pio IX di creare uno "Stato assistenziale", degli alloggi per i lavoratori, dando incarico per questo compito ad Andrea Busiri Vici.
Venne quindi costruito l'edificio, in stile tardo neoclassico, della Manifattura dei tabacchi, e di fronte ad essa è organizzata una piazza, che prende il nome di Piazza Mastai, che si collega attraverso la nuova Via Mastai, ribattezzata nel 1942 Via Cardinale Merry del Val, a Via San Francesco a Ripa.
Su Piazza Mastai, ad opera del Busiri Vici venne anche costruita una fontana monumentale, in stile ispirato a quelle Cinquecentesche di Giacomo Della Porta.
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| Il Quartiere Mastai appena costruito in una mappa del 1866 |
Nel palazzo della Manifattura dei Tabacchi, come detto costruito in fattezze tardo neoclassiche, risalta la monumentalità dell'edificio, rispetto alla quale la porta d'accesso, abbastanza semplice risulta piuttosto piccola. Sembra, infatti, che Pio IX, nel visitare l'edificio, disse: "Ora che siamo entrati dalla finestra, indicatemi la porta d'uscita".
Delle case edificate dal Busiri Vici, oggi, restano principalmente i "propilei" su Via Merry del Val, all'angolo con Via San Francesco a Ripa, dai toni monumentali e con elementi classicheggianti.
L'unità urbanistica del Quartiere Mastai venne però sconvolta, nel 1888, dalla costruzione del nuovo Viale del Re, oggi Viale di Trastevere, che tagliò letteralmente in due il quartiere, distruggendo parte dei caseggiati popolari, tra questi, anche la casa dove nacque, nel 1880, Guillaume Apollinaire, come ricorda una targa posta in Piazza Mastai.
Delle case edificate dal Busiri Vici, oggi, restano principalmente i "propilei" su Via Merry del Val, all'angolo con Via San Francesco a Ripa, dai toni monumentali e con elementi classicheggianti.
| Uno degli edifici del Busiri Vici in Via Merry del Val che fanno da propilei al Quartiere Mastai |
| La fontana di Andrea Busiri Vici |
L'unità urbanistica del Quartiere Mastai venne però sconvolta, nel 1888, dalla costruzione del nuovo Viale del Re, oggi Viale di Trastevere, che tagliò letteralmente in due il quartiere, distruggendo parte dei caseggiati popolari, tra questi, anche la casa dove nacque, nel 1880, Guillaume Apollinaire, come ricorda una targa posta in Piazza Mastai.
Questo ha portato a successive costruzioni in zona, come la ristrutturazione della Manifattura dei Tabacchi, avvenuta nel 1927, quando venne adibita a sede dei Monopoli di Stato, contestualmente alla quale furono costruiti nuovi edifici sulla piazza, e quello del 1958, quando al fianco dell'edificio del Sarti furono costruiti nuovi palazzi.
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| Il quartiere Mastai prima della costruzione di Viale Trastevere |
| Uno degli edifici costruiti nel 1927 in Piazza Mastai |
Il quartiere Mastai, in questo modo, rappresentò probabilmente il più grande intervento urbanistico della Roma di Pio IX, un periodo in cui non mancò la progettazione urbanistica, si pensi al progetto di Via Nazionale, in cui attraverso alcuni interventi Pio IX, minacciato dall'espansione dei Savoia nella penisola e dai moti Risorgimentali, cercava di affermare il ruolo di Roma Capitale dello Stato Pontificio.
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| Il Quartiere Mastai oggi, come lo vediamo su Google Maps |
Quartiere Aurelio
Il Quartiere Aurelio sorge lungo il tratto iniziale della Via Aurelia, dalla quale prende il nome.
Quando Roma veniva fondata, quest'area era abitata dagli Etruschi, mentre nella Roma Repubblicana dovette subire molte bonifiche per evitare la malaria, adibendo la zona principalmente ad orti. Fu proprio nella Roma Repubblicana, nel 241 a.C., che con tutta probabilità il Console Aurelio Cotta tracciò la Via Aurelia, che collegava Roma inizialmente fino a Vada Volterrana, poi fu prolungata lungo tutta la costa Tirrenica e Ligure ed ulteriormente prolungata da Augusto, con l'apertura della Via Julia Augusta, fino ad Arelate, in Francia, ovvero l'odierna Arles.
Nel periodo Imperiale, il primo tratto dell'Aurelia era caratterizzato dalla presenza di numerosi Horti: quelli di Vipsania Agrippina, madre di Caligola, che arrivavano fino al Tevere, ed all'interno dei quali Caligola fece costruire il suo circo, terminato da Nerone e noto per questo come Circo di Nerone, sull'area del quale sorgerà poi la Basilica di San Pietro, ma anche gli Horti Domitiae.
Non è ben chiaro quali ragioni portarono l'Aurelia ad avere due diversi tracciati, l'Aurelia Vetus, oggi Via Aurelia Antica, e l'Aurelia Nova, oggi semplicemente Via Aurelia, la prima che parte dall'odierna Porta San Pancrazio, mentre la seconda dall'odierna Porta Cavalleggeri, e che si ricongiungono poco dopo l'attuale Piazza di Villa Carpegna.
E' proprio sull'area dell'Aurelia Nova che, con il passare del tempo, si svilupparono sempre di più cave di argilla e fornaci, queste ultime che caratterizzeranno moltissimo la zona e che, ancora oggi, sono ricordate nella toponomastica locale, Via delle Fornaci, ad esempio.
Sempre in questa zona anche se dentro le Mura Leonine, Pio IV istituì una caserma dei Cavalleggeri, fatto che portò la vecchia Porta Leonina, da cui la Via Aurelia aveva inizio, a prendere il nome di Porta Cavalleggeri. Fu sempre in quest'area che nel 1552 l'Università dei Fornaciari fece costruire una Chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, conosciuta anche con il nome di Sant'Angelo, che andò distrutta nel 1849 dai cannoni Francesi. Un'altra antica Chiesa della zona è Santa Maria alle Fornaci, il cui aspetto attuale è opera del 1720 dell'Architetto Filippo Raguzzini, ma le cui origini sono probabilmente del XV Secolo, centro Religioso principale di quel borghetto di fornaciari che sorgeva in quest'area prima della più moderna urbanizzazione.
Lungo la Via Aurelia antica sorgevano varie ville, tra cui Villa Floridi e Villa Ferroni, oggi Abamelek, un'altra zona verde era la Pineta Sacchetti, con la splendida Villa Sacchetti, oggi non più esistente.
Le fornaci nella zona, che producevano mattoni, laterizi, embrici e campigiane, si svilupparono sempre di più, soprattutto a Valle Aurelia, zona che per questo era detta Valle dell'Inferno. L'ultima di queste fornaci, la Fornace Veschi, la cui struttura è ancora esistente, chiuse nel 1960.
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| Il Quartiere nel 1930 |
Tra il 1920 e il 1930 iniziò a svilupparsi il primo nucleo urbanistico del vero e proprio quartiere, nato per mettere ordine al disordinato Borghetto dei Fornaciari, e portò alla nascita intorno a Porta Cavalleggeri dei primi edifici. In questo periodo nacque anche quel pregevole agglomerato urbano che è Monte del Gallo.
Molti dei fornaciai che lavoravano a Valle Aurelia vivevano nella zona, ma altrettanti risiedevano nelle case del vicino Quartiere Trionfale. Costituivano un blocco sociale a sé, che favorì il radicamento, ai tempi dell'avvento del Fascismo, degli Arditi del Popolo al proprio interno.
| Via Aurelia in una vecchia foto |
Ai primi del Novecento lungo la Via Aurelia furono costruite importanti ville, come Villa Pacelli e il Villino Tabacchi di Brasini.
Inoltre sorsero importanti edifici religiosi come l'Istituto Cottolengo, L'IDI e l'Ospedale San Carlo di Nancy.
Tra il 1938 ed il 1942 fu scavata la Galleria Principe Amedeo, che collegherà l'area al Lungotevere e porterà all'apertura di Via Gregorio VII, principale arteria della zona intorno alla quale, negli anni Cinquanta, nascerà il nuovo Quartiere Aurelio. Da quel momento il quartiere avrà un notevole sviluppo urbanistico proprio lungo questa arteria.
Per le Olimpiadi del 1960 fu attraversato dalla Via Olimpica, comprendente le attuali Vie Leone XIII e Anastasio II.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel Maggio 1944, nel Quartiere ebbe luogo un rastrellamento.
Oggi l'Aurelio è un quartiere principalmente residenziale, in cui sono presenti anche, soprattutto per la vicinanza con il Vaticano, numerosi istituzioni Religiose.
Borghetti:
Chiese:
Sant'Ambrogio
San Giuseppe Cottolengo
San Gregorio VII
San Leone
Cappella dell'Ospizio Santa Margherita di Savoia
Santa Maria della Provvidenza
Santa Maria delle Grazie alle Fornaci
Santa Maria del Riposo
Santa Maria della Visitazione all'Aurelio
Santa Maria Immacolata di Lourdes
Santa Maria Mediatrice
San Pio V
Santi Protomartiri Romani
Santa Sofia
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel Maggio 1944, nel Quartiere ebbe luogo un rastrellamento.
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| Il Quartiere in una mappa del 1950 |
Oggi l'Aurelio è un quartiere principalmente residenziale, in cui sono presenti anche, soprattutto per la vicinanza con il Vaticano, numerosi istituzioni Religiose.
Borghetti:
Chiese:
Sant'Ambrogio
San Giuseppe Cottolengo
San Gregorio VII
San Leone
Cappella dell'Ospizio Santa Margherita di Savoia
Santa Maria della Provvidenza
Santa Maria delle Grazie alle Fornaci
Santa Maria del Riposo
Santa Maria della Visitazione all'Aurelio
Santa Maria Immacolata di Lourdes
Santa Maria Mediatrice
San Pio V
Santi Protomartiri Romani
Santa Sofia
Targa in memoria di Mario Dell'Arco
La targa, situata in Via dell'Orso, nel Rione Ponte, ricorda l'architetto e poeta Mario Dell'Arco ed è stata posta dal Comune di Roma, in un anno non specificato, presso la casa ove, nel 1905, Dell'Arco è nato. Interessante il fatto che il Comune abbia usato nella targa, per ricordare il celebre uomo, il nome Mario Dell'Arco (Roma 1905-Roma 1996), ovvero il nome che usava per firmare le opere letterarie, e non abbia fatto riferimento in alcun modo al suo "vero" nome di Mario Fagiolo, nome che durante la vita non aveva mai abbandonato.
Targa in memoria di Checco Durante
La targa, situata in Via dei Salumi, nel Rione Trastevere, ricorda l'attore e scrittore Romano, nonchè poeta Romanesco, Checco Durante (Roma 1893-Roma 1976), ed è stata posta dal Comune di Roma nel 2004 presso la casa in cui Durante nacque nel 1893.
L'assedio di Cerreto Laziale
Quando nel 1559 la Pace di Cateau-Cambresis "Guerre d'Italia", furono molti i mercenari che, trovatisi ormai allo sbando, si organizzarono in gruppi di banditi, i quali si appostarono in luoghi strategici per compiere i loro saccheggi. Il problema iniziò a dilagare, e si stima che, nella seconda metà del XVI Secolo, queste bande raggiunsero, nel solo Stato Pontificio, un numero di effettivi di numero compreso tra i 12mila e i 27mila. Numerosi furono i tentativi da parte dei Papi di debellare il fenomeno, il più vigoroso dei quali fu, probabilmente, quello di Sisto V, sotto il cui Pontificato si stima fece giustiziare diverse migliaia di briganti, tanto che nel 1585 il fenomeno sembrò quasi completamente superato. Tuttavia, la carestia del 1589 causò un certo malessere sociale, che portò ad un ravvivarsi del fenomeno. E' in questo periodo che si fa particolarmente notare tra i briganti Marco Sciarra, bandito Abruzzese unitosi alle bande attive nell'Agro Romano nel 1584, e che era divenuto sempre più minaccioso, tanto da controllare il castello di Itri.
Fu nel 1592 che decise di spostarsi, probabilmente verso Subiaco, e nel muoversi si imbattè con i suoi uomini presso il Paese di Cerreto Laziale, sui Monti Ruffi.
Cerreto Laziale era un paese ben difeso, grazie alla fortezza che fu costruita nel XIII Secolo per volontà di Tommaso da Celano, e questo costrinse lo Sciarra a chiedere ai Cerretani di poter attraversare il loro paese, ma questi si rifiutarono. Fu così che, il 10 Aprile del 1592, Marco Sciarra ed i suoi uomini iniziarono a cingere d'assedio il Paese di Cerreto Laziale. I Cerretani si riunirono allora dentro la fortezza, scrissero a Roma, chiedendo aiuto, ma senza risultati, contattarono poi i paesi vicini, ed alla fine riuscirono ad inventare uno stratagemma. La notte tra il 24 e il 25 Aprile, intrisero di pece la coda di un gatto e le diedero fuoco, quindi fecero correre il felino verso i fienili intorno ai quali erano accampati gli assedianti, facendo divampare un incendio. Le fiamme dettero dunque il segnale agli alleati vicini di intervenire, ed i Cerretani irruppero contro gli assedianti, mettendoli in fuga e rompendo l'assedio. Cacciati i banditi, i Cerretani si unirono in una grande processione in onore di Sant'Agata, la Santa che aveva fermato la lava dell'Etna, e miracolosamente giunse una pioggia che fermò l'incendio.
Oggi i Cerretani continuano a ricordare con orgoglio i fatti avvenuti nel 1592: basta fare un giro per il Borgo Medioevale di Cerreto Laziale per trovarvi numerosi riferimenti all'assedio subito. Non solo lapidi, ma bassirilievi nella rocca, dipinti e disegni posti sulle targhe stradali che ricordano gli episodi. Nel 1992, per celebrare i quattrocento anni dall'episodio, è stata anche posta la statua di una gatta, che è considerato uno dei simboli della vittoria sugli assedianti. Il 24 e 25 Aprile, il Paese di Cerreto Laziale festeggia inoltre, ogni anni, la "Festa della Gatta", in cui con un palio viene ricordata la vittoria dei Cerretani.
Una curiosità: Marco Sciarra è anche il nome di un personaggio del film della saga di James Bond Spectre, del 2015, ed è interpretato dall'attore Italiano Alessandro Cremona. Il personaggio è un rivale di 007.
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