Via della Mola dei Fiorentini


Via della Mola dei Fiorentini è una strada situata nel Rione Ponte, compresa tra Lungotevere dei Fiorentini e Piazza dell'Oro.

La mola dei Fiorentini nella carta del Nolli del 1748

Questa strada, fino all'annessione di Roma al Regno d'Italia, era un proseguimento di Via Giulia che arrivava al Tevere oltre la Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. Per questa ragione esso fu detto anche Vicolo del Fiume e Via della Mola, dal momento che lungo il Tevere, in questo tratto, era presente una mola per il grano.

La mola dei Fiorentini in un dipinto di Van Wittel

La vicinanza della mola alla Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini fece sì che la mola prendesse il nome di Mola dei Fiorentini, e la strada Via della Mola dei Fiorentini.


Dopo il 1870, tuttavia, questa zona subì numerosi cambiamenti urbanistici e la strada, pur continuando ad esistere, cambiò notevolmente il proprio aspetto, la mola, con la costruzione dei muraglioni sul Tevere, fu smantellata.
Questa piccola area all'estremità dell'ansa del Tevere fu toccata dalla realizzazione dei Lungotevere e di Corso Vittorio Emanuele II alla fine del XIX Secolo e, negli anni '40, dalla realizzazione di Via Acciaioli.
Per questa ragione la strada attualmente si trova ad un livello stradale inferiore rispetto alle vie limitrofe.

Vicolo dei Soldati


Vicolo dei Soldati è una strada situata nel Rione Ponte, compresa tra Via dei Soldati e Via dei Gigli d'Oro. Essa costeggia il Palazzo Altemps, e da qui si accede alla Cappella interna al palazzo, dedicata a Sant'Aniceto. Per la sua vicinanza al palazzo, la strada è stata detta in passato anche Vicolo Altemps. In questa strada era presente il corpo di guardia del Cardinale Girolamo Riario, proprietario di Palazzo Altemps per un certo periodo: per questa ragione la strada fu detta Vicolo dei Soldati.
Per un periodo fu anche detta Vicolo del Soldato, tanto che così è ricordata nella Carta di Roma di GIovanni Battista Nolli del 1748.

Baby Hulk


Baby Hulk è un'opera di street art realizzata dallo statunitense Ron English situata in Via dei Pisoni, nella parte del Quartiere Tuscolano nota come Quadraro. L'opera fa parte del M.U.Ro., ovvero il museo di street art a cielo aperto nato nella zona del Quadraro.
L'opera ritrae Hulk bambino, personaggio già ritratto da English nel quartiere di New York Little Italy, insieme a Topolino con una maschera antigas. L'opera risale al 2013.

L'Acquaiola

L'Acquaiola, un dipinto di Eugene De Blaas del 1908

Quello dell'Acquaiola era un antico mestiere diffuso a Roma fino a quando l'acqua corrente, durante il XX Secolo, non è stata fruibile alla quasi totalità della popolazione. L'acquaiola era una donna che portava l'acqua proveniente da una fonte ai luoghi in cui essa era necessaria per bere, lavarsi o lavorare. In città in genere di questo compito si occupava l'acquaiolo, generalmente un uomo che girava per le case trasportando e vendendo acqua. Le acquaiole, donne, lavoravano per lo più in campagna, portando l'acqua a chi era impegnato a lavorare nella mietitura.
 
Acquaiola IA ricostruzione
L'immagine di un'acquaiola realizzata con l'intelligenza artificiale Gemini

Un'Acquaiola è raffigurata in una fontana a Pisoniano, in Provincia di Roma, che vuole celebrare il lavoro svolto da queste donne prima che l'acquedotto rendesse l'acqua alla portata di tutti.

Via del Mandrione




Via del Mandrione è una strada del Quartiere Tuscolano compresa tra la Via Casilina e la Via Tuscolana. Il tracciato della strada costeggia per gran parte l'Acquedotto Felice, cosa che ci fa pensare anche la strada possa grossomodo risalire al XVI Secolo, quando venne realizzato l'acquedotto. Prima che Roma fuori le Mura venisse urbanizzata, questa strada aveva la funzione di unire la Via Tuscolana e la Via Casilina.
Il nome Via del Mandrione deriva dalle mandrie di bestiame che in questa zona erano portate a pascolare.


Via del Mandrione in una mappa dei dintorni di Roma del 1870

Nel 1943, in seguito al bombardamento di San Lorenzo del 19 Luglio, migliaia di persone rimasero senza casa. Di questi, molti trovarono un alloggio di fortuna lungo questa via, sotto le arcate dell'acquedotto, dove nacquero così baracche ed alloggi di fortuna. Nel dopoguerra la zona diventò nota per essere un luogo malfamato, caratterizzato dalla presenza di prostitute e zingari.


 A raccontare questa strada è stato in diverse opere Pier Paolo Pasolini, che spesso frequentò questa zona e la citò in numerose sue opere.
La riqualificazione di Via del Mandrione ebbe inizio negli anni Settanta, grazie all'opera di Angelina Linda Zammataro, che si impegnò perché gli abitanti delle baracche potessero ottenere un alloggio popolare, soprattutto nella zona di Spinaceto, e l'abbattimento delle baracche, trasformando così Via del Mandrione in una strada residenziale con attività artigianali.



Porta Maggiore


Porta Maggiore è una delle porte delle Mura Aureliane, oggi posta al confine tra il Rione Esquilino ed i Quartieri Tiburtino, Prenestino-Labicano e Tuscolano.
Già prima che la cinta muraria venisse edificata alla fine del III Secolo, questa zona era un luogo molto importante per Roma. Qui sorgeva dal 477 avanti Cristo il tempio della Dea Speranza, il più antico dei due più importanti dedicati a questa dea presenti a Roma, per cui la zona veniva chiamata Ad Spem Veterem.


L'area, inoltre, era ricca di colombari e sepolcri funerari, alcuni dei quali ancora facilmente riconoscibili, come il Sepolcro di Eurisace, posto di fronte alla porta, il vicino Sepolcro di Largo Talamo ed il Colombario di Largo Preneste, anch'esso poco distante da questa porta. Oltre a questo, poco distanti sono anche altri monumenti, come la Basilica Sotterranea di Porta Maggiore.


In epoca Imperiale questo luogo divenne un importante snodo per gli acquedotti provenienti dall'area Sud-Est di Roma. Quando Claudio nel 52 dopo Cristo fece passare qui il proprio acquedotto, decise di realizzare un grande arco per superare le Vie Prenestina e Labicana, l'attuale Casilina.


Questo grande arco aveva due fornici che permettevano il passaggio delle due strade. Capitava spesso che venissero realizzate arcate monumentali nei punti in cui gli acquedotti si incontravano o superavano una strada particolarmente importante, come dimostra ad esempio l'Arco di Druso.
La struttura risultava infatti monumentale, di forma quadrata e realizzata in travertino, con blocchi in bugnato rustico e finestre inserite in edicole con timpano, tipiche dello stile dell'epoca.

Ricostruzione della porta del 1700

Alla fine del III Secolo, questa struttura venne inglobata nelle Mura Aureliane, divenendo una delle porte di accesso alla città con il nome di Porta Prenestina o Porta Labicana.
Il nome Porta Maggiore fu successivo, ed è dovuto alla vicinanza con la Basilica di Santa Maria Maggiore.
Per secoli questa porta, come molte altre, venne rinforzata da torri ed altre fortificazioni che ne alterarono l'aspetto architettonico.
In più occasioni, come altre porte della città, questa porta venne chiusa per ridurre il numero di porte da difendere della città.
Nel 1838 la porta venne restaurata per volere Papa Gregorio XVI Cappellari (1831-1846), che rimosse le fortificazioni medievali, lavori ricordati da due targhe, riportando alla luce il Sepolcro di Eurisace. Nel restauro le due arcate vennero però ridotte perché le dimensioni potevano renderne problematica la difesa. Queste strutture furono rimosse nel 1915 e, nel 1956, un nuovo restauro opera dell'architetto Petrignani riportò la porta all'assetto originale.

Cippo funerario di Sulpicio Massimo


All'angolo tra Via Piave e Via Sulpicio Massimo, nel Rione Sallustiano, in un'area recintata adiacente alle Mura Aureliane è visibile un cippo funebre. Si tratta del cippo funebre di Quinto Sulpicio Massimo, o meglio della sua copia, dal momento che l'originale si trova presso la sede dei Musei Capitolini della Centrale Montemartini.
Questo monumento venne trovato dallo scultore Ettore Ferrari tra i marmi rinvenuti nella zona nel 1871. Si tratta di un monumento che racconta una storia particolare: Quinto Sulpicio Massimo era morto a soli 11 anni, ma aveva ricevuto la corona al merito nella terza edizione del Certamen Capitolino in lingua greca del 94 dopo Cristo, al quale presero parte 52 poeti.
Nel monumento funebre il giovane è ritratto in toga in un'edicola e sono citati i nomi dei genitori: Quinto Euganeo e Lininia Ianuaria, due schiavi.
Nel 1966 il Comune di Roma dette il nome di Via Sulpicio Massimo al breve tratto di strada che costeggia l'area dove si trova, tra le altre cose, il monumento funebre.