Rione Ripa:
Hotel Moderno
L'Hotel Moderno era un hotel di Roma con sede in Via del Corso nn. 231 232 233, compreso tra le Vie Marco Minghetti e delle Muratte, nel Rione Trevi.
L'edificio fu costruito nel 1904 su progetto di Giulio de Angelis come sede un grande e lussuoso albergo.
L'inaugurazione avvenne l'11 gennaio 1904 con un grande banchetto cui parteciparono personalità politiche e dell'aristocrazia romana.
L'hotel divenne subito un punto di riferimento soprattutto per riunioni politiche, vista la vicinanza con Montecitorio, e come luogo di soggiorno di attori, per l'adiacenza con il Teatro Quirino.
La facciata su Via del Corso è tripartita e decorata da un bugnato angolare.
Il piano terra e il mezzanino sono ricoperti a bugnato liscio, quattro grandi pilastri inquadrano le tre aperture d'ingresso.
Il piano nobile è occupato da una grande balconata poggiata su grandi mensole a volute, su cui si aprono le tre porte finestre, inquadrate da quattro grandi lesene ioniche, lateralmente è presente una finestra con timpano per ogni lato.
Sopra il cornicione si trova l'attico, che contiene una piccola balconata per le porte finestre, anche in questo caso inquadrate da quattro lesene, che sorreggono la cornice di coronamento, su cui era posta la scritta HOTEL MODERNO, sormontata da una testa femminile fra una conchiglia e una ghirlanda, incorniciata da un timpano ricurvo.
La facciata su Via Minghetti riprende gli stessi stilemi di quella di Via del Corso, con fasce bugnate longitudinali che partiscono il prospetto.
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| La hall dell'albergo |
Gli interni erano decorati con colonne e marmi. Molti ambienti originali sono purtroppo perduti.
Oggi l'Hotel ospita la sede del Monte dei Paschi di Siena.
Oggi l'Hotel ospita la sede del Monte dei Paschi di Siena.
Via del Velodromo
Via del Velodromo è una strada del Quartiere Tuscolano, compresa tra Via Tuscolana e Via Nemi. L'origine della strada risale al 1939, quando venne istituita e prese questo nome per la vicinanza con il Motovelodromo Appio.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, nelle aree intorno al Velodromo, tra i Cessati Spiriti e l'Arco di Travertino, sorsero numerosi alloggi spontanei e borghetti che ospitarono migliaia di persone.
La zona, ai limiti dell'abitato costruito, caratterizzata dalla vicinanza di due importanti strade consolari come l'Appia Nuova e la Tuscolana e in cui erano presenti terreni di proprietà pubblica e adibiti soprattutto ad attività come lo scarico di materiali, si prestarono a queste forme di insediamento. In Via del Velodromo sorsero due borghetti e due distinti agglomerati, in cui dal censimento degli alloggi precari del 1957 risultavano abitare in tutto oltre 500 persone. Per tale ragione negli anni '50 il Comune di Roma aveva formalmente dato a tale insediamento il nome di Borghetto del Velodromo.
La zona, ai limiti dell'abitato costruito, caratterizzata dalla vicinanza di due importanti strade consolari come l'Appia Nuova e la Tuscolana e in cui erano presenti terreni di proprietà pubblica e adibiti soprattutto ad attività come lo scarico di materiali, si prestarono a queste forme di insediamento. In Via del Velodromo sorsero due borghetti e due distinti agglomerati, in cui dal censimento degli alloggi precari del 1957 risultavano abitare in tutto oltre 500 persone. Per tale ragione negli anni '50 il Comune di Roma aveva formalmente dato a tale insediamento il nome di Borghetto del Velodromo.
Con il passare degli anni tali insediamenti vennero smantellati, facendo largo all'urbanizzazione dell'area.
Nel 1960 il Motovelodromo Appio cadde in disuso, sostituito dal nuovo Velodromo Olimpico dell'EUR, e per questa ragione venne demolito. Oggi il nome di Via del Velodromo rimane a ricordare questa storica struttura dello sport romano.
I numerosi mutamenti che hanno investito l'area, con la nascita e lo smantellamento di numerosi borghetti e la demolizione del Velodromo, hanno contribuito e non poco al cambiamento di percorso di numerose strade della zona, a partire da Via del Velodromo.
Originariamente la strada, nel 1939, collegava Via Castelgandolfo a Via dell'Arco di Travertino. Nel 1947, tuttavia, in una chiarificazione dei confini stradali della zona, la strada venne compresa tra Via Appia Nuova e Via Castel Gandolfo, per poi essere prolungata da Via Appia Nuova a Via Tuscolana nel 1950. Nel 1970, la realizzazione di nuovi edifici nell'area precedentemente occupata da numerosi borghetti, portò alla variazione dei confini della strada tra Via Tuscolana e Via Nemi.
Torri delle Finanze
Le Torri delle Finanze o Torri di Ligini si trovano in Viale Europa n. 242 nel Quartiere Eur, oggi sono in stato di dismissione e devono essere restaurate.
Il complesso fu edificato in occasione delle Olimpiadi del 1960 per ospitare alcuni uffici del Ministero delle Finanze.
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| Plastico di Cesare Ligini del 1957 |
Fu Virgilio Testa, commissario straordinario dell'EUR ad affidare direttamente l'incarico nel 1957 a Cesare Ligini, Vittorio Cafiero, Guido Marinucci e Renato Venturi, la progettazione degli edifici, cui il disegno architettonico fu curato principalmente da Ligini.
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| Le torri in costruzione nel 1958 |
L'obiettivo di Testa era di realizzare un intervento che ambiva ad essere un'icona per tutta la Capitale, in vista delle Olimpiadi.
I lavori iniziarnono nel 1957 inaugurati dai ministri Andreotti e Medici, e si conclusero nel 1960.
Il complesso è composto da cinque edifici, tre dei quali sono le torri gemelle, di 17 piani e alte 61 metri, e due sono basse costruzioni quadrangolari, che ospitavano gli uffici di rappresentanza e della Guardia di Finanza.
I vari corpi di fabbrica sono uniti al primo livello da una piattaforma su pilastri rialzata pedonale. Le superfici interne raggiungono i 50.000 metri quadrati.
Gli esterni erano ricoperti in curtain wall che rispondevano agli stilemi dello stile internazionale allora in voga.
Negli anni ottanta furono aggiunte le scale esterne che alterarono indelebilmente il prospetto originario.
Il 24 dicembre 2002 il secondo Governo Berlusconi approvò un decreto di cartolarizzazioni, promosse dal Ministro Giulio Tremonti, che permetteva la vendita diretta senza il ricorso ad un'asta pubblica.
Le torri delle Finanze furono vendute a Fintecna, nel 2005 iniziò lo smontaggio degli infissi, che preludeva l'abbattimento completo dell'intero complesso, mentre fu realizzato un progetto da parte di Renzo Piano che prevedeva la costruzione di un grande edificio ad uso alberghiero residenziale.
Molte furono le proteste per l'abbattimento di uno dei complessi edilizi più importanti degli anni cinquanta di Roma, tuttavia una modifica del PRG ne permise la demolizione. Per fortuna il Comitato Tecnico Scientifico per la qualità dell'architettura urbana e per l'arte contemporanea, presieduto da Paolo Portoghesi, si è espresso in termini negativi sulla demolizione nel 2010.
Il fallimento della società Alfiere ha comportato il blocco dei lavori e l'abbandono delle torri, che da quel momento furono chiamate Beirut, per lo stato di rovina in cui versavano.
Nel 2015 la TIM presentò un progetto di riconversione a quartier generale del gruppo, poi abbandonato dalla Giunta Raggi.
Il 2019 la Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria del complesso, ha annunciato un restauro integrale per ricavarne edifici per uffici e abitazioni.
Motovelodromo Appio
Il Motovelodromo Appio, conosciuto anche come Velodromo o Motovelodromo dei Cessati Spiriti, era un impianto sportivo oggi non più esistente che sorgeva nel Quartiere Tuscolano, lungo Via Appia Nuova all'altezza di Largo dei Colli Albani.
L'origine di questa struttura risale al 1910, all'epoca molto distante dai limiti dell'abitato consolidato di Roma che usciva ancora timidamente oltre Porta San Giovanni.
Il motovelodromo era caratterizzato da un campo da gioco circondato da una pista sopraelevata di 400 metri che poteva ospitare gare tra biciclette e motociclette. Sotto la tribuna erano presenti anche una serie di ambienti adibiti principalmente a spogliatoi e uffici.
Già nel 1912, a due anni dalla realizzazione dell'impianto, qui trovò casa l'Audace Roma, una delle numerose squadre di calcio romane attive in quegli anni, che però si trasferì presto presso lo scomparso Velodromo di Via Salaria e al Campo della Rondinella per poi fare ritorno qui nel 1923.
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| L'Inter e la Roma in campo al Motovelodromo Appio |
Nel 1926 furono effettuati dei restauri che trasformarono l'impianto e permisero alla struttura di ospitare nei suoi spalti circa 10mila spettatori.
Quando nel 1927 venne fondata l'A.S. Roma dalla fusione di una serie di squadre di calcio romane, il primo stadio dove la compagine giallorossa disputò le sue prime partite di calcio fu proprio il Motovelodromo Appio, che qui disputò le gare casalinghe della stagione 1927-1928 e che sempre qui il 17 Luglio 1927 disputò la sua prima gara in assoluto contro la squadra ungherese dell'Ujpest.
Il motovelodromo divenne negli anni successivi importante punto di riferimento delle gare ciclistiche e motociclistiche, oltre che di partite di calcio, divenendo a tutti gli effetti una delle strutture sportive più attive di Roma. Ospitò inoltre le gare della MATER, la squadra di calcio dell'omonimo gruppo industriale di motori e alimentatori elettrici esistita tra il 1933 e il 1945 che raggiunse anche la Serie B.
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| Il motovelodromo negli anni cinquanta |
Il motovelodromo divenne negli anni successivi importante punto di riferimento delle gare ciclistiche e motociclistiche, oltre che di partite di calcio, divenendo a tutti gli effetti una delle strutture sportive più attive di Roma. Ospitò inoltre le gare della MATER, la squadra di calcio dell'omonimo gruppo industriale di motori e alimentatori elettrici esistita tra il 1933 e il 1945 che raggiunse anche la Serie B.
Dopo il secondo conflitto mondiale ospitò invece le partite della Chinotto Neri e della FEDIT, la squadra nata dalle sue ceneri.
Nel 1939 il Governatorato di Roma istituì vicino al Velodromo una strada chiamata Via del Velodromo, proprio per la presenza (e l'importanza) della struttura, in un periodo in cui la città si stava gradualmente espandendo in questa direzione.
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| I numerosi borghetti che sorgevano intorno al Velodromo |
Dopo la Seconda Guerra Mondiale questa zona, dove le abitazioni si fermavano per lasciare spazio alla campagna, vide la nascita di un ampio numero di borghetti e insediamenti spontanei che ben presto furono abitati da migliaia di persone, alcuni dei quali in terreni pubblici adiacenti al Velodromo, tanto che presero il nome di Borghetto del Velodromo. Tali borghetti con il passare degli anni vennero smantellati.
In vista delle Olimpiadi di Roma del 1960 venne realizzato all'EUR un nuovo velodromo, che prese il nome di Velodromo Olimpico, facendo cadere in disuso il Motovelodromo Appio che di lì a poco venne demolito, lasciando spazio all'espansione del quartiere in quest'area.
Edificio della Direzione dell'Ospedale San Camillo
L'edificio della Direzione dell'Ospedale San Camillo si trova sulla Circonvallazione Gianicolense al n. 87 ed è il primo padiglione ad affacciarsi sull'ingresso dell'ospedale, nel Quartiere Gianicolense.
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| Progetto originale di Caniggia |
L'architetto Emanuele Caniggia lo ha progettato in forme particolarmente monumentali, il padiglione è costituito da due corpi laterali e un corpo centrale di due piani.
Il corpo centrale è preceduto da un portico d'ingresso bugnato a tre arcate, su cui si apre una terrazza, contenente le bandiere. Nel timpano della porta finestra del primo piano si trova un grande stemma, mentre sull'attico è posta una cornice con scritto OSPEDALE SAN CAMILLO, affiancata da due finestrelle ovali, in origine vi era scritto OSPEDALE DEL LITTORIO.
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| La Direzione nel 1929 |
Lateralmente è affiancato da due torri, con base bugnata e una grande finestra cieca al secondo piano, una volta occupata da un fascio littorio, che terminano, lungo l'attico, in due altane simmetriche, ad un'arcata, con tetto in coppi alla romana.
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| L'altana sulla torre dell'edificio della Direzione |
Posteriormente si aprono due ali perpendicolari che si proiettano verso il Padiglione Baccelli.
L'edificio era destinato ad ospitare l'Amministrazione, la Direzione Generale, i Servizi Centrali, la Biblioteca e gli alloggi del personale sanitario.
L'edificio era destinato ad ospitare l'Amministrazione, la Direzione Generale, i Servizi Centrali, la Biblioteca e gli alloggi del personale sanitario.
Oggi è occupato dagli ambulatori di Pediatria, Chirurgia Generale, Otorinolaringoiatria, Ortopedia, il Bar, una Cappella e Sale Conferenze.
L'ingresso è decorato da un grande affresco del pittore Antonino Calcagnodoro, realizzato nel 1929, in cui è rappresentato il Fascismo, accompagnato dalla Carità e dal Pio Istituto del Santo Spirito, che soccorre un malato. L'affresco è incorniciato da elaborati stucchi barocchi, che in origine erano dorati e oggi sono dipinti di bianco.
Nel salone è presente da un fregio occupato da fasci littori, cartigli con festoni, due grandi stemmi avvolti in cartigli contenenti gli emblemi del Pio Istituto Santo Spirito, una colomba e una croce a due bracci, in campo nero, e un fascio littorio con sullo sfondo una bandiera italiana.
È inoltre presente una lapide commemorativa in cui si ricorda l'inaugurazione dell'ospedale nel 1929.
L'ingresso è decorato da un grande affresco del pittore Antonino Calcagnodoro, realizzato nel 1929, in cui è rappresentato il Fascismo, accompagnato dalla Carità e dal Pio Istituto del Santo Spirito, che soccorre un malato. L'affresco è incorniciato da elaborati stucchi barocchi, che in origine erano dorati e oggi sono dipinti di bianco.
È inoltre presente una lapide commemorativa in cui si ricorda l'inaugurazione dell'ospedale nel 1929.
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