Clivo di Acilio


Il Clivo di Acilio è una strada situata nel Rione Monti, compresa tra Via dei Fori Imperiali e Belvedere Antonio Cederna. Le origini di questa strada risalgono al 1937, quando in seguito alla realizzazione del muraglione compreso tra Via dei Fori Imperiali e la Villa Rivaldi, venne a formarsi questa salita. Si decise di darle il nome di Clivo di Acilio in memoria del Compitum Acilii, cioè un incrocio munito di edicole realizzato al tempo di Augusto nell'ambito del programma di rinnovamento urbano dell'Imperatore, che si trovava in prossimità dell'attuale clivo. Gli Acilii, da qui il compitum prendeva nome, erano un'importante famiglia della Roma Antica, esistita fino al V Secolo dopo Cristo.
Il Clivo di Acilio fu una delle diverse strade istituite negli anni '30 che ricalcarono il nome di una strada dell'Antica Roma. Nell'ambito del rinnovamento urbano della Roma al tempo di Mussolini, questa idea andava a dare un'idea di continuità con il rinnovamento di Roma avvenuto nell'Antica Roma al tempo di Augusto.
Tale clivo si trova di fronte al Colosseo, e permette una vista spettacolare.
Tuttavia, da quando in Via dei Fori Imperiali sono in corso i lavori per la costruzione del tratto di Linea C della metropolitana che passerà qui, il Clivo di Acilio è chiuso perché completamente investito dai lavori.

Asino Fritto

L'insolito nome di Asino Fritto è stato dato per anni a una località situata nell'attuale Rione Celio. Di esso si ha notizia nel 1100, quando si parlava di una Chiesa dei Santi Cosma e Damiano situata "ubi dicitur asinum frictum". Il toponimo, sempre nel XII Secolo, appartenne anche ad alcune località dell'Agro Romano.
Questo nome antico ci risulta oggi molto misterioso. Lo studioso di cose romane Umberto Gnoli ha azzardato che prendesse il nome "da una faceta insegna di osteria", ma è molto difficile, vista anche l'antichità del toponimo si tratti di una ragione del genere.

Via Asinaria

Sulla sinistra si può vedere Porta Asinaria, da cui la Via Asinaria partiva
Via Asinaria era una strada oggi non più esistente che, partendo da Porta Asinaria, di fianco all'attuale Porta San Giovanni, raggiungeva la Via Latina e la Via Ardeatina, attraversando principalmente l'attuale Quartiere Appio-Latino.
Molti antichi topografi ritenevano che la strada, così come la porta, prendessero il nome dai numerosi asini che vi transitavano per portare i prodotti della campagna a Roma. Si tratta in realtà di un falso, dal momento che con tutta probabilità deve il suo nome alla potente gens romana degli Asinii, che lungo essa avrebbero avuto diversi possedimenti.

Argileto


L'Argileto (o in Latino, Argiletum) era il nome di una strada e della limitrofa località che sorgevano nella zona della Suburra, oggi parte del Rione Monti. La regione della Suburra, storicamente considerata un luogo malfamato, era divisa proprio per questa ragione dai vicini Fori da un grande muraglione, e la comunicazione tra le due aree era possibile solo attraverso una strada: l'Argileto.
Questa strada inizialmente partiva dall'area del Foro di Nerva, ma quando questo venne costruito fu leggermente deviata. Successivamente, proseguiva lungo le attuali Via della Madonna dei Monti e Via Leonina, per poi sdoppiarsi in due diverse strade: il Vicus Patricius (l'attuale Via Urbana) ed il Vicus Suburbanus (l'attuale Via in Selci). All'inizio dell'Argileto si trovava inoltre il Tempio di Giano, un antichissimo tempio risalente al tempo di Numa Pompilio e ricostruito nel 97 dopo Cristo dall'Imperatore Domiziano.
Il nome di questa strada deriva probabilmente dalla natura argillosa del terreno, secondo quanto riportato dallo scrittore latino Varrone, anche se altre ipotesi hanno parlato di un certo Cassius Argillus che avrebbe abitato nella zona costruendovi anche l'Arco Argiletano.
Molti autori latini hanno parlato dell'Argileto, tra cui Orazio, Marziale e Seneca, dal momento che tale strada era nota per ospitare numerose botteghe di librai.
Successivamente, come abbiamo detto, il tracciato dell'Argileto fu ripreso da Via della Madonna dei Monti e Via Leonina, due delle più importanti strade del Rione Monti, a prova dell'importanza di tale percorso.
Oggi l'Argileto non esiste più nella toponomastica di Roma. In compenso, la memoria del nome oltre che nei documenti è tramandata da diverse attività commerciali, come l'hotel Residenze Argileto (sito) e l'agenzia di viaggi Argiletum Tour (sito), entrambi in Via della Madonna dei Monti.

Edicola della Madonna del Divino Amore di Via Flaminio Ponzio


L'Edicola Mariana in questione si trova in Via Flaminio Ponzio, nel Rione San Saba, e raffigura l'immagine della Madonna del Divino Amore. L'Edicola si trova sulle mura di cinta del complesso della Chiesa di San Saba.

Via dei Mille



Via dei Mille è una strada situata nel Rione Castro Pretorio, compresa tra Piazza dell'Indipendenza e Via del Castro Pretorio. Le origini di questa strada risalgono al 1872, quando il Comune di Roma decise di urbanizzare l'area a nordest della stazione termini con una zona principalmente di villini e le cui strade sarebbero state dedicate in primis a fatti d'armi delle Guerre d'Indipendenza. Si decise così di dedicarne una alla Spedizione dei Mille, uno dei più noti episodi del Risorgimento avvenuto nel 1860, quando Giuseppe Garibaldi, insieme a circa mille volontari, salpò da Quarto, presso Genova, per sbarcare in Sicilia a fomentare i moti risorgimentali.

La strada, come tutto il rione, nacque per ospitare soprattutto villini. Tra questi, il Villino Bonghi, risalente al 1876-1877, opera dell'architetto Giulio De Angelis ed in cui abitò il politico Ruggiero Bonghi, qui ricordato nel 1904 da un busto con annessa targa opera di Ettore Ferrari.

Nel XX Secolo, il Rione Castro Pretorio ha pian piano perduto il suo originario carattere di quartiere di villini: per quanto molti edifici di questo tipo siano ancora ben visibili, al loro fianco sono nati palazzi più intensivi. In Via dei Mille questo cambiamento è ben testimoniato dal Palazzo Betti, realizzato nel 1933 dall'architetto Pietro Lombardi.

Oggi Via dei Mille, come molte strade della zona, per via della sua vicinanza con la Stazione Termini ospita numerose attività di tipo ricettivo, come alberghi e ristoranti.

Sarcofago Romano di Swan Street a Londra



Il 19 Luglio 2017 alcuni operai intenti a lavorare agli scavi per la costruzione di un nuovo edificio per appartamenti in Swan Street, nei pressi di Borough Market, nel quartiere di Southwark, a Londra, si sono imbattuti casualmente in una scoperta archeologica: un sarcofago Romano del IV Secolo dopo Cristo, appartenuto con tutta probabilità a un nobile che viveva nella città di Londinium, nome romano dell'attuale Londra.

Attualmente una squadra di esperti del Museum of London sta esaminando il sarcofago, che è stato trovato aperto e che secondo Gillian King, esponente della squadra di ricercatori, sarebbe stato in parte privato di diversi contenuti durante il XVIII Secolo, periodo in cui la ricerca di oggetti di valore archeologico era estremamente diffusa tra gli inglesi.

Al momento non è ancora stato identificato il corpo che giace all'interno del sarcofago, anche se le prime analisi rilevano la presenza di oggetti di materiale metallico al suo interno.

Secondo i ricercatori, l'area di Southwark in cui il sepolcro è stato trovato sarebbe stata probabilmente sede di un cimitero in età Romana.

La numerazione dei vecchi lampioni a gas


Girando per il centro di Roma è facile imbattersi in numerose targhe in maiolica che riportano un numero in colore blu. La loro funzione è apparentemente molto misteriosa: non si tratta infatti di numeri civici, come facilmente comprensibile non solo dal differente aspetto (come abbiamo detto sono di colore blu), ma anche dalla numerazione particolarmente elevata (spesso vi sono presenti numeri a quattro cifre).
Ma allora cosa sono, di preciso, queste insolite, apparentemente indecifrabili, targhe che si trovano in giro per Roma?
Ebbene, si tratta delle targhe che nel XIX Secolo identificavano i lampioni a gas.
Nel 1854, infatti, a Roma furono installati i primi 44 lampioni a gas, ben più potenti delle lampade ad olio precedentemente in funzione. Questo nuovo tipo di illuminazione risultò particolarmente efficacie ed il governo Papale decise di svilupparlo, costituendo una vasta rete di lampioni a gas che superò le 2.000 unità, ciascuno dei quali dotato di un numero seriale, scritto su queste targhe, in modo da poter essere individuato per qualsiasi necessità.
Con il passare del tempo, però, quest'illuminazione venne gradualmente smantellata e sostituita con quella più moderna, ed anche i lampioni vennero pian piano sostituiti, cambiando nella quasi totalità dei casi di collocazione. Le targhe, tuttavia, sono rimaste.
Esse, per quanto siano un gradito ricordo della precedente illuminazione, non mostrano alcun elemento per comprendere quale sia stata in passato la loro funzione. Sono molto rari i casi in cui ancora oggi sia presente un lampione di fianco a queste targhe.

Targa in memoria di Lucio Dalla


La targa in questione si trova in Vicolo del Buco, nel Rione Trastevere, e ricorda il cantautore italiano Lucio Dalla (Bologna 1943 - Montreux 2012), che presso questa casa visse dal 1980. La targa è stata qui posta dal Comune di Roma nel 2017. Grande promotore della posa di questa targa è stato il cantautore romano Antonello Venditti.

Perché Roma è detta Caput Mundi



"Roma Caput Mundi" è una frase che abbiamo sentito tante volte, e che letteralmente significa "Roma capitale del mondo". Ma perché Roma è detta Caput Mundi?

Roma, fondata nel 753 avanti Cristo, negli anni ha visto il suo territorio espandersi, fino a creare uno dei più grandi imperi mai esistiti sulla faccia della Terra, al punto da divenire senza dubbio una delle città più importanti ed influenti della storia. Se vogliamo sapere perché Roma è detta Caput Mundi, questa premessa è d'obbligo.

La ragione per cui Roma ha avuto tale appellativo è esattamente questa influenza incredibile che ha saputo raggiungere nell'arco dei secoli. Ma chi lo ha detto di preciso, perché poi questa frase potesse essere scolpita nei secoli?

Il primo ad usare questa locuzione è stato il poeta latino Marco Anneo Lucano, che nel 61 dopo Cristo scrive nel suo poema Pharsalia:

"Ipsa, Caput Mundi, bellorum maxima merces, Roma capi facilis"

Il che significa:

"La stessa Roma, capitale del mondo, la più importante preda di guerra, agevole a soggiogarsi.

C'è però anche un'altra versione della locuzione Roma Caput Mundi, ovvero Roma Caput Orbis, il cui significato è comunque Roma capitale del mondo. Il primo a farne menzione in questo senso è il poeta Publio Ovidio Nasone, che lo aveva scritto già prima di Lucano, nel 14 avanti Cristo, nei suoi Amores. Il testo di Ovidio è il seguente:

"Tityrus et fruges Aeneiaque arma legentur, Roma triumphanti dum caput orbit erit"

Questa frase si può tradurre come: "Titiro e le messi e le armi di Enea si leggeranno finché Roma sarà la capitale del mondo soggiogato".

Se dunque volete sapere perché Roma è detta Caput Mundi, la risposta è proprio nella grandezza del suo impero e nell'influenza conquistata dalla città nell'arco dei secoli. Per questa ragione, la frase è stata presa ad esempio in molti casi da condottieri e figure che si sono volute richiamare alla grandezza di Roma. L'imperatore Federico Barbarossa, ad esempio, aveva nel suo sigillo il motto "Roma Caput Urbi regia orbis frena rotundi".

Zona Lunghezza

La Zona Lunghezza si trova nella zona Est di Roma, fuori dal GRA, compresa tra la Via Prenestina ed il fiume Aniene. Questo territorio fu abitato fin da tempi antichissimi, e qui si trovava l'antica città del Latium Vetus di Collatia, secondo la tradizione fondata da Silvio, figlio di Enea. In questa città nacque Tarquinio Collatino, primo console di Roma, marito di Lucrezia, che a Collatia si suicidò dopo essere stata costretta a cedere alle richieste amorose di Sesto Tarquinio, figlio di Tarquinio il Superbo. Questa città era inoltre collegata a Roma dalla Via Collatina, ancora esistente.

Nel 752 dopo Cristo in questa zona si parla per la prima volta del casale di Longitia, da cui successivamente deriverà il nome di Lunghezza. Questo casale venne venduto da un monaco di nome Teudone all'Abbazia di Farfa, che ne fece un monastero fortificato. Nel 960 il casale passò ai monaci di San Paolo fuori le Mura, che lo tennero fino al 1242 quando passò ai Conti di Poli, pur rimanendone proprietari i monaci. Nel 1303, fu occupato dagli Orsini, che lo acquistarono solo nel XVI Secolo, che lo vendettero ai Medici e che passò poi agli Strozzi, finché non ne divenne proprietario, nel 1881, lo scrittore svedese Alex Munthe che costruì in parte dell'edificio una clinica di convalescenza. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il castello fu sede di un comando tedesco.

Fino a quel periodo, quello di Lunghezza e del suo castello fu uno dei pochi borghi abitati fuori dalla zona di maggiore urbanizzazione del comune di Roma. Tuttavia, pian piano, vi sorsero nuovi quartieri, inizialmente quasi tutti spontanei. La zona era comunque raggiungibile dal 1887 dalla stazione ferroviaria di Lunghezza, lungo la linea Roma-Sulmona.

Un gruppo di emigranti marchigiani si stabilì nell'area negli anni Cinquanta dando inizio al quartiere di Castelverde, così come negli stessi anni nacque il Villaggio Prenestino. Negli anni successivi al 2000 nacque in quest'area il grande quartiere residenziale di Ponte di Nona, così come anche quello di Villaggio Falcone.

Nella zona è attiva la squadra di calcio del Nuova Lunghezza.

Chiese:
Sant'Eligio
Santa Maria di Loreto
Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù
San Pietro Apostolo
Santa Restituta
Santissima Trinità a Lunghezza

Castelli:
Castello di Lunghezza



Targa in memoria di Carlo Macro



La targa in questione si trova in Via Garibaldi, nel Rione Trastevere, e ricorda Carlo Macro, 33enne romano che venne ucciso in questo luogo nel 2014 da un senzatetto indiano in seguito a una lite per futili motivi. La targa, qui posta dal Comune di Roma nel 2015, ricorda insieme a Macro "tutte le vittime della violenza generata dal disagio sociale".

Arco di Ladrone

L'Arco di Ladrone si trovava nel Rione Campitelli, ed oggi non esiste più. Nonostante portasse il nome di "arco", si trattava in realtà di un semplice passaggio coperto, probabilmente un traforo ricavato in un angolo della Basilica di Massenzio, dove la strada si trovava.
Il nome, a dispetto delle apparenze, non deriva da alcun ladro o criminale. Come ricordato in alcuni documenti medievali, nell'area nell'Antica Roma sorgeva il Tempio di Latona, la cui corruzione avrebbe fatto nascere il toponimo di Arco di Ladrone.

Vicolo Angusto

Vicolo Angusto è una oggi scomparsa che si trovava nell'area attualmente occupata da Via dei Fori Imperiali, nel Rione Monti. Il nome della strada, come si può facilmente evincere, deriva dal suo aspetto: si presentava probabilmente come una strada molto piccola.

Via Pio IX


Via Pio IX è una strada del Quartiere Primavalle, compresa tra Via Boccea e Piazza Pio IX. Inizialmente questa strada faceva parte del lungo percorso di Via di Primavalle. Nel 1956, il Consiglio Comunale decise di dare dei nomi differenti a questa strada, dividendola in diversi tratti. Una parte abbastanza lunga, compresa tra Via di Boccea e la Piazza Pio IX (istituita per l'occasione anch'essa) prese il nome di Papa Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878). La toponomastica di Primavalle è dominata da nomi di Papi e Cardinali, ed anche le nuove strade furono coerenti con questa scelta.
Nel 2000 Papa Pio IX è stato proclamato Beato, ma il nome della strada non è stato aggiornato.

Piazza della Colonnetta


Piazza della Colonnetta si trova nella Zona Isola Farnese, compresa tra Via Agella e Via dell'Isola Farnese. Deve il proprio nome ad una colonna che si trova sulla piazza stessa.
Oltre alla Colonna che da il nome alla piazza, in questo luogo sorge la Chiesa di San Pancrazio e sono presenti diverse targhe commemorative: una in memoria dei caduti della zona nella Prima Guerra Mondiale, un'altra in memoria dei caduti nella Guerra di Liberazione, una terza in memoria dei caduti nella Seconda Guerra Mondiale.

Via dei Neofiti


Via dei Neofiti è una strada situata nel Rione Monti, compresa tra Via della Madonna dei Monti e Via Baccina. Essa ricorda il Collegio dei Neofiti, istituito nel 1577 per i giovani non cristiani che desideravano convertirsi al Cattolicesimo e vi si preparavano al Battesimo. Questo collegio inizialmente aveva sede alle Terme di Agrippa, ma nel 1637 venne trasferito dal Cardinale Antonio Barberini nei locali che fiancheggiano la Chiesa di Santa Maria ai Monti. La strada, trovandosi di fianco a questi locali, ha preso il nome di Via dei Neofiti.

San Salvatore ai Monti


La Chiesa di San Salvatore ai Monti si trova in Via della Madonna dei Monti, nel Rione Monti. Il primo documento in cui si ha notizia di questo luogo di culto è una bolla di Papa Niccolò IV risalente al 1289.
Nei secoli, la Chiesa ha avuto diversi nomi: inizialmente era nota come San Salvatore de Suburra, dal nome che fin dall'Antica Roma aveva l'area dove sorge, poi San Salvatore a Torre Secura, per via della vicinanza con Tor de' Conti.
Durante il sacco di Roma del 1527, la Chiesa venne distrutta, per poi essere riedificata tra il 1630 ed il 1635. Un nuovo rifacimento avvenne nel 1762.
Oggi la Chiesa funziona come Oratorio della vicina Chiesa di Santa Maria dei Monti.

Via del Pozzuolo


Via del Pozzuolo è una strada del Rione Monti che parte da Via della Madonna dei Monti senza uscita. Essa deve il proprio nome ad un piccolo pozzo che qui si trovava, oggi non più esistente. Prima di essere una via, la strada portava il nome d vicolo, ed era anche detta del Pozzolo.
L'impianto della strada è ancora medievale, completamente irregolare, composta da una stradina senza uscita ed uno stretto passaggio che vi si dirama. In questo passaggio sono presenti interessanti esempi di avancorpi che sporgono rispetto al corpo di fabbrica di uno degli edifici.
Nel vicolo è inoltre presente dal 2001, anno in cui la Roma vinse lo scudetto, un murales giallo-rosso raffigurante Francesco Totti, storico capitano della squadra di calcio che ha lasciato l'attività di calciatore nel 2017.

Lady Godiva

Lady Godiva, John Collier, 1898, Herbert Art Gallery & Museum, Coventry

Lady Godiva, contessa dell'antico regno di Mercia, in inglese antico chiamata Godgifu, fu una nobildonna inglese vissuta nell'XI Secolo (morta, sembra, nel 1067), nota per un episodio che - pur senza tutte le conferme storiche del caso - sembra essere avvenuto nel 1040, e che è stato ripreso in diverse opere d'arte, fatto che rende il personaggio, tendenzialmente estraneo alla città di Roma (principale argomento di questo sito) ma non al mondo dell'arte, di nostro interesse.

Statua di Lady Godiva a Coventry, opera di William Reid Dick
La tradizione narra che Lady Godiva, moglie del conte Leofrico di Coventry, per protestare contro un nuovo tributo imposto agli abitanti della cittadina inglese dal marito, decise di sfilare nuda a cavallo per le strade proprio di Coventry. L'episodio, secondo la tradizione, avvenne il 10 Luglio 1040.

Del personaggio storico di Godiva si hanno le prime testimonianze nel XII Secolo nel Liber Eliensis, testo scritto da un monaco che racconta la storia dell'Abbazia di Ely, e in un altro testo dello stesso periodo scritto da Ruggero di Wendover. In entrambi i documenti, si parla di Godiva come della moglie di Leofrico. Diversi documenti risalenti alla metà dell'IX Secolo parlano di lei e del marito come benefattori di diversi monasteri.

Anne Whitney, Lady Godiva, 1864, Dallas Museum of Art


La tradizione della cavalcata di Lady Godiva risale però al 1236, o almeno è a quell'anno che risale la sua più antica menzione, nel Flores Historiarum di Roger da Wendover, un testo che raccoglie numerosi aneddoti.

Jules Joseph Lefebvre, Lady Godiva, anni '90 del XIX Secolo
Leofrico aveva secondo la tradizione imposto diverse tasse ai cittadini di Coventry, e Godiva, che aveva preso le parti del popolo oppresso, aveva più volte cercato di convincere il marito a tornare sulle sue decisioni, senza però venire ascoltata. Dopo aver più volte insistito col marito, Godiva si sentì dire da Leofrico che la avrebbe ascoltata solo quando avesse cavalcato nuda in giro per la città.

William Holmes Sullivan, Lady Godiva, 1877
Lady Godiva, di fronte a questa frase, decise di rispondere a quella che probabilmente era una provocazione del marito prendendolo alla lettera. Tuttavia, prima della sua cavalcata, in cui Godiva salì a cavallo completamente nuda, coperta esclusivamente dai suoi lunghi capelli, fu pubblicato un bando che obbligava gli abitanti di Coventry a stare in casa con porte e finestre chiuse.

Edmund Blair Leighton, Lady Godiva, 1892
Secondo una tradizione iniziata secoli dopo, non prima probabilmente del XVII Secolo, un solo abitante della città inglese avrebbe assistito alla cavalcata di Lady Godiva: si tratta di un certo Tom, noto secondo la tradizione come Peeling Tom (che significa più o meno Tom il guardone), e sarebbe rimasto cieco o morto (a seconda delle varia versioni) tale era la bellezza della donna.

George Jones, Lady Godiva si prepara, 1833
Non ci sono testimonianze che dimostrano la certezza storica della cavalcata di Lady Godiva, ma diversi storici hanno notato come all'epoca esistesse la pratica in quella zona di fare penitenza girando per la città praticamente nudi, con solo un panno sulle parti intime simile a un paio di mutande, fatto che rende plausibile un atto di penitenza da parte di Lady Godiva, che avrebbe potuto magari usare anche il cavallo come segno del suo lignaggio.

Marshall Claxton, Lady Godiva, 1850

Vero o no, l'episodio della cavalcata di Lady Godiva è diventato molto popolare, anche perché unisce molti fattori che destano l'interesse delle persone, degli artisti, e del folklore in genere, al punto che oggi la nobildonna è senza dubbio uno dei simboli della città inglese di Coventry.

Statua di Lady Godiva all'Herbert Museum di Coventry, opera di John Thomas

Lady Godiva unisce infatti il simbolo di un potente che per andare contro gli interessi della sua classe sociale si unisce al popolo, rappresenta la sensualità e la bellezza femminile, rappresenta il folklore di una città.

Lady Godiva, Adam Van Noort, 1586

Dal punto di vista artistico, la prima raffigurazione di cui siamo a conoscenza venne commissionata dalla Contea di Coventry al pittore fiammingo Adam Van Noort. Nei secoli, da quel momento, sono state realizzate numerose opere d'arte con protagonista Lady Godiva, la più celebre delle quali è verosimilmente il dipinto dell'artista britannico John Collier.

Oltre all'arte, Lady Godiva è molto presente nel folklore e nella cultura popolare. Dal XVII Secolo, durante la fiera di Coventry, avviene una rievocazione della cavalcata, mentre in Canada Lady Godiva è considerata la musa degli studenti di ingegneria, anche se non vi è una specifica ragione dietro questa tradizione.

Il logo della Lady Godiva Memorial Bnad, banda musicale degli studenti di Ingegneria dell'Università di Toronto

Via degli Stefaneschi


Via degli Stefaneschi è una strada del Rione Trastevere compresa tra Piazza Giuseppe Gioachino Belli e Via della Lungaretta. Questa strada, che fiancheggia il Palazzo degli Anguillara, venne a formarsi all'inizio del XX Secolo, nell'ambito dei lavori che riorganizzarono la zona per via della nascita dei Lungoteveri e della vicina Piazza Italia, oggi Piazza Giuseppe Gioachino Belli. Nel 1921, quando questa strada si era già formata, si decise di chiamarla Via degli Stefaneschi, in memoria dell'omonima famiglia che nel Medioevo era molto presente a Trastevere e vi possedeva torri e fortificazioni.

Vicolo della Luce


Vicolo della Luce è una strada del Rione Trastevere compresa tra Via della Lungaretta e Via della Gensola. La ragione del nome di questo vicolo è la presenza della Chiesa di Santa Maria della Luce, situata nella vicina Via della Luce, anch'essa così chiamata per via della Chiesa in questione.
Questa chiesa prese questo nome per via di un anziano non vedente che, mentre si trovava in un edificio fatiscente vicino alla Chiesa di San Salvatore della Corte, sentì un rumore di sassi cadere e pensò che l'edificio dove si trovava gli stesse crollando addosso. Al contrario, gli comparve di fronte, su un muro, l'immagine della Madonna col Bambino, e l'uomo, che aveva dunque miracolosamente riavuto la vista, andò in strada gridando "Luce! Luce!" ed invitando i presenti a vedere il Miracolo.
Questo episodio ha dunque dato il nome alla Chiesa di Santa Maria della Luce che ha a sua volta dato il nome a Via della Luce ed al Vicolo della Luce, che rappresenta in parte una prosecuzione (pur non essendo ad esso consecutivo) dell'omonima via.

Vicolo della Luce in un acquerello di Ettore Roesler Franz
Il Vicolo della Luce ospita una Casa Medievale ancora oggi in gran parte conservata nel suo aspetto originale. Essa compare anche in un acquerello di Ettore Roesler Franz del XIX Secolo che mostra come il caratteristico accesso sia rimasto pressappoco immutato, nonostante i restauri. Nel 1985 un nuovo restauro ne ha messo in evidenza i laterizi originari: questo intervento è ricordato da una targa.
L'acquerello di Roesler Franz ha però un'altra caratteristica interessante. La targa stradale del vicolo indica infatti la dicitura di "Via della Luce", strada non solo oggi distinta dall'omonimo vicolo, ma anche al tempo. Roesler Franz era infatti attivo nella seconda metà del XIX Secolo, ed un documento del 1829 (quando il noto pittore ancora non era nato) testimonia che le due strade erano distinte. E' difficile sapere se nel vicolo era presente una targa stradale errata o se l'errore sia del pittore, e in tal caso se esso sia voluto o meno. L'acquerello racconta inoltre che l'edificio, che presentava una merlatura, ospitava un'osteria il cui ingresso era su Via della Lungaretta.

Vicolo della Luce nel 1976
Nel vicolo è inoltre presente una targa che proibisce di fare il mondezzaro risalente al 1863.
Il vicolo ha ospitato per molti anni il ristorante spagnolo La Paella 2, sostituito in anni recenti dalla sede trasteverina del Fish Market.

Rimorchiare a Roma Nord

Roma Nord vs Roma Sud è una delle guerre mediatiche che in tempi recenti più ha ispirato registi attivi su internet per clip divertenti, come ad esempio gli Actual, che hanno realizzato questo video dal titolo Rimorchiare a Roma Nord.


Anche in questa occasione, come abbiamo fatto per Rimorchiare a Roma Sud e Romolo + Giuly, tra gli altri, vogliamo concentrarci soprattutto sull'analisi di ciò che di Roma si vede nel video, dai monumenti, ai quartieri, alle principali zone.

Il video ha inizio con i due protagonisti, Leonardo Bocci e Lorenzo Tiberia, il primo di Roma Sud ed il secondo di Roma Nord, che camminano su Ponte Milvio. Il primo dice che avrebbe preferito recarsi a prendere una birra al Chiringuito, il locale del quartiere Ostiense situato in Largo Beato Placido Riccardi, mentre il secondo nota come sia meglio la zona di Ponte Milvio, elogiata dallo scrittore Federico Moccia e dal cantante Tiziano Ferro.



Al passaggio di due belle ragazze, i due decidono di provarci, e Bocci, di Roma Sud, si fa avanti, invitandole ad andare al Curvone, noto bar balneare situato in Piazzale Magellano, al Lido di Ostia, per poi farsi il bagno.



Le due ragazze si allontanano, ma vengono poi convinte da Tiberia, di Roma Nord, che si avvicina con una proposta a loro più familiare: un Moscow Mule al Dulcamara, locale di Via Flaminia, a due passi da Ponte Milvio, e a seguire una cena di sushi.


Tuttavia, il passaggio di una ragazza su Ponte Milvio fa innamorare Bocci, di Roma Sud, che a quel punto si rivolge a Tiberia per avere consigli su come comportarsi per far colpo su una ragazza di Roma Nord. Il giovane di Roma Nord, intento a leggere il Don Giovanni di Moliere, gli spiega: no doppio taglio, o boccia o caschetto con la riga, sempre camicia e risvoltino sui pantaloni. Anche per quanto riguarda il modo di parlare: non un romano troppo calcato, ma più sofisticato.



A trasformazione avvenuta, Bocci fa ritorno a Ponte Milvio dove si presenta alla ragazza amata come "Step". Quando lei risponde "Babi" (i nomi sono quelli dei protagonisti del romanzo di Federico Moccia Tre metri sopra il cielo) egli ha una reazione d'ilarità.



Nella passeggiata, che si svolge in zona Ponte Milvio, i due si fermano a prendere un aperitivo dove Bocci/Step dice di frequentare la LUISS (inizialmente chiamata in maniera erronea LEVISS).

A fine serata, lei viene raggiunta dal fidanzato: un uomo di mezza età a bordo di una Porsche che, stando a quanto dice la ragazza, abita a Collina Fleming con seconda casa a Porto Cervo e "500K" su Instagram e che dice di avere un appuntamento "al circolo" (la realtà dei circoli sportivi è praticamente presente e rappresenta uno status symbol nell'immaginario collettivo degli abitanti di Roma Nord).


Il video vede la regia di Paul Brasco ed è stato interpretato da Leonardo Bocci, Lorenzo Tiberia, Demetra Avincola, Andrea Venditti, Greta De Marsanich e Cristina Romani e vede come aiuto alla regia Natalia Piervincenzi.

Targa in memoria del restauro della Casa Medievale di Vicolo della Luce


La targa in questione si trova in Vicolo della Luce, nel Rione Trastevere, e ricorda il restauro della Casa Medievale, su cui la targa è addossata, avvenuto nel 1985. La targa è scritta in lingua latina.

Casa Medievale di Vicolo della Luce


In Vicolo della Luce, nel Rione Trastevere, è ben visibile una casa di origine medievale oggi restaurata. Non sappiamo di preciso a quando essa risalga, ma consiste in un'abitazione dalla piccola porta preceduta da una serie di gradini in marmo. Tale abitazione è a più piani, di quelle che nel medioevo erano definite "domus solaratae".
La struttura d'ingresso, in posizione leggermente esterna al corpo di fabbrica dell'edificio, è il cosiddetto preforolum, una sorta di barsolo coperto da cui parte la scala che permette l'accesso ai piani superiori. Nei secoli questo edificio è stato riutilizzato, senza essere eccessivamente alterato, come dimostra un dipinto di Ettore Roesler Franz relativo al XIX Secolo.

L'edificio in un dipinto di Ettore Roesler Franz
L'edificio conserva ancora oggi la struttura in laterizio e tufelli originaria in gran parte lasciata in evidenza anche nei successivi restauri. Su un lato, nel muro, è ancora oggi incastonata una testa di Bacco, la cui presenza in loco è plausibile fin dal Medioevo.
L'edificio di Vicolo della Luce nel 1976, prima dei restauri degli anni '80
Nel 1985, in un periodo in cui molti edifici del Centro Storico vennero restaurati, anche questa casa medievale venne risistemata. Questi lavori sono ancora oggi ricordati da una targa posta su un lato dell'edificio.
La targa che ricorda i restauri dell'edificio avvenuti nel 1985

Targa del mondezzaro di Vicolo della Luce


La targa del mondezzaro di Vicolo della Luce, nel Rione Trastevere, è stata affissa nel 1763 e fa riferimento all'editto del 30 Dicembre dello stesso anno.
La targa non mostra particolarità rispetto alle altre, ed il suo testo recita così:

D'ordine di Mons. Ill.mo e Rmo Presidente delle Strade, si proibisce di gettare e portare e mandare in tutto questo vicolo le immondezze formarvi mondezzaro sotto pena di scudi dieci ed altre corporali ad arbitrio come dall'editto in data lì XXX Decembre MDCCLXIII.

Il progetto di riqualificazione di Tor Bella Monaca di Leon Krier


Il progetto di riqualificazione in questione venne redatto dall'architetto lussemburghese Leon Krier ed aveva come obiettivo la ricostruzione completa della maggior parte della zona di Tor Bella Monaca, dal punto di vista toponomastico parte della zona di Torre Angela. Esso venne proposto ufficialmente nel 2010 ed ebbe tra i principali promotori il sindaco dell'epoca Gianni Alemanno, ma non venne mai portato avanti in maniera concreta né inserito in piani ufficiali, ed attualmente risulta accantonato, complice anche l'elevata difficoltà pratica di realizzazione dal momento che porterebbe alla demolizione e ricostruzione di un quartiere abitato da 28mila abitanti.


Il progetto coinvolge un quartiere, Tor Bella Monaca, attualmente costituito principalmente da unità abitative, talvolta alte anche decine di piani. L'obiettivo di Leon Krier era quello di abbatterlo per ricostruirlo in una dimensione diversa, simile a quella di un borgo urbano, con edifici più bassi  (al massimo di tre piani circa) ed in stile neostorico che rompesse con l'architettura tipica dell'edilizia popolare anni ''80 (venne realizzato a partire dal 1981) che attualmente domina il quartiere.


La premessa urbanistica fatta da Krier è che Tor Bella Monaca è attualmente un quartiere la cui delimitazione urbanistica è molto chiara, essendo circondato da aree verdi e strade ad alto scorrimento che ne rappresentano i confini. Tuttavia, mancano quasi completamente gli spazi di aggregazione.

Mappa della Tor Bella Monaca pensata da Leon Krier
Tutto questo, in un contesto che nel 2010, ancor più che oggi, si presentava in un momento di particolare rinnovamento urbanistico: la realizzazione della vicina centralità della Romanina, la metro C che avrebbe collegato la zona al centro (realizzata attualmente fino a Piazza Lodi), la metro leggera fino ad Anagnina (non pervenuta) e i lavori per il campus di Tor Vergata e la Città dello Sport di Calatrava (quest'ultima da anni incompiuta). In quest'ottica il progetto di Krier avrebbe colto l'occasione di riqualificazione del quadrante sud-est per rinnovare completamente Tor Bella Monaca.

In rosso i palazzi da costruire ex novo progettati da Krier, in grigio quelli esistenti da mantenere
Il progetto avrebbe portato dunque all'abbattimento di una gran parte della zona, a partire dalle caratteristiche torri, salvando tuttavia diversi edifici, a partire dalla Chiesa di Santa Maria Madre del Redentore e del Teatro di Tor Bella Monaca, oltre che di altri edifici ad uso abitativo. I nuovi edifici previsti sarebbero stati realizzati in maniera estensiva e non intensiva, alti principalmente non più di tre piani, in architettura neostorica, in modo da voler assomigliare a un borgo e creare maggiori spazi di aggregazione.



Il progetto ha avuto sostanziali critiche, dal momento che per quanto la maggior parte degli architetti e degli amministratori concordi sulla presenza di problemi di natura urbanistica a Tor Bella Monaca che favoriscono i problemi di aggregazione, è tecnicamente complesso ed invasivo, oltre che molto oneroso, andare a demolire e ricostruire un intero quartiere di 28mila abitanti. Il tutto, soprattutto, con il rischio di una mancanza di tempi certi che potrebbe lasciare gli abitanti lontani dal loro quartiere per molto tempo con tutti i disagi del caso. Il tutto, inoltre, in un quartiere con un'identità molto forte.

Il progetto, di fatto, oltre alle presentazioni e a un masterplan, non è mai completamente stato portato avanti. Nel 2016, in occasione della campagna elettorale per le elezioni amministrative, la candidata di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni ha fatto proprio questo progetto proponendolo in campagna elettorale.

Targa in memoria dello spostamento del portale di Villa Massimo al Laterano


La targa in questione si trova in Via della Navicella, nel Rione Celio, al fianco del portale di Villa Celimontana, e ricorda come tale portale fosse un tempo quello d'ingresso della Villa Massimo al Laterano e che, demolito nel 1885, venne ricostruito dal Governatorato di Roma nel 1931 dopo essere stato donato alla città dalla famiglia Lancellotti.

Targa in memoria degli Ebrei partigiani


La targa in questione si trova all'esterno del Tempio Maggiore, la principale sinagoga di Roma, in Lungotevere Cenci, nel Rione Sant'Angelo, e ricorda gli Ebrei di Roma che, durante l'occupazione nazista della Capitale, combatterono come partigiani e morirono.
Nello specifico sono ricordati:
Cesare Astrologo
Eugenio Colorni
Elena Di Porto
Emanuele Di Segni
Marco Efrati
Eugenio Elfer
Silvia Elfer
Aldo Finzi
Franco Cesana
Claudio Fiorentini
Leone Ginzburg
Marco Moscati
Mosè Pace
Cesare Piattelli
Enzo Sereni