Le targhe commemorative di Roma


A Roma sono nati in tanti, da Roma son passati in tanti, ed a Roma son successe tante cose. Questo, oltre a rendere la Città Eterna un posto unico, fa sì che vi siano innumerevoli targhe commemorative che ricordano persone o eventi specifici. Questa pagina serve, appunto, a raccogliere queste targhe e raccontarne le storie. Per quanti riguarda invece le pietre d'inciampo, abbiamo deciso di raccoglierle in un elenco a parte.

Le targhe del Rione Monti
Le targhe del Rione Trevi
Le targhe del Rione Colonna
Le targhe del Rione Campo Marzio
Le targhe del Rione Ponte
Le targhe del Rione Parione
Le targhe del Rione Regola
Le targhe del Rione Sant'Eustachio
Le targhe del Rione Pigna
Le targhe del Rione Campitelli
Le targhe del Rione Sant'Angelo
Le targhe del Rione Ripa
Le targhe del Rione Trastevere
Le targhe del Rione Borgo
Le targhe del Rione Esquilino
Le targhe del Rione Ludovisi
Le targhe del Rione Sallustiano
Le targhe del Rione Celio
Le targhe del Rione Castro Pretorio
Le targhe del Rione Testaccio
Le targhe del Rione San Saba
Le targhe del Rione Prati

Le targhe del Quartiere Flaminio
Le targhe del Quartiere Parioli
Le targhe del Quartiere Pinciano
Le targhe del Quartiere Salario
Le targhe del Quartiere Nomentano
Le targhe del Quartiere Tiburtino
Le targhe del Quartiere Prenestino-Labicano
Le targhe del Quartiere Tuscolano
Le targhe del Quartiere Appio-Latino
Le targhe del Quartiere Ostiense
Le targhe del Quartiere Portuense
Le targhe del Quartiere Gianicolense
Le targhe del Quartiere Aurelio
Le targhe del Quartiere Trionfale
Le targhe del Quartiere Della Vittoria
Le targhe del Quartiere Monte Sacro
Le targhe del Quartiere Trieste
Le targhe del Quartiere Tor di Quinto
Le targhe del Quartiere Prenestino-Centocelle
Le targhe del Quartiere Ardeatino
Le targhe del Quartiere Pietralata
Le targhe del Quartiere Collatino
Le targhe del Quartiere Alessandrino
Le targhe del Quartiere Don Bosco
Le targhe del Quartiere Appio-Claudio
Le targhe del Quartiere Appio-Pignatelli
Le targhe del Quartiere Primavalle
Le targhe del Quartiere Monte Sacro Alto
Le targhe del Quartiere Ponte Mammolo
Le targhe del Quartiere San Basilio
Le targhe del Quartiere Giuliano-Dalmata
Le targhe del Quartiere Europa
Le targhe del Quartiere Lido di Ostia Ponente
Le targhe del Quartiere Lido di Ostia Levante
Le targhe del Quartiere Lido di Castel Fusano

Le targhe del Suburbio Tor di Quinto
Le targhe del Suburbio Portuense
Le targhe del Suburbio Gianicolense
Le targhe del Suburbio Aurelio
Le targhe del Suburbio Trionfale
Le targhe del Suburbio Della Vittoria

Le targhe della Zona La Giustiniana
Le targhe della Zona Grottarossa
Le targhe della Zona Labaro
Le targhe della Zona Polline Martignano


La targhe della Città del Vaticano

Pietre d'inciampo a Roma

Targhe commemorative scomparse di Roma

Le targhe nei Comuni della Provincia di Roma
Le targhe nelle altre Provincie del Lazio

Le targhe commemorative nelle altre Regioni d'Italia

Le targhe commemorative negli altri Paesi

Targhe commemorative per Zone Urbanistiche

Altri criteri di ricerca per le targhe commemorative di Roma

Proposte di targhe commemorative

Statue e monumenti a Roma 

Via Nazionale



Via Nazionale è una strada, compresa nei Rioni Monti e Castro Pretorio, che collega, attraverso un rettilineo, il Largo Magnanapoli a Piazza della Repubblica.
La storia di questa via non inizia con l'attuale Via Nazionale, bensì molto prima. Si tratta infatti di un punto molto strategico, ovvero la vallata compresa tra i Colli Quirinale e Viminale, e che perciò, già nella Roma Serviana, fu utilizzato come tragitto per collegare l'area dei Fori all'antica Porta Collina delle Mura Serviane. Tale strada fu detta Vicus Longus, ed era quasi perfettamente parallela al Vicus Patricius, l'odierna Via Panisperna, che dall'area dei Fori raggiungeva la Porta Viminalis. Proprio in fondo al Vicus Longus, nella parte più alta e più settentrionale, furono costruite, a partire dal 298, le Terme di Diocleziano.
In età Romana, la vallata tra il Quirinale ed il Viminale era più vasta, ed infatti il tragitto del Vicus Longus era leggermente diverso da quello dell'attuale Via Nazionale: il livello del terreno di quest'area è, nei secoli, molto salito. Per farsi un'idea a riguardo, basta vedere la Chiesa di San Vitale, posta ben al di sotto del livello stradale, che permette di capire quale fosse il livello del terreno nel Medioevo.
Nell'epoca di Roma Antica, dunque, il Vicus Longus rivestiva la sua importanza: nel I Secolo a.C. all'inizio di essa fu costruito il Santuario di Diana Planciana, su iniziativa dell'edile Cornelio Plancio, e che, nel tratto compreso tra la via e l'Alta Semita, odierna asse Via del Quirinale-Via XX Settembre, sorgevano diverse Domus di Patrizi Romani ed il complesso delle Terme di Costantino. Come detto in precedenza, nel 298, al termine di questa strada, furono costruite le Terme di Diocleziano.
Nel IV Secolo, in questa via sorse un Oratorio dedicato ai Santi Gervasio e Protasio, martiri di Milano figli di San Vitale, Oratorio che, grazie alle donazioni della matrona Vestina, venne, nel 402, ristrutturato ed elevato a Basilica, consacrato da Papa Innocenzo I e conosciuto, da allora, come Titulus Vestinae e che prendese, intorno al 595, il nome di San Vitale.
Per via di questa Chiesa, nel Medioevo, il vecchio Vicus Longus, ormai in una zona prevalentemente campestre, prese il nome di Strada di San Vitale. Per secoli, in quest'area, non vi fu alcuna nuova urbanizzazione. Per avere chiara la situazione nel periodo tra il Medioevo ed il XIX Secolo basta osservare la mappa del Nolli del 1748. Nell'immagine allegata è stata segnata in giallo quella che all'epoca era la Via di San Vitale che partiva grosso modo dalla via dei Serpenti, si restringeva dopo la Basilica di San Vitale, per poi interrompersi all'incrocio con la Via delle Quattro Fontane.


La svolta per questa strada avvenne nel XIX Secolo, quando, dopo l'istituzione della prima ferrovia Roma-Frascati (1856) si iniziò a pensare all'edificazione di una nuova stazione ferroviaria nell'area limitrofa alle Terme di Diocleziano, per lo più su pressione di Monsignor Francesco Saverio De Mérode, Proministro alle Armi Pontificie di Pio IX, che aveva interessi nell'area in questione. 
Fu proprio Monsignor de Mérode ad acquistare Villa Strozzi nel 1859, successivamente ampliò le proprietà fino a possedere quasi tutta la vallata di San Vitale.
Egli decise di tracciare una nuova strada, volta a rendere più agevole il collegamento con l'area della nuova stazione Termini, i cui lavori sarebbero iniziati nel 1862, che fu chiamata Via di Santa Maria degli Angeli, o Via de Mérode.
Il tracciato della nuova arteria portò all'innalzamento del livello stradale, i lavori cominciarono dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli, situata dove era la grande esedra delle Terme di Diocleziano, da cui nascerà, pochi decenni dopo, Piazza dell'Esedra.

Il Quartiere de Mérode nel 1870

Nel 1868 iniziò anche la costruzione di un moderno nucleo edilizio, chiamato Quartiere de Mérode, sempre sui terreni di proprietà del Monsignore, in parte occupati dall'antica Villa Strozzi, che riguarda l'area delle attuali Via Firenze, Via Napoli, Via Torino e Via Modena. Il primo edificio costruito, l'odierno civico 5 di Via Nazionale, reca, sopra il portone, la seguente scritta: "Primo fabbricato eretto in questo nuovo borgo fra gli anni 1868-1870 Proprietà di Gaetano Rossi libera da ogni peso e canone".


Tuttavia, non passò inosservato il carattere speculativo del nuovo quartiere. Si dice che Papa Pio IX, passando dai cantieri e nel vedere impiegata nella costruzione dei nuovi edifici una pietra bianca, chiamata macco, domandò se "le case si costruissero anche con la ricotta".
Nel 1870, come noto, le truppe Sabaude entrarono a Roma e la Città Eterna entrò a far parte del nuovo Stato Italiano, divenendone la Capitale. 

Una mappa, tratta dalla guida di Roma e dell'Italia centrale di Karl Baedeker del 1873, mostra l'area di Via Nazionale verso Piazza dell'Esedra, quella più interessata dall'intervento urbanistico del De Mèrode

La necessità di nuovi alloggi e opere edilizie era ingente, ed il nucleo in costruzione rappresentava un importante punto di partenza per il Comune, che rinnovò la Convenzione che il de Mérode aveva stipulato con lo Stato Pontificio, seppur con delle perplessità sul progetto, espresse dal Consigliere Amadei.
Il Sindaco progressista Luigi Pianciani, infatti, decise di acquisire le strade interessate dal progetto senza apportare modifiche solo per la presenza di fabbricati già edificati o comunque in costruzione, pur ritenendo imperfetta la lottizzazione, definendo incomoda l'obliquità delle strade, che, tuttavia, erano tra le più rettilinee di Roma in quel momento. 

Via Nazionale nel 1874

Il 1873 il primo tratto di Via Nazionale fu aperto al traffico, nel percorso da Piazza delle Terme a Via delle Quattro Fontane.

Villa Aldobrandini

Il nome di Via Nazionale fu stabilito dalla delibera della giunta Comunale del 30 Novembre 1871 nella quale si decisero i nomi delle nuove strade del "Quartiere De Mèrode", come era chiamato in quel periodo. Con l'occasione, si dettero alle nuove strade i nomi di Via Torino, Via Firenze, Via Napoli, Via Genova e Via Modena.

Lavori a Magnanapoli nel 1876

Per tracciare la parte di Via Nazionale tra Via del Boschetto e Via Panisperna il Comune fu costretto a lavori non indifferenti, come la demolizione di parte del Palazzo Rospigliosi Pallavicini, lo sbancamento di una zona della Villa Aldobrandini e la costruzione del muraglione di contenimento, fatto che riportò alla luce la Porta Sanqualis, un'antica porta delle Mura Serviane, oggi situata nell'aiuola centrale di Largo Magnanapoli, ma tuttavia portò alla distruzione di alcuni resti delle Terme di Costantino e di altre domus di età Repubblicana.

Ritrovamenti archeologici presso Palazzo Rospigliosi Pallavicini, 1876

L'idea urbanistica, come mostra il Piano Regolatore di Roma del 1873 del Viviani, era quella di proseguire la strada oltre Via della Pilotta, fino alla Fontana de Trevi. I primi urbanisti, infatti, fino alla morte di Vittorio Emanuele II, non smisero di pensare ad una deviazione della strada, fino alla Fontana di Trevi, progetto che fu però abbandonato, preferendo il tracciato consigliato dal Ministero dei Lavori Pubblici fino a Piazza Venezia, approvato nel 1876, inizialmente anche le attuali Via IV Novembre e Via Cesare Battisti facevano parte di Via Nazionale.
Da Piazza Venezia la strada proseguiva, con uno sventramento che avrebbe collegato la Piazza al Tevere, da cui con un ponte si sarebbe potuti arrivare alla zona di San Pietro e del Vaticano. La strada in questione, realizzata a partire dagli anni Ottanta del XIX Secolo, fu la nuova arteria di Corso Vittorio Emanuele II.

Via Nazionale nel 1876, inedificata a partire da Via delle Quattro Fontane

Negli anni seguenti proseguì anche l'urbanizzazione di Via Nazionale: nel 1874 fu inaugurato l'Hotel Quirinale, opera dell'architetto Partini, voluto dall'imprenditore Domenico Costanzi che, pochi anni dopo, fece edificare, in Via Firenze, il Teatro Costanzi, divenuto poi Teatro dell'Opera, collegato all'albergo attraverso un passaggio. 

Palazzo Carimini d'Amico

Numerosi edifici residenziali vennero costruiti su Via Nazionale a partire al 1878 come il Palazzo Pontecorvo, Palazzo Arioli, Palazzo Pascucci, i Palazzi Calderai e Morosi, opera di Moretti, Palazzo Carimini D'Amico, opera del 1888 di Carimini, il Palazzo Voghera, Palazzo Marotti e Villa Huffer, progettati da Gaetano Koch.

Palazzo Voghera e, a sinistra, Palazzo Morosi

Tra il 1873 ed il 1876 fu edificata, proprio su Via Nazionale, la prima Chiesa non Cattolica di Roma. Sotto lo Stato Pontificio, a Roma non era consentita la costruzione di Chiese non Cattoliche, e nel 1873 ebbe inizio la costruzione della Chiesa Protestante Episcopale di Saint Paul within Walls (San Paolo entro le Mura), opera di John Edmund Street e che ospita al suo interno un mosaico eseguito su disegni di Edward Burne Johnes. 

Il Palazzo delle Esposizioni di Pio Piacentini

Nel 1878 fu bandito il primo concorso per un edificio pubblico a Roma, ovvero quello per la realizzazione del Palazzo delle Esposizioni, concorso vinto da Pio Piacentini che lo realizzò tra il 1880 ed il 1883. All'epoca venne criticato per l'assenza di finestre sulla facciata e per un apparato statuario poco efficace, in cui per la prima volta era assente qualsiasi riferimento religioso, cosa esplicitamente voluta dalla politica anticlericale dello Stato Italiano nei primi decenni della sua esistenza. 
Il Palazzo diverrà un punto di riferimento della vita culturale di Roma, e nei secoli ospiterà molte importantissime mostre. Tra il 2003 ed il 2007 ha subito un importante restauro ad opera dell'architetto Paolo Desideri.


Tra il 1886 ed il 1894, Gaetano Koch costruì quello che rappresenta l'unico edificio istituzionale situato in Via Nazionale, ovvero il Palazzo della Banca d'Italia, noto anche come Palazzo Koch per via del suo architetto, che venne realizzato dove prima era l'orto Mercurelli. 
Di fronte a questo edificio sorsero, nel 1900, i Magazzini Piatti, costruiti con ampie vetrate che potessero garantire la massima esposizione dei prodotti in vendita, e che seppur non più attivi, ospitano tutt'ora attività commerciali. 
Di fianco ai magazzini si trova il Teatro Eliseo, nato nel 1900 nella terrazza del limitrofo Palazzo Rospigliosi, fu inaugurato nel 1910 come teatro Apollo e, nel 1914, ne fu spostato l'ingresso su Via Nazionale.
Proprio di fianco all'Eliseo, si trova il Grande Magazzino Rovatti, costruito nello stesso periodo del teatro ed anch'esso in stile Liberty. Oggi è occupato dai negozi Goldenpoint e La Gardenia, che hanno sostituito il preesistente Caffè Renault che ha occupato questo spazio negli anni precedenti.
Nel 1909, invece, avvenne un nuovo mutamento all'assetto urbanistico della zona: fu infatti inaugurato il traforo che, passando sotto i Giardini del Quirinale, collega Via del Tritone a Via Nazionale, raggiungendola proprio di fianco al Palazzo delle Esposizioni. Nel progetto originale, già presente nel Piano Regolatore del 1873, la via che da lì partiva avrebbe dovuto raggiungere la Basilia di San Giovanni in Laterano. Tuttavia, il piano non fu, fortunatamente, mai attuato, e via Milano si fermò all'incrocio con Via Panisperna.
Il 24 Maggio del 1920, una manifestazione Nazionalista che celebrava i cinque anni dall'ingresso dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale finì in un vero bagno di sangue avvenuto proprio in Via Nazionale, sulle scale del Palazzo delle Esposizioni, con la morte di otto manifestanti in seguito a una sparatoria con le forze dell'ordine.

Il Grande Emporio Roma, un tempo attivo in Via Nazionale

Fino al 1930 Via Nazionale era transitata da un tram, abolito poi con la "riforma tranviaria" del 1930. Nel 1970 sulla strada furono istituite le corsie preferenziali per autobus e taxi, tuttora in funzione.
Tra i numerosi storici negozi non più esistenti che negli anni sono stati attivi in questa strada, ricordiamo il Grande Emporio Roma, all'altezza di Villa Aldobrandini. Al civico 213, invece, sorgeva il Ristorante dell'Esposizione, che alla fine del XIX Secolo rimaneva aperto fino alle due di notte. Al civico 46 si trovava invece il Caffé e Birreria Nazionale, altro importante punto di riferimento per chi frequentava la strada.
Molto importante a cavallo tra XIX e XX Secolo fu anche l'ottico Romualdo Chiesa, che ebbe una sede al civico 206.


A partire dagli anni '90, con la cosiddetta "Cura del ferro", si è aperto un dibattito sulla possibilità di prolungare il tram 8 fino a Termini facendolo passare per Via Nazionale o di farvi passare una nuova linea, ma la proposta, in ogni caso, non ha avuto alcun seguito.
Oggi Via Nazionale è un'importante arteria del Centro di Roma, che collega la zona di Piazza Venezia all'area della Stazione Termini, mantenendo dunque l'originaria funzione urbanistica per cui fu pensata da Monsignor De Mèrode. Questo fatto la rende un fondamentale luogo di passaggio per chi dall'area di Piazza Venezia si reca alla Stazione Termini e vice versa, ed ha favorito il nascere di numerose attività commerciali in questa zona.
Queste attività commerciali, anche, si susseguono sulla strada sin dalle sue origini: nel 1889 era presente al numero civico 14 lo studio del Dottor Adler, dentista statunitense che esercitava qui la propria professione.

La vetrina del negozio Bata in Via Nazionale

All'angolo con Via dei Serpenti, sorge lo storico negozio d'abbigliamento Socrate, al cui fianco è il negozio di scarpe Bata.
Salendo, nei pressi di Piazza della Repubblica, si trova invece il negozio di articoli sportivi Esedra Sport.
Via Nazionale ricade all'interno della Zona Urbanistica Esquilino. Il CAP di Via Nazionale è 00184.

Quartiere Portuense


Il Quartiere Portuense sorge lungo il primo tratto della Via Portuense, cui il Quartiere deve il suo nome. 
Questa antica via risale, nel suo attuale assetto, al I Secolo a.C. e collegava Roma con lo scalo marittimo di Porto, da cui il nome della strada.
Prima della Via Portuense, il tracciato che lungo la riva destra del Tevere conduceva al mare era già esistente, ed era detto Via Campana, e doveva, con tutta probabilità, il suo nome alle Sline di Ostia, dette Campus Salinarum. Per molto tempo, probabilmente, i nomi di Via Portuense e Via Campana furono sovrapposti.
Non mancano le testimonianze archeologiche in quest'area: qui era il grande complesso degli Arvali, i sacerdoti che nell'Antica Roma si dedicavano al culto della Dea Dia, così come erano le Catacombe di Santa Generosa, mentre un'altra parte del Quartiere, quella più vicina a Porta Portese, era occupata dagli Horti di Cesare. 
Lungo le sponde del Tevere era poi il Vicus Alexandrinus, ovvero l'area che rappresentava il centro dei lavoratori portuali e marittimi provenienti da Alessandria d'Egitto. Furono loro che qui costruirono la Chiesa di San Ciro, che oggi, per corruzione popolare, ha l'insolito e singolare nome di Santa Passera. Questa Chiesa rappresentò, per molti Secoli, il principale luogo del quartiere, che rimarrà a lungo adibito a campi ed orti.
Tra il 1714 ed il 1715 Papa Clemente XI fece costruire, limitrofo a Porta Portese ed al Porto di Ripa Grande, l'Arsenale Pontificio, che rimarrà in funzione  fino alla costruzione dei muraglioni del Tevere e che contribuirà, in continuità con il passato, a rendere l'area di questo quartiere legata al settore marittimo.
Tra il 1862 ed il 1863 Pio IX, per congiungere la ferrovia per Civitavecchia alla Stazione Termini, fa costruire il Ponte dell'Industria, che rimarrà un ponte ferroviario finchè, non 1911, con la costruzione della nuova Stazione Trastevere, questa linea sarà spostata sul nuovo Ponte San Paolo.
Sempre ad inizio Novecento, in pendant con lo sviluppo industriale del primo tratto dell'Ostiense, anche qui iniziano a sorgere i primi mulini e stabilimenti industriali, il Mulino Biondi, la SNIA Viscosa e il Granaio dell'Urbe. Questo porterà ad una certa urbanizzazione, che alla fine degli anni Venti caratterizzerà questo quartiere dalla forte connotazione operaia, fino a Piazzale della Radio.
Le strade di questa zona furono inizialmente dedicate a diverse Città Italiane, ma nel 1920 si decise di assegnare i loro nomi a grandi personaggi del mondo dell'industria e dell'artigianato d'Italia, stabilendo di raggruppare nell'area del Policlinico, nel Quartiere Nomentano, i nomi delle Città d'Italia.

Il Portuense nel 1943

Il grande sviluppo della zona avviene dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la costruzione nella piana di Pietra Papa del nuovo quartiere lungo Viale Marconi, che va a collegarsi al nuovo quartiere della Magliana Nuova, cambiano decisamente volto al Quartiere Portuense.
Oggi il Portuense è un quartiere che vede il proprio perno in Viale Marconi, zona ad altissima densità abitativa e con moltissimi negozi. Qui vicino, nell'area che un tempo fu industriale, si è sviluppata una forte attività culturale, ad esempio con il Teatro India e con la Città del Gusto, ed è stato costruito, ma non aperto se non temporaneamente e lasciato alla mercè di bruti, vandali e compagnia, il Ponte della Scienza, passaggio pedonale atto a collegare la zona con l'area dell'Ostiense.

Chiese:

Ponte Marconi
Ponte San Paolo
Ponte della Scienza

Porte:
Porta Portese



Palazzo Giorgioli



Nella Roma tra Ottocento e Novecento, il linguaggio architettonico più usato, ed abusato, fu senza dubbio il neo-cinquecentismo che si radicò soprattutto attraverso gli edifici di Gaetano Koch. Non mancarono però sperimentazioni che rifacendosi “all’antico”, sottilmente, si distaccavano da quel canone dominante, presupponendo un concetto di classicismo che lasciava ampi margini di operatività.
Un caso interessante e sicuramente molto noto ai romani è costituito dal grande casamento ad appartamenti, Palazzo Giorgioli, in via Cavour 96, angolo via di S. Maria Maggiore, nel Rione Monti, ristrutturato ex novo da Carlo Busiri Vici tra il 1883 e il 1888.


L'edificio apparteneva all’appaltatore edile Benedetto Giorgioli e necessitava di modificazioni in occasione dell’allungamento di via Cavour previsto dal piano regolatore del 1883.



Sul prospetto principale l’ispirazione archeologica venne conferita attraverso nove lunghe colonne corinzie che inquadrano le finestre del primo e del secondo piano; la facciata su via di S. Maria Maggiore, assai meno visibile, ebbe invece un minore intervento di “riqualificazione” e proprio a causa del carattere meno rappresentativo della strada venne evitata l’immissione di eccessive decorazioni. È però il virtuosismo della soluzione d’angolo, con l’innesto di due monumentali colonne corinzie quasi a tutto tondo, l’elemento che dona carattere all’intero casamento: si tratta infatti di una trovata che reinventa, con la mediazione di un classicismo tipicamente ottocentesco, il trattamento di una porzione architettonica che di solito a Roma veniva mantenuta liscia. 


Carlo Busiri Vici, professore all’Accademia di Belle Arti ed erede di una influente dinastia di architetti romani, sembra poi indulgere nella citazione classico-archeologica indicando in numeri romani l’anno di costruzione (ANNO DOMINI MDCCCLXXXVIII) e ponendo nel cornicione una frase tratta dal VI libro del De Architectura di Vitruvio: «DIVINA MENS CIVITATEM POPULI ROMANI EGREGIA TEMPERATAQUE REGIONE COLLOCAVIT UT ORBIS TERRARUM IMPERIO POTIRETUR».


Particolare del portone d'ingresso di palazzo Giorgioli


Il versante su Via di Santa Maria Maggiore risulta più spoglio di quello su Via Cavour

Quartiere Ostiense


Il Quartiere Ostiense sorge lungo il primo tratto della Via Ostiense, che collega Porta San Paolo ad Ostia. La Via Ostiense, in origine, partiva dalla Porta Trigemina nelle Mura Serviane, e raggiungeva Ostia.
Lungo questa Via, in Età Romana, sorgeva un cimitero, nel quale, secondo la tradizione, fu sepolto, dopo il martirio, San Paolo. Da quel momento il luogo fu meta di continui pellegrinaggi, e nel 324, sotto l'Imperatore Costantino e sotto Papa Silvestro I, vi fu costruita la prima Basilica di San Paolo. Nel IX Secolo Papa Giovanni VIII fortificò la zona della Basilica: questo insediamento sarà chiamato Giovannipoli, ed è ancora oggi ricordato da una strada della zona. 
Nel 1823 la Basilica fu colpita da un grave incendio, che la portò alla totale ricostruzione, che la porterà ad avere l'aspetto attuale.


La zona dell'odierno Quartiere Ostiense, al di fuori della Basilica di San Paolo, fu un'area principalmente campestre e rurale fino all'inizio del Novecento.
A partire dal 1907, e soprattutto sotto l'impulso del Piano Regolatore del Sanjust del 1909, e dell'amministrazione guidata da Ernesto Nathan, questa zona inizierà a prendere forma come un quartiere industriale: per questa ragione viene infatti inizialmente chiamata "Quartiere dei Gasisti e dei Conciatori", proprio per la presenza inizialmente di questo tipo di industrie. 

Il primo nucleo del Quartiere in una mappa IGM del 1907

Vennero quindi costruiti il nuovo Porto Fluviale, la Centrale Montemartini, il Gazometro ed i Mercati Generali.
Nel 1920, sui Colli di San Paolo, nacque la Borgata Giardino Garbatella, formata da case destinate agli occupati nelle industrie della Via Ostiense, secondo il modello della Città Giardino. Il quartiere è sorto inizialmente intorno a Via Guglielmotti, poi si è espanso negli anni Venti e Trenta con importanti edifici progettati da Innocenzo Sabbatini ed altri architetti.
Nel 1924 l'area di Porta San Paolo divenne il terminale della ferrovia Roma-Lido, inaugurata quell'anno, vi fu costruita infatti la Stazione di testa, mentre nel 1928 venne inaugurata l'Autostrada Roma Ostia, chiamata anche Via del Mare.

Mappa del Quartiere nel 1930

Negli anni a seguire la zona ha avuto ulteriore sviluppo urbano, oggi ancora in corso, soprattutto dopo l'abbandono delle industrie sull'Ostiense e dei Mercati Generali, che hanno portato ad interessanti opere di riconversione degli spazi come la nascita del Museo della Centrale Montemartini.
Alla fine degli anni Trenta il Quartiere venne lambito dalla nuova Via Imperiale, l'odierna Cristoforo Colombo, che ne costituisce il confine orientale, e fu l'asse di espansione dopo la guerra.

L'Ostiense nel 1943

Nel 1950 fu realizzato il Quartiere INA Casa Valco San Paolo, di De Renzi, Muratori, Paniconi e Pediconi. 
Oggi l'area vicino al Gazometro è un punto di riferimento della movida Romana, ricco di locali e luoghi di interesse. La Garbatella, ancora oggi luogo caratteristico e che ha saputo conservare il tessuto sociale storico, è di conseguenza un luogo dalla forte identità, e ricco di scorci ed esercizi commerciali caratteristici. Sorge poi nel quartiere l'Università "Roma Tre", il terzo polo universitario pubblico di Roma, che contribuisce alla frequentazione della zona da parte di giovani e studenti.

Archeologia industriale:
Centrale Montemartini
Gazometro Ostiense
Mercati Generali
Porto Fluviale


Depositi autoferrotranviari:
Ex Deposito ATAC San Paolo, Via Alessandro Severo

Fontane:

Fermate della Metropolitana:
Piramide (Metro B)
Garbatella (Metro B)
Basilica San Paolo (Metro B, Roma-Lido)
Marconi (Metro B)
Ostiense (FR1)
Porta San Paolo (Roma-Lido)

Musei:
Centrale Montemartini
Museo della Via Ostiense

Ponti:
Ponte dell'Industria
Ponte Settimia Spizzichino






Zone, località, toponimi: 

Quartiere Appio-Latino



Il Quartiere Appio-Latino sorge tra la Via Appia Antica e la Via Appia Nuova, ed ospita il primo tratto della Via Latina, ed è per queste ragioni che ha preso il nome, appunto, di Quartiere Appio-Latino.
Il fatto che ospiti dunque un intero versante della Via Appia Antica, ovvero la Regina Viarum, potrebbe rendere quasi superfluo dire che vi sono innumerevoli resti dell'Antica Roma in questo Quartiere. E' infatti nel Quartiere Appio-Latino che, formalmente, si trova il Mausoleo di Cecilia Metella, uno dei simboli dei sepolcri che un tempo costeggiavano l'Appia Antica, così le Catacombe di Pretestato sono un simbolo di come la Via ebbe una grande importanza nelle Comunità Cristiane dei primi Secoli.
La Via Appia Antica aveva origine da Porta Capena, porta delle Mura Serviane situata tra Celio, Palatino ed Aventino, da lì proseguiva fino all'attuale Porta San Sebastiano, raggiungeva quindi Ariccia, il Foro Appio, Anxur (Terracina), Fondi, Itri, Formia, Minturno, Sinuessa (Mondragone) e quindi Capua, da cui poi proseguiva fino a Brindisi.
Non è però questo l'unico luogo di rilievo del Quartiere Appio-Latino: veniamo all'area subito fuori porta Metronia. Porta Metronia, nelle Mura Aureliane, aveva una funzione di posterula, ovvero una porta di minore importanza, più per funzioni di minore utilità che ingresso trionfale a Roma.

L'area del Quartiere Appio-Latino prima dell'urbanizzazione

Fuori da Porta Metronia vi furono principalmente campi, finchè, nel 1910, il Sindaco di Roma Ernesto Nathan fece costruire, a seguito degli sventramenti dell'epoca, la Borgata Metronia, una delle borgate provvisorie, insieme a quella lungo la Via Castrense e quella lungo Via della Ferratella, oggi Via dell'Amba Aradam, per accogliere gli sfollati. 

Il PRG del 1908

Il PRG del 1908 pianificò l'espansione del quartiere, con la progettazione dei maggiori assi viari: Via Magna Grecia, Via Gallia e Piazza Tuscolo, Via Britannia e Via Etruria.
La borgata Metronia rimase intatta fino al 1936-1937, anni in cui i residenti furono mandati nella nuova borgata di Pietralata ed in cui l'Appio Latino stava divenendo un quartiere residenziale.

Una vecchia foto di Via Magna Grecia. Nel luogo dove sorgeva il palazzo del Cinema "Massimo" oggi si trovano i grandi magazzini Coin.

Furono infatti, in quegli anni, costruiti molti villini in questa zona, soprattutto in Via Gallia e Via Latina, mentre da alcuni anni sorgevano, verso l'attuale Via Veio, gli studi cinematografici della Cines, che nel 1935 andarono a fuoco. Sempre nel quartiere, vicino al Ponte della Ranocchia, esistevano anche altri studi cinematografici, come quelli della Caesar Film.
In questa zona sorgevano molte osterie di campagna, prima che arrivasse la speculazione edilizia: vi era quella delle Cave, e quella dei Cessati Spiriti, vicino alla quale fu più avanti costruita la Fonderia Bruni.

Il Quartiere nel 1930

Nell'area sorsero importanti complessi popolari, come il magnifico Complesso ICP Appio I in Piazza Tuscolo, di Camillo Palmerini ed altri edifici pregevoli, come il Palazzo della Tirrenia di Via Sannio.
Con il passare dei decenni, l'urbanizzazione e la speculazione edilizia hanno reso quest'area a densità abitativa sempre maggiore.
Oggi il Quartiere Appio-Latino si presenta diviso in due parti: quella lungo l'Appia Antica, parte del Parco Regionale dell'Appia Antica, è una vasta distesa verde, ricchissima di resti archeologici e collegato così al suggestivo Parco della Caffarella, ed un altra parte, quella che Porta Metronia arriva a Largo dei Colli Albani, a densità abitativa molto alta, completamente urbanizzata,ed estremamente simile ed in continuità con il Quartiere Tuscolano.

Architetture civili:

Catacombe:
Catacombe di Pretestato
Catacombe dei Santi Gordiano ed Epimaco

Chiese:
Sant'Antonio da Padova a Circonvallazione Appia
Santa Caterina da Siena
Domine Quo Vadis
San Giovanni Battista De Rossi
San Giuda Taddeo ai Cessati Spiriti
San Martino I Papa
Natività di Nostro Signore Gesù Cristo
Santissimo Nome di Maria
Ognissanti
Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo 

Palazzi:
Palazzo della Compagnia Tirrenia, Via Sannio

Siti Archeologici:
Mausoleo di Cecilia Metella
Ninfeo di Egeria
Porta Metronia
Antico tratto della Via Latina



Strade scomparse:

Parchi:
Parco Archeologico dell'Appia Antica
Parco della Caffarella

Ville:
Villa Lazzaroni

Quartiere Tuscolano


Il Quartiere Tuscolano sorge lungo il primo tratto della Via Tuscolana, dalla quale prende il nome, esattamente tra la Via Casilina e la Via Appia Nuova. 
All'epoca dell'Antica Roma, in quest'area, sorsero numerosi colombari, come quello di Via Pescara, ad esempio. Sempre in questa zona è esistito, addossato alle Mura Aureliane, il Circo Variano, del quale, nel 1570, presso l'attuale Via Nuoro, fu ritrovato un obelisco ad esso appartenente. 
Nell'area detta dell'Arco di Travertino, invece, sorgono numerose tombe di età Romana. Ma tra i resti di età Romana, in quest'area, giocano un ruolo fondamentale gli Acquedotti, la cui Storia si è rinnovata nei Secoli: essi sono ad esempio ben visibili a Porta Furba, toponimo che deriva, appunto, dalla corruzzione del Latino forma, ovvero acquedotto. Questa porta nacque nel 1585 quando Papa Sisto V, nel costruire l'Acquedotto Felice, decise di costruire questo arco nel punto in cui il nuovo Acquedotto attraversava la Via Tuscolana. Nel 1733, Papa Clemente XIII vi aggiunse una fontana monumentale.

La Via Tuscolana in una foto d'epoca. Sullo sfondo è ben visibile Porta Furba, sulla destra le rotaie del Tram che dalla Stazione Termini raggiungeva i Castelli Romani.

I primi edifici ad essere costruiti, nel 1888, furono quelli lungo l'Appia Nuova, i due palazzi Ronchetti Stradella e palazzo Bonitatibus.
Il PRG del 1908 previde l'urbanizzazione attorno alle nuove Piazza Re di Roma e Piazza di Villa Fiorelli, connesse dalle vie Taranto, Terni e La Spezia.
Nel 1911 iniziò la costruzione del Quartiere dei Tranvieri, lungo Via la Spezia, terminato nel 1914.

Il Tuscolano nel PRG del 1908

Questo tratto di quartiere venne costruito negli anni Venti, con villini di cooperative, e negli anni Trenta a grandi edifici intensivi.
Oltre la ferroviaria le zone di espansione investirono i terreni di Villa Lais, dove i Salesiani costruirono la Basilica di Santa Maria Ausiliatrice.

Il Quartiere Tuscolano nel 1930

Già allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, questa zona era ormai quasi completamente in costruzione. Ma l'ulteriore sviluppo immobiliare del quartiere avvenne quando, nel 1949, fu istituito l'ente INA-Casa, che costruì proprio nel Quartiere Tuscolano uno dei cosiddetti "quartieri INA-Casa".

La discesa della Via Tuscolana all'altezza del Quadraro intorno al 1960

Oggi il Tuscolano è un quartiere dall'alta densità abitativa, ricco di servizi. La parte meno caotica è probabilmente il Quadraro, zona caratteristica nella quale, negli ultimi anni, molti artisti di street art hanno svolto i propri lavori.

Architetture Civili:
Palazzo Bonitatibus

Chiese:

Chiese di altre Confessioni:
Chiesa Cristiana Evangelica Cinese


Monumenti e siti archeologici:
Acquedotto Claudio
Acquedotto Felice
Acquedotto Marcio
Colombario di Via Pescara
Porta Furba

Strade:

Strade scomparse:

Teatri:
Teatro De Rossi 
Teatro Duse
Teatro Furio Camillo
Teatro Golden
Teatro Kopò 
Teatro Roma 
Teatro di Villa Lazzaroni

Zone, località e altri toponimi:
Borghetto degli Angeli
Cecafumo
Quadraro
Tor Pignattara